Il bilancio di Palazzo marino

Voragine da 500 milioni: l’eredità del coronavirus nel bilancio di Milano

Bilancio da riscrivere: ci saranno meno entrate e più spese. Non ci saranno i soliti aiuti dalle partecipate, mentre aumentano le famiglie in difficoltà

di Sara Monaci

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(IMAGOECONOMICA)

Bilancio da riscrivere: ci saranno meno entrate e più spese. Non ci saranno i soliti aiuti dalle partecipate, mentre aumentano le famiglie in difficoltà


3' di lettura

Il bilancio del Comune di Milano del 2020 è da buttare via. Fino alla fine di gennaio l’esercizio era in equilibrio, con investimenti da 300 milioni e una riduzione dello stock del debito del 3%, a quota 3,2 miliardi (una riduzione costante degli ultimi anni pari al 13% complessivo).

Ma con il coronavirus tutto è cambiato: in soli due mesi si contano già i danni, con un disavanzo che nella migliore delle ipotesi arriva a 400 milioni, ma che potrebbe verosimilmente arrivare a 500 milioni. Con l’incognita, peraltro ,di come si riuscirà a ripianarlo. «Ci aspettiamo aiuti dal governo, con un progetto serio che riguarda gli enti locali, o nei prossimi anni dobbiamo mettere in discussione i servizi che offriamo, dagli aiuti agli asili fino alle associazioni», dice Roberto Tasca, assessore al Bilancio di Milano.

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Maggiori spese, minori entrate
Le voci su cui si reggono i conti parlano chiaro: le entrate fiscali diminuiranno drasticamente, e non ci saranno nemmeno i dividendi delle partecipate. Inoltre si dovrà continuare a sostenere le famiglie in difficoltà, 1.500 in più in questi due mesi rispetto alle abituali 6.300. Il costo per gli aiuti alimentari e per le sanificazioni sono già arrivati a 10 milioni, e si presuppone che non diminuirà almeno per un altro semestre (e potrebbe persino aumentare).

Tra gli aiuti vanno anche considerate le restituzioni delle rette di asili e scuole materne, mense scolastiche e scuolabus. Senza contare che gli stipendi dei dipendenti comunali valgono 58 milioni, e sono ovviamente non contraibili.

Sul fronte delle entrate possibili le cose non vanno meglio. La Sea, la partecipata degli aeroporti di Linate e Malpensa, quella che solitamente sostiene il bilancio milanese, doveva far incassare 68 milioni nel 2020, ma probabilmente ne arriveranno meno di 30. I biglietti del trasporto pubblico, gestito dalla partecipata Atm, non daranno i soliti incassi dato che si stimano 250mila vendite in meno.

La tassa sull’occupazione del suolo pubblico (Cosap), che verrà sospesa da giugno per ristoranti e i bar, farà incassare 40 milioni, contro i soliti 65. La tassa di soggiorno, che di solito fa arrivare alle casse del Comune 55 milioni, nel 2020 dovrebbe arrivare al massimo a 15 milioni.

Meno multe
L’area C, ovvero la tariffa da 5 euro per chi entra in centro con l’auto, è stata sospesa per favorire l’uso della macchina al posto dei mezzi pubblici (di solito fa incassare almeno 30 milioni), inoltre il lockdown e lo smart working ha fatto sì che per almeno due mesi le persone non uscissero, pertanto ci saranno meno multe. Fatto positivo per i milanesi ma meno per le casse comunali, dove si ipotizzava che arrivassero dalla voce «sanzioni e oblazioni» quasi 320 milioni.

«L’Anci ha chiesto dai 3,5 agli 8 miliardi, ma al momento se ne contano solo 3, mentre la Regione Lombardia a Milano ne dà al momento solo 4 - spiega Tasca - E in questo momento vendere quote di partecipate non avrebbe senso, visto che gli incassi potrebbero essere usati non per la spesa corrente ma solo per gli investimenti».

Anche sul fronte immobiliare, i “gioielli” migliori sono stati venduti lo scorso anno: il Pirellino e il Palazzo delle scintille. «E menomale - conclude Tasca - perché chissà come sarebbero andate le vendite quest’anno».

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