Ritardi infrastrutturali e culturali

Una visione condivisa sulla digitalizzazione di aziende e Pa

di Alfonso Fuggetta

(sdecoret - Fotolia)

3' di lettura

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il Desi (Digital economy and society index) 2021 e l’Italia per la prima volta non è tra le ultimissime posizioni della classifica, figurando ora al 20esimo posto. Alla luce di questo risultato, si sono letti toni trionfalistici quando, in realtà, esaminando i dati con attenzione, ci si accorge che la situazione continua a rimanere critica. In questi ultimi anni l’Italia è cresciuta poco e in linea con gli altri Paesi europei, non riuscendo a modificare la curva di crescita per poter riconquistare posti nella classifica. Il problema più grande da affrontare è sicuramente la mancanza di tempo, di competenze e di governance, non di risorse economiche: dovremmo attuare un cambiamento strutturale e veloce, ma non riusciamo a farlo. Questa incapacità deriva da un’analisi dei problemi insufficiente e, conseguentemente, dalla definizione e adozione di misure che non fanno tesoro di quanto abbiamo appreso negli anni scorsi e non colgono l’essenza dei problemi. Senza voler essere pessimisti, sappiamo bene che se continueremo a fare gli errori del passato o a non considerare i problemi di fondo che viviamo, è illusorio pensare che qualcosa possa realmente cambiare.

Esaminando i singoli indicatori dell’indice europeo, l’unica svolta in positivo nel tempo è costituita dalla crescita del livello di connettività, in concomitanza con l’ingresso sul mercato di OpenFiber, anche se, come sottolinea lo stesso report, nel corso dell’ultimo anno l’effetto di spinta si è affievolito tanto da veder scendere l’Italia nel 2021 dalla 17esima alla 23esima posizione. Il Pnrr prevede ingenti somme per rilanciare il processo di infrastrutturazione (fisso e mobile) ed è vitale che le misure che verranno varate siano in grado di garantire il completamento dei programmi di investimento in tempi rapidi (l’auspicio è che non si vada oltre i 2 anni) e il raggiungimento di un assetto di mercato aperto e competitivo, a garanzia dei consumatori e delle imprese.

Loading...

Sul fronte digitalizzazione delle imprese si è registrata una spinta all’adozione di tecnologie e servizi digitali. Tuttavia, la situazione non è rosea, in particolare nelle piccole, medie e microimprese, dove persistono ritardi e mancanza di consapevolezza della centralità del tema. Peraltro, il Pnrr prevede misure che si fondano ancora sull’illusione che la trasformazione digitale possa avvenire finanziando l’offerta di innovazione, quando servirebbe identificare driver di mercato e incentivi alla domanda di innovazione che spingano le imprese ad avviare e accelerare i propri processi di cambiamento.

Non va meglio per la Pubblica amministrazione: sui servizi digitali pubblici siamo fermi a Spid, fatturazione elettronica e Anpr, tre progetti rilanciati nel 2013 dall’allora Commissario Francesco Caio. Rispetto a queste iniziative, poco o nulla si è fatto di strutturale, specialmente sul tema decisivo della integrazione dei backend: qualche incerto annuncio senza alcuna conseguenza concreta. Anzi, ci siamo concentrati su progetti come Italia Login (e sue evoluzioni) e i sistemi di pagamento che agiscono sul lato frontend. È vitale ora porre il tema dell’interoperabilità in cima alle priorità del Pnrr, sia dal punto di vista del processo di governance da creare tra le amministrazioni pubbliche centrali e locali, sia dal punto di vista tecnico-organizzativo, anche alla luce dell’avvio dell’iniziativa GaiaX, che prevede la creazione di mercati per la condivisione di prodotti digitali B2b (Api, data asset, ontologie, servizi cloud infrastrutturali…). Inoltre, è vitale consolidare un modello strutturale e organico che permetta l’integrazione tra Pa e soggetti privati.

Ultima questione aperta – non per importanza – quella delle competenze digitali per le quali l’Italia, secondo il rapporto, è «significativamente in ritardo rispetto ad altri Stati Ue», pur passando dall’ultima posizione del 2020 alla terzultima del 2021. Cosa possiamo fare su questo fronte? Tanto si è parlato del tema, ma poco si è mosso, sia nel pubblico che nel privato. Non si è riusciti a fare quel salto di qualità che servirebbe come spinta alla trasformazione digitale del Paese e ciò è ancora più critico, visto che i tempi necessari a ottenere risultati significativi non sono brevi. Servono risorse ed è vitale agire presto. Ma ancora più importante è avere una visione chiara e condivisa che permetta di declinare misure in grado di incidere sugli snodi critici del Paese.

Ceo e Direttore Scientifico Cefriel

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti