L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA

«Una visione per il Paese»: da Bergamo un richiamo per contrastare il declino

Produzione ed export (per la prima volta dopo 23 trimestri) in calo. Il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia: «Noi responsabili del nostro futuro. Basta tweet, improvvisazioni e linguaggi che legittimano violenza e intolleranza: la politica ritrovi una visione per il futuro»

di Luca Orlando


default onloading pic
(ANSA)

5' di lettura

«Nei ricavi arretriamo del 5-6%, dalla scorsa primavera la frenata dell’auto ha iniziato a farsi sentire». «Sul fatturato più o meno teniamo ma gli ordini sono in calo di sette-otto punti».

Le esperienze di Alberto Barcella (componentistica auto) e di Giancarlo Losma (accessori per macchine utensili) sintetizzano il mood della platea degli oltre mille imprenditori riuniti per l’assemblea annuale di Confindustria Bergamo.

Territorio che non va benissimo oggi, con una produzione che cede lo 0,8%. E che andrà peggio in prospettiva, almeno a giudicare dalle commesse, giù di oltre due punti sia in Italia che all’estero.

Gli ultimi dati congiunturali allineano la provincia al mood complessivo della manifattura, trend del resto inevitabile osservando la struttura economica del territorio.

Che vede un peso rilevante della meccanica, oggi il comparto più penalizzato dalla frenata dell’auto globale. E che patisce al contempo il momento-no del commercio internazionale, carburante chiave per la quinta provincia esportatrice italiana, oggi alle prese con un’esperienza nuova e per nulla gradita: il primo calo delle vendite all’estero dopo 23 trimestri consecutivi in crescita.

L’assemblea
Premesse inevitabilmente poco entusiasmanti, quelle messe sul tavolo dal presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia davanti agli associati.

E che tuttavia - spiega - devono rappresentare uno stimolo aggiuntivo per ripartire.

Con l’idea di fondo che siano proprio le imprese le protagoniste chiave anche negli scenari più complessi. «Ed è nelle situazioni più complicate - ricorda Scaglia - che noi imprenditori diventiamo ancor più fattore di stabilità per il territorio ed il Paese, perché per sua caratteristica l’impresa investe e agisce guardando oltre il lungo termine».

Investimenti e azioni che proseguono unendo le associazioni locali nella nuova governance della Camera di Commercio, in un position paper condiviso nelle infrastrutture, nel varo di un laboratorio sull’occupabilità, nel rilancio della ricerca a Kilometro Rosso grazie a nuove partnership e che si sintetizzano nei due numeri chiave presentati nel bilancio di sostenibilità 2018: l’impatto delle imprese locali sul territorio vale 5,3 miliardi di valore aggiunto e 85mila addetti.

L’obiettivo è quello di fare in modo che Bergamo sia riconosciuta come l’eccellenza del manifatturiero avanzato per il Paese e possa diventare territorio attrattivo per iniziative e persone.

Sforzi, ricorda Scaglia, a cui si contrappone una visione politica diversa, una mancanza di pensiero e di idee, di ideali e valori, di una proposta di modello per il Paese.

Critiche che coinvolgono Governo e opposizione, bocciando l’idea che la politica possa solo consistere nel chiedere al Popolo che cosa vuole e che l’unica visione possibile sia quella dettata dalle opportunità elettorali del momento.

Serve dunque una svolta, a maggior ragione alla luce delle difficoltà del momento. Cambiamento che parta dall’istruzione, principale antidoto all’ingiustizia sociale, assegnando alla scuola priorità superiori rispetto al passato.«Scuola che oggi - osserva - riceve una frazione delle ingenti risorse destinate a provvedimenti inefficaci come Quota 100 e Reddito di Cittadinanza».

Provvedimenti di carattere recessivo e inefficaci nel favorire il tasso di sostituzione tra giovani e pensionati (quota 100) oppure pasticciati (Reddito), non in grado di attivare la fase di avviamento al lavoro.

