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Una strategia per vincere le elezioni c’è: eccola

Appello ai politici: risparmiateci i tweet impazziti delle ultime giornate, non è così che convincerete gli italiani. Iniziate invece a parlare dei valori fondanti

di Riccardo Pirrone *

(Shutterstock)

4' di lettura

C'è ancora tempo per vincere le elezioni?
Esiste una strategia pubblicitaria last minute per influenzare gli elettori? C’è tempo per convincere gli italiani, che se ne stanno sdraiati sui lettini delle spiagge, a votare, ma soprattutto a fargli capire quale partito scegliere? A quanto pare sì. Circa il 30% degli elettori decide nell'ultima settimana chi votare e circa il 10% (secondo dati tratti dal libro di Ilvo Diamanti “Un salto nel voto”) decide proprio dentro le cabine elettorali, con la gocciolina di sudore sulla fronte e la matita in mano. Quindi, politici, risparmiateci i vostri tweet impazziti delle ultime giornate. Ho visto alcuni postare foto e video ogni 10 minuti come i peggiori bot di Instagram dell’ultima influencer morta di fama. Non è così che convincerete gli italiani, perché il problema è che ormai nessuno si fida di voi.

Secondo gli ultimi dati Istat (Report del 16 maggio 2022), una persona su quattro ha completa sfiducia nella politica, mentre almeno una su due assegna scarsi livelli di fiducia ai partiti politici. Proprio per questo si prevede un tasso di astensionismo intorno al 50 per cento. Alcuni si astengono per problemi di mobilità, altri perché sono fuori sede. Ma oltre all’astensionismo involontario c’è anche quello volontario. Tra l’elettorato c’è chi non vota per protesta - con il motto «tanto ve magnate tutto!» - ed è tra il 15% e il 20% e poi ci sono gli indifferenti con il motto: «Tanto so’ tutti uguali!», che oscillano tra il 10% e il 15 per cento.

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Ma se nessuno si fida più di nessuno, se molti protestano, ma non votano più, che strategia possiamo attuare per convincere gli italiani a ritrovare la fiducia e tornare alle urne? No, caro vecchio politico di sinistra che stai leggendo, TikTok non è la soluzione. Possiamo ad esempio ricominciare a parlare di onestà e di tagli agli stipendi dei politici, ma non erano già stati tagliati?

Oppure, possiamo fare terrorismo mediatico a caso, inventando problemi e alimentando odio, in modo che la gente abbia paura e poi proporre una soluzione al problema che in realtà non esiste. No, carissimo politico di destra che stai leggendo, non mi sto riferendo a te. Parlo in generale. Oppure, possiamo cantare la solita filastrocca che comincia con «meno tasse per tutti», ma che finisce con «non ci sono le coperture». O ancora, possiamo fare le classifiche in base alla carta d’identità, prima gli italiani, poi i tedeschi, poi gli spagnoli fino ad arrivare ai nigeriani. Siamo sicuri che tutto quello che ha funzionato fino a oggi ha ancora una certa influenza sull'italiano medio post-covid?

Oggi l’elettorato è più fluido, con buona pace della Teoria Gender, e non vota per appartenenza, ma secondo i bisogni e gli umori del momento, ed è disposto a togliere o a dare consenso anche solo per dispetto. In pratica, i partiti e le persone che li rappresentano sono solo un mezzo di comunicazione in un contesto più ampio, contano i bisogni e i contenuti, ma anche la modalità con cui vengono espressi. Sarebbe bello e allo stesso tempo inaspettato sentire qualcuno in uno slancio di onestà dire: «Siamo qui per fare quello che hanno fatto i nostri predecessori, sì, faremo i nostri interessi personali e sì, saremo economicamente sistemati a vita, ma almeno ve lo diciamo prima. In ogni caso, tranquilli, faremo anche qualcosa per voi. Votateci!». Ma anche in questo caso mancherebbe il contenuto.

Forse dobbiamo iniziare a far uscire gli argomenti di vitale importanza e i valori fondanti. Poi, nascondere gli esponenti politici che si sono dimostrati sempre più inadatti e molte volte dannosi per la propaganda stessa, oltre che per il paese. Per questo baserei tutta la campagna elettorale solo su un valore: l’uguaglianza. L'uguaglianza sarà la matrice di tutte le riforme, ma anche la sorgente delle soluzioni sociali, politiche ed economiche del nostro paese.Tutte le leggi saranno fatte basandosi su questo valore, che è contrapposto alla discriminazione, alla sperequazione e allo squilibrio sociale. E quindi, possiamo aiutare gli ultimi, perché non sono uguali ai primi. Possiamo aiutare gli anziani perché non sono più giovani, ma dobbiamo anche permettere ai giovani di realizzarsi nel lavoro e di farsi una famiglia, di qualsiasi tipo essa sia, perché, torniamo al solito discorso: siamo tutti uguali. Possiamo portare avanti politiche green, rendendo l'uso di energie alternative più economico rispetto a quelle inquinanti. In questo modo, potremo tutti, indistintamente, contribuire a salvarci la pelle. Perché, lo ricordo, anche se la pelle è di colore diverso, sotto sotto siamo tutti uguali.

Possiamo stabilire una concorrenza paritaria e delle gare d'appalto eque tra tutti: farmacisti, tassisti e stabilimenti balneari, anche solo per far riposare un po’ la Lucarelli. Possiamo anche lavorare per ridurre e poi eliminare il divario salariale tra uomini e donne, attivando contemporaneamente politiche di educazione e di sicurezza per salvare le donne dai femminicidi e la comunità LGBTQI+ dall’omolesbobitransfobia. Dobbiamo avere tutti la stessa possibilità di vivere, giusto? Possiamo aumentare le borse di studio per ragazzi e ragazze provenienti da famiglie meno abbienti, permettendo loro di proseguire gli studi fino alla laurea e oltre. Perché solo dove c'è cultura c'è uguaglianza. A oggi, occorrerebbero circa 120 anni per arrivare a una piena parità. Sarebbe il caso di iniziare, prima o poi. Facciamolo il 25 settembre. Anche se «tanto fanno tutti schifo».

* Pubblicitario & Social Media strategist


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