IN LIBRERIA E NEL GUARDAROBA

Una storia della moda è anche una storia dell'eros, e racconta l'evoluzione femminile

Dal naturale all'artificiale, dalle lussuose femme fatale di fine Ottocento al fetish contemporaneo: ci sono abiti da guardare e abiti da leggere

di Daniela Baroncini

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Dal naturale all'artificiale, dalle lussuose femme fatale di fine Ottocento al fetish contemporaneo: ci sono abiti da guardare e abiti da leggere


3' di lettura

Esiste un guardaroba dell'eros? Qual è il percorso che la seduzione compie intrecciando la sua storia di eroine e femme fatale alle trame della moda? Risponde a queste domande Daniela Baroncini, docente di Letteratura italiana contemporanea nell'Università di Bologna, coordinatrice del corso di laurea in “Culture e pratiche della moda” e firma di How to Spend it. Ci sono saggi che si leggono come romanzi ed è così per questa impetuosa immersione negli anni della Belle Epoque, che si trasforma in un viaggio audace che parte da Circe per arrivare fino a Lolita.

Ne pubblichiamo un estratto dal libro a cura di Sofia Gnoli, edito da Electa: Ephimera, Dialoghi sulla moda, un volume nato dal ciclo di conversazioni che si è tenuto al Parco archeologico del Colosseo, nella Curia Iulia, volto a esplorare una molteplicità di punti di vista, dall'arte al cinema, dalla fotografia alla semiotica.

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«L'intreccio di moda ed erotismo si manifesta nell'atmosfera sensuale e decadente del romanzo fin-de-siècle, quando inizia l'era dell'artificiale e si assiste alla nascita di un nuovo tipo femminile, vale a dire la femme fatale, la donna come corpo, lusso, piacere, una sorta di maga e ammaliatrice che riprende le caratteristiche degli archetipi mitologici – da Circe a Medusa, da Lilith a Salomè –, dominando l'immaginario letterario e artistico di questo periodo.

Ephimera, Dialoghi sulla moda, a cura di Sofia Gnoli (Electa)

La nuova icona della bellezza seducente, spesso declinata nelle varianti della perversione e della crudeltà, si sostituisce a quella della femme ange, la donna angelicata, madre e moglie casta, determinando un'evoluzione fondamentale della femminilità, una vera e propria mutazione antropologica contraddistinta da costumi libertini e da un nuovo potere sugli uomini, esercitato attraverso gli artifici del piacere: abiti, pellicce, accessori, acconciature, trucco, profumi, che rendono sublime la dissolutezza delle seduttrici fatali. La femme fatale seduce in maniera pericolosa, talvolta diabolica, è l'incantatrice, la sirena, la maga, la dominatrice, l'allumeuse, ovvero l'incendiatrice dei sensi. Si tratta di una figura mitica che ritorna nella modernità, tra letteratura, arte e moda, diffondendosi nell'immaginario estetizzante e decadente di fine secolo a rappresentare la conquista di una nuova libertà, e nel contempo la trasformazione dei costumi sessuali femminili, agli albori dell'emancipazione. (…)

La donna fatale è soprattutto elegante, sofisticata, raffinata, in quanto incarnazione di un tipo di bellezza tutt'altro che naturale. Il suo fascino gioca costantemente con l'artificiale, usando abiti, cosmetici, gioielli, biancheria intima, accessori, calzature, acconciature e profumi come armi di seduzione. Si costituisce così un legame inscindibile tra donna, moda ed erotismo, fenomeno centrale della modernità e dell'era artificiale: è il trionfo del sex appeal dell'inorganico, come scriveva Walter Benjamin, che diventa in certi casi feticismo degli abiti o delle calzature, a partire da Restif de la Bretonne, celebre per le opere dedicate al fascino del piede, tanto da avere dato il nome a questo particolare genere di feticismo, detto precisamente “retifismo”. (…)

Il primo grande interprete dell'erotismo degli abiti e degli accessori come ornamento necessario del corpo femminile è Charles Baudelaire, anticipatore del culto dell'artificiale e dell'idea della moda come distillazione del poetico dal quotidiano, dell'eterno dall'effimero, nonché teorico del dandy e della femme fatale, che attraverso la bellezza sublimata degli abiti e dei cosmetici diventano le divinità dei tempi moderni. (…)

Il passaggio dalla femme fatale alla donna novecentesca, ambigua, enigmatica e inafferrabile, è segnato dalle protagoniste di Moravia, caratterizzate da corpi disarmonici e da una bellezza anomala che non seduce più con abiti lussuosi. Ma lo scrittore continua a osservare con occhio di voyeur le stanze femminili, le toilette, gli armadi, alla ricerca di quel piacere sensuale dell'inorganico che solo la moda sa creare, tra corpo e abiti, tra incanti e disincanti, tra poetico e quotidiano, nel paradiso artificiale della voluttà dove l'erotismo si congiunge inscindibilmente all'abito, ai cosmetici e agli accessori, manifestandosi come sex appeal dell'inorganico. E così, dalle femme fatale lussuose e lussuriose di fine Ottocento, si arriva al trionfo attuale del fetish, sul quale la moda crea variazioni molteplici (…)».

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