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Una webapp per salvare il pesce azzurro

Dalla collaborazione tra Italia e Croazia è nata un’applicazione che permette di tarare la cattura di alici e sardine in base alle richieste di mercat

di Valentina Saini

 La piattaforma online è attiva in quattro continenti e 12 Paesi nel mondo

3' di lettura

Il nordest è anche mare. Rosolina, Chioggia, Venezia, Porto Marghera, Marano Lagunare, Grado, Monfalcone e Trieste sono alcuni dei piccoli e grandi centri nordestini che dall’Adriatico (un tempo conosciuto come Golfo di Venezia) traggono la loro ragion d’essere. E non solo quella: anche pesce, vongole, calamari, crostacei, seppie e mazzancolle. L’industria della pesca ha sempre giocato un ruolo di rilievo nelle economie di Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ma secondo la Fao il 75% delle specie ittiche di interesse commerciale nel mare nostrum (Adriatico compreso) sono sovrasfruttate; in altre parole, sono pescate a ritmi eccessivi perché possano rinnovarsi, con il risultato di un grave depauperamento delle risorse ittiche, degli ecosistemi e dell’ambiente. Colpa di pratiche come la pesca a strascico, ma anche di abitudini alimentari poco sostenibili come il sushi e la pretesa di poter mangiare il pesce sempre e ovunque.

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L’Italia e Bruxelles stanno correndo ai ripari. Agire in modo massiccio è cruciale perché se l'Adriatico, lo Ionio, il Tirreno si svuotano di pesce, come sopravviveranno i pescatori e le aziende del settore? In Veneto la flotta del comparto ittico è costituita da 655 unità e le imprese attive nella filiera ittica regionale sono 3.837, per oltre 7.200 addetti; in Friuli Venezia Giulia la flotta è composta da circa 420 barche da pesca.

Per salvare il mare le partnership pubblico-privato possono rivelarsi preziose. Un esempio è il progetto Itaca, volto a promuovere la competitività delle imprese di pesca italiane e croate in Adriatico in un’ottica di sostenibilità della pesca dei piccoli pelagici, in particolare acciughe e sardine. Partito nel gennaio 2019 e conclusosi nel giugno 2022, è stato finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Croazia 2014-2020.

Vi hanno partecipato numerosi partner istituzionali e tecnici della costa adriatica sia italiana che croata fra cui l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine di Ancona, l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, Confcooperative - Unione Regionale del Veneto, e l’Agenzia per lo sviluppo rurale dell’Istria D.O.O. Capofila del progetto è stata Veneto Agricoltura, agenzia della Regione del Veneto per l’innovazione nel settore primario.

Per Alessandra Liviero, dirigente economia mercati e competitività di Veneto Agricoltura, «il progetto ha sviluppato un’applicazione web che, grazie a un modello statistico-matematico predittivo, permette di prevedere il prezzo di vendita del prodotto ittico e quindi di tarare lo sforzo di pesca su base giornaliera e/o mensile in base alle richieste del mercato».

Partendo dall’analisi dei dati storici del pescato e dei prezzi alla produzione di alici e sardine, il progetto ha predisposto un modello che permette di prevedere il prezzo più probabile sul mercato del pescato per la settimana o il mese successivi. E il modello è disponibile attraverso l’Itaca WebApp.

Conoscere il probabile prezzo di mercato permette agli operatori di formulare strategie specifiche su quanto pesce pescare, massimizzando il ricavo e minimizzando l’impatto sull’ambiente. Possono scegliere di non pescare nei giorni in cui l’eccesso di offerta fa calare i prezzi, evitando surplus produttivi e prelievi ingiustificati delle risorse ittiche, e intensificare i prelievi nei giorni in cui il mercato garantisce prezzi migliori.

Il progetto ha anche posto le basi per la costituzione di un gruppo di lavoro stabile e duraturo, l’Itaca cluster, che si impegna a continuare a usare la WebApp, garantendo un approccio sempre più sostenibile nel prelievo delle risorse ittiche.

È un esempio interessante anche il progetto Fish Very Good portato avanti da Aries – Camera di Commercio Venezia Giulia, in quanto capofila del Gruppo di Azione Costiera creato nel 2012 dalla Regione Fvg per predisporre un piano di sviluppo per il settore della pesca e dell’acquacoltura.

Fish Very Good ha come obiettivo promuovere i prodotti ittici locali, stagionali e sostenibili attraverso una serie di azioni rivolte al consumatore lungo tutta la filiera, e valorizzare i luoghi di produzione di pesca e acquacoltura dal punto di vista turistico.

Un altro grave problema nell’Adriatico sono le reti da pesca perse o abbandonate in mare, che diventano trappole mortali per pesci, uccelli e cetacei. Però c’è una realtà globale dal cuore nordestino che sta trasformando il problema in opportunità. È Aquafil spa, gruppo con sede ad Arco, in Trentino. Le reti da pesca dismesse sono uno dei rifiuti di nylon a cui Aquafil applica il suo sistema di rigenerazione Econyl, che permette di creare nuovi prodotti (filo per tappeti e abbigliamento) dai rifiuti.

Le reti da pesca, ma anche tappeti e scarti industriali, sono trattati per ottenere una materia prima – il caprolattame – che ha le stesse caratteristiche chimiche e prestazionali di quella ricavata da fonti fossili. Tra i principali player globali nella produzione di nylon, Aquafil ha stabilimenti in sette nazioni e oltre duemilaseicento addetti. Il mare continua a creare ricchezza e benessere nel nordest.

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