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Una sola rete in fibra, è il momento di decidere al meglio

di Roberto Sambuco

(alphaspirit - stock.adobe.com)

4' di lettura

Sembra che la questione della Rete unica sia uscita dal dibattito politico e non sia più in cima nell’agenda governativa. Ci sono invece una serie di ragioni che
in questo momento richiederebbero la massima attenzione, anche pubblica, sul tema.

Ragioni industriali e strategiche legate anche
al buon esito di una parte del Pnrr.

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È incontrovertibile che concentrando gli investimenti su un’unica Rete della Fibra si otterrebbero una serie di risultati positivi
di cui i più rilevanti sono:

1) Una copertura più capillare in un tempo di gran lunga inferiore

2) Un forte risparmio di risorse, anche pubbliche.

Se non intervenissimo subito, nei prossimi 3-5 anni si ricreerebbe un digital divide della gigabyte society che escluderebbe numerosi cittadini dal mondo delle opportunità della digitalizzazione.

Abbiamo già visto che quando si tratta di ridurre divari
digitali, più si induce il mercato ad intervenire tanto più velocemente si colma il gap.

Positivo che il Ministro Colao, vista la recente esperienza
sulle aree bianche, abbia deciso di evitare il regime della concessione e sia tornato al modello ad incentivo positivamente sperimentato in precedenza.

Non dimentichiamo però che le Partnership Pubblico-Private, elemento centrale della strategia europea per il Pnrr, hanno come principio di base quello di attivare al massimo le potenzialità del mercato nella spesa dei fondi pubblici.

Anche i fondi del Pnrr non piovono dal cielo e, come ogni euro pubblico, devono essere spesi con grande senso di responsabilità, minimizzando l’intervento statale.

Vediamo perché sulla rete in fibra il mercato sarebbe pronto a fare la sua parte.

Innanzitutto, è incontrovertibile che
una Rete sulla quale convergessero tutti gli investimenti, eliminando le incertezze sui risultati finali in termini di clienti e di ritorno sugli investimenti, minimizzerebbe automaticamente le aree a fallimento
di mercato e, di conseguenza, la necessità di incentivi pubblici necessari a coprirle.

Di recente poi – e questa è la novità più importante che cambia radicalmente il quadro – a favorire la possibilità della rete unica è il veloce e profondo cambiamento avuto tra gli azionisti delle società che ne sono protagoniste. Il mercato infatti ha agito
in modo spontaneo ed efficace, permettendo l’ingresso
di due tra i più grandi e affidabili fondi internazionali: KKR
e Macquarie hanno investito nella rete in fibra rispettivamente
di Tim ed Open Fiber.

L’ingresso dei fondi crea le condizioni migliori possibili per negoziare positivamente la fusione delle due società. Sono infatti due soggetti legati a logiche di mercato e molto razionali. Il loro obiettivo è massimizzare il profitto e per farlo le aziende devono essere gestite al meglio, ottenendo gli obiettivi prefissati, massimizzando la copertura del territorio ed i clienti, col minor rischio possibile. Hanno investito risorse significative nelle due aziende valorizzando e finanziando i rispettivi piani di sviluppo: unire Fibercop ed Open Fiber aumenterebbe le possibilità di ottenere risultati più favorevoli, con maggiori certezze, in un periodo più breve. Si otterrebbero rilevanti sinergie operative, finanziarie e commerciali, un’adeguata scala dimensionale, maggiore efficienza e capacità industriale. Ed anche una capacità di aggregazione internazionale.

La disponibilità di tali fondi nell’investire ulteriormente e nel far convergere gli investimenti creando un unico operatore wholesale della fibra è un fatto naturale e potrebbe provocare una forte spinta per la fusione che andrebbe sfruttata.

Lo stesso può ragionevolmente affermarsi per gli altri azionisti privati di Tim e di chi detiene le sue azioni: un’operazione che comportasse una così considerevole creazione di valore non potrà che avere la loro benevolenza.

Tutte considerazioni che valgono anche per la parte pubblica, indirettamente presente in entrambe le aziende tramite Cdp, che si trova in una situazione complessa essendo esposta su entrambi i fronti.

Cdp con i suoi investimenti nelle due società ha supportato
lo sviluppo di asset strategici per lo Stato quale la rete ultra veloce e la difesa dell’incumbent col suo portato di peso industriale e strategico.

Si tratta di diverse azioni, partite nel 2016, positive e che meritano rispetto ma che ora vanno indirizzate. Cdp ha la necessità di trovare una soluzione che contemperi le esigenze degli azionisti, del mercato e soprattutto l’interesse dell’Italia di avere la rete in fibra migliore e nel minore tempo possibile. È indubbio che serva agire con decisione ora, altrimenti lo sforzo fatto sarà vano e nemmeno le risorse del Recovery Fund potranno risolvere definitivamente il problema. Due reti costruite in parallelo, oltre a duplicare le spese, insisteranno come detto nelle aree redditizie lasciando nel tempo aree del Paese in digital divide, allungando i tempi e aumentando la spesa pubblica.

Con la Rete unica si creerebbe un tale valore per tutti gli stakeholders che se misurassimo pragmaticamente i vantaggi,
con onestà intellettuale e senza preconcetti, si capirebbe
che non potranno essere questioni di governance o di presenza nel capitale dell’operatore unico wholesale della fibra a condizionare o fermare un’operazione cosi importante.

Nessuno dovrebbe porre veti su una tale operazione
o condizioni capestro.

La stella polare dovrà essere un assetto della società di assoluta garanzia per la libera concorrenza e per tutti gli operatori. Dunque, lasciamoci alle spalle sia il laissez-faire che un interventismo pubblico esasperato. Sarebbero un errore prima che un peccato. Si lascino dialogare le aziende e i loro azionisti,
si agisca con coraggio e fiducia nell’interesse generale e nel mercato che, mai come questa volta, appaiono così allineati
e convergenti su un obiettivo possibile come lo sviluppo di una Rete in fibra unica. Ora o mai più.

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