Europa

Ungheria, respinto ricorso di Orbán contro sentenza sui migranti della Corte Ue

La Corte costituzionale non si pronuncia sul ricorso presentato dal governo contro una sentenza della Corte di giustizia Ue sulla gestione degli ingressi e la negazione del diritto d’asilo. Scontro sull’interpretazione

Ungheria, in piazza l'opposizione anti-Orban

2' di lettura

La Corte costituzionale ungherese ha rifiutato di pronunciarsi nel merito di un ricorso, presentato dal governo di Viktor Orbán, contro il primato della legge Ue sulle politiche nazionali di gestione dei migranti. La Corte ha deciso che il caso non può condurre a un «esame del primato della legge Ue».

Il verdetto arriva dopo che la ministra della Giustizia, Judit Varga, aveva impugnato una sentenza della Corte di giustizia europea dove si imputava a Budapest di aver violato la legge comunitaria con le sue politiche di respingimento dei migranti, negazione del diritto d’asilo e detenzione in «zone di transito» sul confine con la Serbia. Varga chiedeva che la corte ungherese stabilisse l’incompatibilità del verdetto della Corte Ue con il diritto nazionale dell’Ungheria.

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Il tribunale ha replicato che l’interpretazione della Costituzione ungherese «non può essere mirata a rivedere un giudizio della Corte di giustizia europea» e che la procedura della Corte costituzionale ungherese «non può estendersi fino a esaminare un giudizio della Corte europea».

Lo scontro sulle interpretazioni

La sentenza è stata accolta con interpretazioni diverse. Bruxelles la considera come una bocciatura del ricorso ungherese, Budapest è convinta di aver incassato una «vittoria» nella sua sfida al diritto Ue o comunque un nulla osta alla sua linea sulla gestione degli ingressi.

La Commissione europea rileva che il verdetto «non mette in discussione i principio della supremazia del diritto Ue», ribadendo l’obbligo del governo ungherese di «attuare le decisioni della Corte di giustizia europea». Una linea sposata anche dalle associazioni umanitarie che criticano la gestione dei flussi migratori a opera del governo di Orbán, leader del cosiddetto blocco Visegrad dell’Europa dell’Est.

L’esecutivo di Budapest, al contrario, considera la sentenza come una conferma della sua posizione e del primato del diritto ungherese su quello comunitario. «La Corte costituzionale ungherese sostiene la politica di immigrazione del governo ungherese e aiuterà a mantenerla tale», ha detto il ministro degli Esteri Peter Szijjarto. La ministra delle Giustizia Varga si è spinta a scrivere su Twitter che «la Corte costituzionale ha costruito una forte barriera legale oltre alla chiusura fisica delle nostre frontiere».

L’appiglio dell’esecutivo di Orbán, spiega l’agenzia Bloomberg, è un passaggio della sentenza dove si stabilisce che Budapest ha il diritto di intervenire per proteggere la sua sovranità nelle aree di «giurisdizione condivisa fra Ungheria e Ue».In altre parole, in assenza di una norma uniforme della Ue in materia di immigrazione, i singoli Paesi possono esercitare le proprie competenze. «Al fine di proteggere efficacemente i propri confini, l’Ungheria ha anche il diritto di adeguare le proprie norme nazionali alla realtà adottando misure aggiuntive e uniche», ha dichiarato sempre Varga.

L’interpretazione del governo ungherese rischia di creare una nuova frattura nel diritto europeo, dopo quella provocata dal conflitto giuridico fra la Polonia e la stessa Corte di giustizia Ue su una riforma della magistratura attuata dal governo di Varsavia.

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