La formula

«Una strada nuova per il Sud che crede nell’economia civile»

di Francesco Izzo

3' di lettura

Manuela va in montagna. Con tre soci ha fondato da poco a Campotenese, sul versante calabro del Pollino, la Catasta, un’impresa sociale nata per promuovere la conoscenza delle risorse naturali, culturali, umane di uno dei parchi nazionali più belli d’Italia e così stimolare l’economia calabrese. Agisce come un hub che mette insieme tante piccole organizzazioni che operano nel turismo esperienziale: dal trekking al rafting, dalla musica jazz alle osterie.

Nella magnifica sede che l’architetto Mario Cucinella ha realizzato per il Parco, c’è perfino una libreria, insieme a una bottega di sapori per chi il Pollino desidera portarselo a casa. È a pochi passi dalla ciclovia dei Parchi della Calabria, che si è appena aggiudicata il premio come migliore percorso di cicloturismo in Italia.

Loading...

Miriam, invece, ogni giorno, scende sotto terra. È una socia della Paranza, l’impresa sociale fondata nel 2006 che ha riaperto e fatto conoscere nel mondo le catacombe di San Gennaro a Napoli, una delle meraviglie nascoste della città. Era visitata da pochi, ora è in cima ai suggerimenti di TripAdivsor, affollata da oltre 160 mila persone all’anno, desiderose non solo di immergersi in un frammento di storia millenaria, ma di farsi raccontare dalle giovani guide come è accaduto che un quartiere ferito come il Rione Sanità potesse rinascere, rigenerarsi, restituire fiducia a chi ci vive.

Miriam e Manuela, la Paranza e la Catasta, come tante imprese sociali del Mezzogiorno, hanno compreso che la ricostruzione delle relazioni in una comunità, lo sviluppo di capitale sociale – come da anni hanno spiegato Giuseppe De Rita e Carlo Borgomeo – devono precedere e non seguire la crescita economica.

In territori feriti, lacerati, dimenticati dalla politica, con il marchio della “cattiva reputazione”, ricucire i legami e restituire il senso di appartenenza non è una conseguenza, ma il prerequisito di una strategia sostenibile che possa avere successo e durare nel tempo.

Sono imprese sociali di seconda generazione. Compiono un esercizio difficile. Il ricongiungimento “familiare” fra territori, quasi sempre fragili, e comunità, a volte smarrite, ma ancora orgogliose di abitarli.

Hanno scelto la forma dell'impresa e quindi sanno che l’equilibrio economico è indispensabile, ma la motivazione imprenditoriale non è il profitto, ma la crescita di valore sociale, il benessere della comunità, la creazione di lavoro.

A Catania, dove le Officine Culturali ti accompagnano alla scoperta del Monastero dei Benedettini, oppure fra Aversa e Sessa Aurunca, dove la Nuova Cooperazione Organizzata (NCO, un nome che suona come uno sberleffo alla camorra) produce un magnifico Asprinio in un vecchio manicomio (Vitematta è l'etichetta) e indimenticabili conserve di ortaggi lavorando in terreni confiscati. Nel Salento dell’agricoltura solidale di Filo d’Olio o a Palermo, dove i biscotti di Cotti in Fragranza insegnano un modo differente di campare la vita agli ospiti del carcere minorile o dove la Sartoria Sociale suggerisce di seguire la moda dell'abbigliamento etico.

Cominciano a essere tante le imprese sociali al Sud e, per fortuna, si moltiplicano. A guidarle sono giovani donne e giovani uomini che hanno girato il mondo, per studiare e lavorare, e ora hanno il desiderio di tornare. Formano quel flusso di capitale umano che Vito Teti ha battezzato “ritornanza” e che irrobustisce di competenze, di contatti, di esperienze chi invece da quelle terre, da quei borghi del Mezzogiorno di dentro, da quelle periferie urbane, non è mai andato via.

Fanno rete e credono nella forza dei legami, nel contagio dell’energia positiva. Si sono affrancati dalla politica, non li trovi in attesa davanti alla porta dell'assessore di turno per conquistarsene i favori. Sono laboratori che sperimentano in vivo innovazione sociale e forme inedite di collaborazione fra pubblico e privato. Guardano al mercato, anche quelli più distanti, nella consapevolezza che a contare non sono i chilometri, ma la prossimità relazionale con chi crede negli stessi valori: il turismo responsabile, il consumo critico, l’agricoltura solidale. Che consentono a chi visita le catacombe della Sanità o percorre un sentiero del Pollino, a chi indossa un vestito a cui è stata data una seconda vita o a chi assaggia i frutti di un terreno abbandonato o confiscato alla mafia, di sentirsi parte, con quel gesto, con quella scelta, di una comunità più grande.

È una strada nuova per quel Mezzogiorno che intende praticare la lezione antica dell'economia civile. Una sfida difficile, soprattutto nelle aree interne, ma con una ricompensa altissima. Come cavare dall’osso la polpa.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti