Interventi

Una svolta importante per le società negli Emirati

di Giorgio Giorgi


3' di lettura

Il Ministero dell'Economia degli Emirati Arabi Uniti, ha comunicato in questi giorni di avere come obiettivo la crescita da 300.000 a un milione di società basate nello Stato nei prossimi dieci anni, conseguendo il risultato di consolidare l’hub economico finanziario emiratino come uno dei “nodi” del mondo.
Non si tratta, nell’intenzione Emiratina, di costituire “paper companies” (gli emirati sono stati rimossi dalla “non cooperative list” della UE sin dal 26 gennaio 2018) ma di consolidare un ruolo e una funzione economica nel commercio internazionale.
La legislazione Emiratina aveva già una vasta e aggiornata legislazione internazionale per la costituzione e la gestione di società con ruoli “anfibi”, cioè le free zone companies, da costituire in una delle 40 free zones Emiratine, piuttosto che le offshore companies costituibili solo nelle 3 giurisdizioni previste negli emirati di Dubai, Rak e Ajman.
La riforma era stata preannunciata dallo Sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum il 20 maggio 2018 e ha comportato un vasto processo di consultazione che ragionevolmente ha interessato più le liste di settori regolati (in base alla Foreign Direct Investment Law - Federal Decree-Law n. 19 del 2018, “FDI Law”) che l’innovazione legislativa ampiamente ispirata all’adozione dei migliori strumenti della Company Law internazionale.
A tal fine è stata adottata, con riguardo alle società “onshore” una vasta riforma societaria (il Federal Decree Law n. 26 /2020, promulgato dal Presidente Emiratino Sheick Khalifa bin Zayed Al Nahyan) che dal 2 gennaio 2021 è entrato in vigore per le newco mentre le società già costituite dovranno adeguarsi dal 2 gennaio 2022.
La novella più rilevante consiste proprio nell’abolizione del requisito che obbligava la detenzione del 51 % del capitale sociale in capo a un cittadino o un’entità di nazionalità emiratina.
Rimosso questo vincolo di principio rimane la ragionevole previsione legale che l’autorità non consenta la maggioranza azionaria straniera laddove sia previsto un impatto rilevante (definito nella Legge “strategic impact”) sugli interessi nazionali.
Sarà interessante vedere quanto la lista dei settori “strategic impact” si sovrapporrà alla vecchia lista denominata “negative list” che compendiava i settori la cui previsione statuiva il 100% di azionariato emiratino, liberando così al possesso 100% straniero società “onshore” operative in quanti più settori classificandi nella “Positive List”.
Due ulteriori modifiche relative agli aspetti del rilievo della cittadinanza risiedono nella rimozione dell’obbligo di nazionalità emiratina per la presidenza e per la maggioranza dei membri del board delle JV societarie (PJSC) ed è venuto meno anche l’obbligo della nomina di un cittadino emiratino quale “agente” delle società registrate “onshore
Altre novità riguardano la governance societaria: a) si avvicinano gli standards delle LLCs (le società maggiormente “private”) agli standards delle società maggiori; b) si prevedono nuove garanzie per le minoranze e a favore della trasparenza della gestione societaria in relazione alla convocazione delle riunioni del board e delle assemblee; c) si prevede l’utilizzo delle moderne tecniche di comunicazione per la convocazione e la tenuta delle riunioni.
I maggiori punti di modernizzazione sono: a) le previsioni di procedure giudiziali per le situazioni “pre-distressed”; b) l’estensione ai manager, nelle entità PJSC, delle responsabilità proprie degli amministratori; c) una vasta modernizzazione delle previsioni di gestione delle PJSC che introduce norme in materia di danno da prospetto, operazioni con parti correlate, operazioni sulle riserve di bilancio, diritti di reclamo giudiziale per un singolo azionista contro movimenti societari che possano portare perdite direttamente alla società; d) una più precisa regolazione dei conflitti di interesse potenziale con i revisori; e) la modifica del lock up period per i soci fondatori delle JV.
In conclusione non vi è dubbio che la riforma societaria faccia il paio con l’oramai definitivo accesso degli Emirati nelle white lists finanziarie e societarie più pregiate ed è abbastanza evidente che gli Emirati stiano guardando le evoluzioni degli altri Paesi del Golfo (the GCC, Gulf Cooperation Council di cui gli Emirati sono parte con Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman e Bahrein), stabilendo degli standard avanzati in quel tipo di competizione (la cd. Competition between Legal Orders) che fonda le decisioni di investimento da parte degli investitori internazionali, considerando che nel 2019 gli Emirati erano al 25 posto (primi tra i Paesi GCC) nel ranking della Competitità Globale per Paesi dove l’Italia è al 30° posto.

Responsabile divisione private equity e internationals Studio Martinez&Novebaci

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