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Unesco e agrifood, Italia prima al mondo nell’alimentare. Il Governo: difendere la Dieta mediterranea

Cinque riconoscimenti davanti a Marocco e Turchia. Per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo organizzati 1.200 eventi

di Emiliano Sgambato

(smspsy - stock.adobe.com)

3' di lettura

All’Italia il primato mondiale dei riconoscimenti Unesco nel settore dell’agro-food: con 5 sui 68 totali assegnati a livello globale, il nostro Paese si posiziona al primo posto nella classifica. A seguire il Marocco con 4 riconoscimenti Unesco, 3 a Turchia e Azerbaigian, 2 a Belgio, Francia, Spagna, Tunisia, Giappone, Corea e Messico. I rimanenti sono uno a testa nei vari altri Paesi.

La classifica emerge dal rapporto su cibo e cultura, e presentato in occasione della conferenza Onu in corso a New York sul futuro della dieta mediterranea, di cui l’Ansa ha potuto visionare un’anticipazione.
I dati sono stati presentati dal presidente dell’organo degli esperti mondiali dell’Unesco Pier Luigi Petrillo, professore di Cultural Heritage alla Luiss Guido Carli e direttore della Cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza.

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I cinque riconoscimenti riguardano Dieta Mediterranea, Arte dei pizzaiuoli napoletani, Cava e cerca del tartufo, Transumanza, Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria. Sulla Dieta Mediterranea, il primo riconoscimento di sempre nella storia Unesco in ambito di cibo e pratiche alimentari «segna un punto di svolta assoluto – dice Petrillo – perché da allora il cibo è stato percepito dalla comunità mondiale non solo come prodotto ma come fenomeno culturale ed identitario di uno stile di vita, di un modo di essere».

«L’Italia, da questo punto di vista, è una potenza mondiale», dice Petrillo, sottolineando che i cinque riconoscimenti sono una quota consistente sui quindici totali dati all’Italia in diverse categorie. Un primato significativo in questo settore «che è divenuto altamente sfidante, specialmente se si pensa che il cibo è sempre di più uno strumento di dialogo e di diplomazia. Proprio puntando sulla dimensione culturale del cibo, tra l’altro, si può battere l’assurda politica del “semaforo” sugli alimenti che è altamente diseducativa e dannosa per le nostre produzioni tipiche», aggiunge Petrillo.

Una buona notizia nel giorno in cui il ministero degli Esteri celebra la Settimana della cucina italiana nel mondo: è in corso la settima edizione (dal 14 al 20 novembre) con 1.200 eventi organizzati in 137 sedi per una manifestazione che dal 2016 a oggi ha contato più di 8mila eventi in ogni parte del pianeta.

«L’alimentare italiano va difeso perché è un’eccellenza del Paese, viaggia verso il record di 60 miliardi di fatturato all’estero e ha continuato a produrre e macinare risultati nonostante le criticità legate ai costi energetici e all’inflazione». Sono le parole del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, intervenuto all’evento della Farnesina. «Siamo presenti in forze come Governo – ha aggiunto Lollobrigida – perché sull’alimentare come su altre questioni, abbiamo un indirizzo unitario e in questo vogliamo distinguerci dagli altri governi. L’Italia da un punto di vista produttivo è un piccolo paese rispetto ad altri concorrenti, ma sull’agroalimentare abbiamo potenzialità superiori a quelle di chiunque altro. Potenzialità che finora abbiamo sfruttato solo in parte e che invece vogliamo valorizzare. Anche con l’aiuto degli chef che in materia di made in Italy alimentare rappresentano una sorta di diplomazia parallela».

«La presenza in questa sala di molti rappresentanti del Governo non è una parata, ma una testimonianza che sul valore dell’agroalimentare made in Italy come leva per crescere sui mercati internazionali il Governo ha un’idea chiara e una stragegia condivisa – ha detto il vicepremier e ministero degli Esteri, Antonio Tajani –. Ogni dicastero dell’Esecutivo svolgerà la propria parte che si incastra con le altre in una strategia che punta a dare forza, prestigio e risultati economici al Paese».

«Il 17% dei turisti sceglie una meta guardando alle tappe dell’eccellenza dell’enogastronomia», ha affermarlo nella stessa sede il ministro del Turismo Daniela Santanchè. Siamo in primi nel mondo e ci vuole un’opera di educational per tutti, dobbiamo essere orgogliosi e consapevoli che siamo i più bravi, sapersi vendere, credere in quello che siamo e invece noi italiani non abbiamo tanto orgoglio e appartenenza, sarebbe ancora un passo avanti per fare di più e meglio».

«Valorizzare e promuovere all’estero il made in Italy agroalimentare significa anche tornare a scommettere sulle proprietà salutistiche della Dieta Mediterranea», ha aggiunto il ministro della Salute, Orazio Schillaci –. Per il sistema della Sanità pubblica è di grande importanza l’attenzione all’alimentazione e la comunicazione dei positivi effetti nutrizionali di una dieta equilibrata. La Settimana della Cucina rientra in queste strategie. Nel tempo abbiamo abbandonato il regime mediterraneo a favore di altri stili meno salutari e ne abbiamo riportato crescita dell’obesità, del diabete, delle patologie cardiovascolari. Questo passaggio ha anche inciso negativamente nella fase pandemica con un aggravamento della diffusione del Covid 19 e conseguenti effetti negativi sulla spesa sanitaria. Per questo bisogna adottare iniziative di comunicazione per diffondere la consapevolezza dei benefici effetti dello stile di vita mediterraneo».

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