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Unaitalia: nessuna criticità immediata per la disponibilità di carni bianche e uova nella Gdo

Antonio Forlini, presidente dell'associazione di categoria che tutela la filiera avicunicola nazionale, rassicura sul breve periodo ma avverte che potrebbero esserci problemi di materie prime e manodopera

di Silvia Marzialetti

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Antonio Forlini, presidente dell'associazione di categoria che tutela la filiera avicunicola nazionale, rassicura sul breve periodo ma avverte che potrebbero esserci problemi di materie prime e manodopera


2' di lettura

Nessuna difficoltà di approvvigionamento: l'assenza di carni bianche dagli scaffali dei supermercati, denunciata da alcuni operatori della gdo, è soltanto momentanea e rientra in un fisiologico aggiustamento di mercato. Antonio Forlini, presidente Unaitalia, l'associazione di categoria che tutela le filiere agroalimentari italiane di carni e uova e rappresenta oltre il 90% dell'intera filiera avicunicola nazionale, rassicura. Ma per garantire una tenuta sul lungo periodo - dice - occorre risolvere subito il problema di materie prime e manodopera.

Presidente, come si può spiegare questa rottura di servizio che lei definisce non generalizzata e momentanea?
«Sull'aggiustamento innescato dalle nuove dinamiche di mercato. L'horeca, che per noi è rappresentato soprattutto dalle rosticcerie, con una quota del 20% del mercato, è al palo. Ma è stato adeguatamente compensato dal forte incremento delle vendite nella grande distribuzione. Questo ha determinato una sorta di effetto di sostituzione, che però non lavora a mix inalterati».


Si spieghi meglio
«Se da una parte surgeliamo i busti altrimenti destinati al comparto delle rosticcerie, dall'altra crescono da parte della gdo richieste di prodotti confezionati o elaborati. E questo determina un disallineamento sugli assortimenti».

State registrando altre criticità?
Sì, sul packaging. Molte aziende che producevano i vassoi utilizzati per il confezionamento dei prodotti operano in Lombardia e in questo momento sono chiuse. E poi ci sono i rallentamenti dovuti alla introduzione delle doverose misure di precauzione introdotte per salvaguardare i nostri addetti.Nel suo ultimo rapporto Ismea, pur riconoscendo l'autosufficienza di un settore caratterizzato dalla forte integrazione verticale, segnala l'incognita delle materie prime destinate all'alimentazione degli allevamenti. Stiamo riaccasando i pulcini con regolarità, ma le nostre materie prime - mais e soia - provengono dall'estero, Argentina e Usa, in particolare. Al momento possediamo scorte per diversi mesi, ma fenomeni come il blocco di alcune navi in Argentina ci preoccupano.

Cosa contate di fare?
Lavorare a un piano b. Una strada potrebbe essere quella di sostituire alcune materie prime, valutando apporti proteici di altra natura. Ma c'è un'altra incognita che ci preoccupa.

Dica?
L'assenza di manodopera, come già denunciato da altre filiere. Nel nostro settore i soccidari (allevatori)che gestiscono il governo dei carichi da mandare agli allevamenti sono seimila.

Cosa chiedete?
Il ricorso a uno strumento flessibile, come i voucher, per poter bilanciare eventuali carenze.

Per approfondire
Se cala l'import si salvano riso, vino e latte. Soffrono olio, pasta e caffè

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