Verso il semestre bianco

Una stagione delicata che metterà alla prova la maturità dei partiti

Dal 3 agosto il Capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere. Un periodo che le forze politiche potrebbe sfruttare per ricostruire la popolarità tra gli elettori

di Francesco Clementi

Compleanno di fine settennato per Sergio Mattarella

4' di lettura

Mancano ormai pochi giorni al 3 agosto, la data a partire dalla quale il Capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere, entrando il calendario politico-istituzionale in quel periodo di sei mesi – il cosiddetto semestre bianco – che segna il percorso verso la scadenza naturale del mandato presidenziale. Si tratta di un tempo che la Costituzione, ai sensi del comma 2 dell’art. 88, mira a “neutralizzare”, con l’intento di evitare che il Capo dello Stato – come si ebbe a dire durante i lavori dell’Assemblea costituente – abbia «la possibilità di fare un piccolo colpo di Stato legale, e cioè potrebbe sciogliere le Camere per avere prorogati i poteri e avvalersi di questo potere prorogato per influenzare le nuove elezioni… o per avere nuove Camere che potrebbero essere a lui più favorevoli».

La perdita del potere di scioglimento

A breve dunque il Capo dello Stato perderà uno dei poteri - forse il più importante - che la Costituzione gli affida, quello appunto di sciogliere le Camere o anche semplicemente di minacciare di poterlo fare: che non è poco per un sistema politico-partitico da sempre molto vivace e che, allo stesso modo – a parte i due Governi Prodi – da sempre si articola intorno a crisi governative di tipo extra-parlamentare, libere cioè da ogni forma di responsabilità pubblica di sfiducia al governo per il tramite di un voto palese in Parlamento, essendo i partiti molto abili a evitare la stenografica certificazione delle loro volontà.

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Fase eccezionale

Tuttavia questo semestre bianco diviene oggi ancor più delicato rispetto a quello dei precedenti settennati. In primo luogo, questo periodo cade in un contesto politico-istituzionale di tipo eccezionale, essendo caratterizzato, come noto, dal Governo Draghi e dalla formula politica di unità nazionale che lo sostiene; un governo nato non a caso per «fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria», come ebbe a spiegare lo stesso Presidente Mattarella nel discorso agli Italiani a fine consultazioni del 2 febbraio 2021.

I rischi dello scontro politico

Eppure, proprio questa situazione politica così complessa e difficile, potrebbe rischiare di rovesciare i termini della natura costituzionale del semestre bianco. Questo infatti si potrebbe trasformare, da un periodo voluto dal Costituente a protezione del Parlamento e delle sue prerogative, contro ogni forma di instabilità in ragione di potenziali “derive autoritarie” del Presidente in uscita, in un periodo nel quale ci si potrebbe trovare di fronte – complice la natura eccezionale della formula politica di maggioranza di governo, quella di un sistema dei partiti in pesante ristrutturazione interna ed esterna, e di fibrillazioni politiche derivanti da una campagna elettorale amministrativa che s’annuncia già in sé molto importante – a un confronto politico, tra i partiti, senza sconti: duro, intenso, violento come solo le fasi di crisi evidenziano. Uno scontro che, inevitabilmente, avrebbe come terreno di elezione un potenziale slabbramento – se non un vero e proprio disfacimento – della larga e ibrida maggioranza politica che sostiene il governo Draghi.

Governo Draghi e fondi del Next Generation Eu

Si tratterebbe, evidentemente, di una situazione che non potremmo permetterci non soltanto per il Paese e per tutti gli Italiani che hanno vissuto questo tempo complesso nell’incertezza prima di una ripresa sanitaria e poi di una economica, ma lo sarebbe anche per lo stesso Governo Draghi, che – ricordiamolo – è scudo e garanzia dell’attuazione, prima che dell’erogazione, dei fondi del Next Generation Eu, in ragione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che è stato presentato e approvato dalla stessa Unione europea. Far cadere Draghi, insomma, vorrebbe dire perdere ogni credibilità.

Le bandierine dei partiti

A oggi tuttavia i partiti politici non hanno dato chiari segni di non voler approfittare dell’affievolimento dei poteri presidenziali riguardo allo scioglimento. Anzi, ogni giorno fanno risuonare le loro trombe e piantano le loro bandierine come se fossero in procinto di dar battaglia in un rotear di sciabole che, già in sé, produce inevitabilmente degli effetti, innanzitutto sui mercati finanziari. Ecco perché questo semestre deve essere vissuto diversamente, mostrando sin dal 3 agosto che nulla accadrà al Governo Draghi e alla sua maggioranza politica.

La rieleggibilità

In secondo luogo lo stesso Presidente Mattarella è ben consapevole della natura e delle funzioni costituzionali di questo periodo, al punto tale da lasciar intendere, già lo scorso 2 febbraio, semplicemente riprendendo alcuni passaggi del primo e noto messaggio alle Camere del 16 settembre 1963 del Presidente Segni in occasione dei 130 anni dalla sua nascita, quale fosse il suo pensiero sul punto: ossia la necessità costituzionale di introdurre il divieto di rieleggibilità del Capo dello Stato e di abrogare la previsione del semestre bianco.

Gli altri poteri del Quirinale

Detto ciò, è ben evidente tuttavia che se il gioco politico si facesse duro, con i partiti che fossero disposti a mettere a rischio il governo Draghi e quanto già adottato per combattere la pandemia e rafforzare la crescita economica del Paese, sarebbe ben strano che il Presidente della Repubblica rimanesse con le mani in mano a guardare la nostra auto-distruzione. Così non soltanto potrebbe utilizzare i potenti strumenti ancora a sua disposizione (da quello di esternazione pubblica al Paese a un messaggio ufficiale alle Camere), ma nulla potrebbe impedirgli, ad esempio, di dimettersi molto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale, costringendo così le forze politiche a un’elezione anticipata dentro un clima politico rovente, che porterebbe inevitabilmente il suo successore a invocare quanto prima il ritorno alle urne. E di lì non sarebbe poi così difficile identificare – e far identificare agli elettori – chi avesse avuto il coraggio di distruggere quello che, faticosamente, si stava costruendo tutti assieme.

Motore di riserva

In questo senso, sebbene il semestre bianco sia un unicum nel panorama delle democrazie stabilizzate, il Presidente continua a conservare quella forza di motore di riserva, a tutela dell’ordinamento e del Paese, che la Costituzione affida in pieno al ruolo di Capo dello Stato: fatto che va tenuto bene a mente.

Infine, questo semestre bianco ha in dote un dono inaspettato, non ancora ben capito, ossia la popolarità del Governo Draghi. Per la prima volta in questo contesto infatti, questa potrebbe essere usata dai partiti politici per cercare di competere per ricavare i possibili dividendi dalla loro scelta di stare in maggioranza, e non al contrario invece per piantare bandierine che, indebolendo il governo, andrebbero a segare il ramo dove siedono.

Insomma, c’è un tempo e un tempo. E questo semestre, più che d’attesa o di tregua forzata, è un semestre d’oro per ricostruire la popolarità della politica tra gli elettori. Sempre che - s’intende - la politica lo capisca.

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