«L’unico strumento per creare lavoro - scandisce Scaglia - è il sostegno alle imprese e alla loro crescita». Partendo da una semplificazione burocratica e istituzionale in grado in primis di sbloccare i tanti cantieri bloccati; dando certezza al quadro normativo ed evitando ad esempio (leggi ex-Ilva) di cambiare irresponsabilmente le carte in tavola dopo importanti scelte di investimento; avviando una semplificazione fiscale ed evitando scelte sbagliate come la tassa sulla plastica o quella sulle auto aziendali.

Cambiamenti che a livello politico devono però anche riguardare comportamenti e priorità.

Perché «non sono responsabili quei leader che con grande cinismo usano parole e atteggiamenti che portano alla legittimazione di intolleranza e violenza»; così come «per comodità e pigrizia non si deve cedere alla tentazione di attribuire ad un capo con pieni poteri la soluzione di problemi complessi».

Per Scaglia è dunque l’ora della responsabilità, a tutti i livelli, il momento di uscire allo scoperto, mettersi in gioco, di ritrovare l’orgoglio per il lavoro ben fatto come individui e collettività.

«Solo così - insieme - potremo lavorare per un domani migliore, da veri protagonisti responsabili del nostro futuro».

La regione
Se il quadro a Bergamo non è esaltante, anche il resto della Lombardia non festeggia. E anche se nel terzo trimestre la produzione in media lievita dello 0,9%, nella media del 2019 (analisi congiunturale di Unioncamere Lombardia e Confindustria Lombardia) le regione cresce appena dello 0,3% un decimo del progresso 2018. Con ordini interni ed esteri quasi fermi, un saldo occupazionale nullo, attese negative sia per la produzione futura che per la domanda.

Con le maggiori aree della meccanica e dei beni strumentali a pagare dazio al rallentamento globale: nei primi nove mesi del 2019 la produzione di Monza-Brianza, Bergamo, Brescia e Lecco arretrano mediamente di un punto e in terreno negativo è anche Varese.

«Spero di essere smentito - spiega il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti - ma credo si stia fermando il cuore manifatturiero della nostra Regione. Se non si faranno interventi straordinari per il rilancio dell'industria, rischiamo la deindustrializzazione del nostro paese. A livello nazionale i casi Ilva e Plastic tax sono l'emblema della totale mancanza di visione industriale da parte della politica: dalla Lombardia si alza un grido di allarme per la produzione industriale in continua caduta».

Confindustria
Questione industriale al centro anche dell’intervento di chiusura del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

A partire dalla ex-Ilva, strategica per il Paese, così come occasione di sviluppo per il Mezzogiorno, asset da salvaguardare senza guardare all’ipotesi di una (ri)nazionalizzazione ma trovando un equilibrio tra gli esuberi congiunturali e le esigenze di un investitore internazionale.

«Lo Stato deve fare lo Stato e l’impresa deve fare l’impresa - ricorda Boccia - e crediamo che si debba evitare la nazionalizzazione. Auspichiamo si arrivi ad una soluzione e speriamo che questa sia una lezione, per imparare a non sottovalutare gli effetti sull’economia reale».

Questo - aggiunge Boccia - è un caso in cui in nome della questione ambientale si vara un provvedimento che non risolve quella questione e rende insostenibile la questione economica e quella sociale.

«La sostenibilità - aggiunge - va considerata in queste tre dimensioni».

Nella valutazione delle misure in cantiere per la manovra economica Boccia apprezza il blocco dell’aumento Iva, la conferma di Industria 4.0.

«Ma siamo molto critici su plastic tax, che non incide sui comportamenti ma sulla produzione, sulla sugar tax e sulla tassazione sulle auto aziendali».

Provvedimenti che possono impattare in chiave negativa sulla competitività delle imprese. «Se così è - aggiunge, ricordando la recente apertura al dialogo del ministro dell’Economia Gualtieri - occorre ripensarle, con realismo e buonsenso».

ALTRI ARTICOLI
Lombardia a passo d’uomo: la crescita è un decimo rispetto al 2018

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...