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Unicredit: analisti freddi su nozze con Commerz, «ma meglio di Deutsche»

di Chiara Di Cristofaro

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3' di lettura

Il mercato è scettico sul possibile matrimonio tra Unicredit e Commerzbank. E la Borsa premia il titolo tedesco e penalizza quello italiano. Secondo gli analisti, un'operazione simile non è probabile, anche perché per Unicredit la strada della crescita stand-alone e dell'implementazione del piano con un ulteriore rafforzamento patrimoniale e un miglioramento della redditività sembra essere quella più sensata, alle condizioni attuali. Anche se, concordano gli esperti, l'operazione Unicredit-Commerz avrebbe comunque più senso di quella tra Deutsche Bank e Commerzbank. L'indiscrezione del Financial Times parla di un'offerta multimiliardaria per Commerzbank, nel caso fallissero le trattative con Deutsche Bank. Un'operazione come questa era stata già studiata nel 2017, ma osteggiata dal Governo tedesco, che ha in mano il 15% di Commerz. Nel dettaglio, si tratterebbe di fondere Commerzbank con la controllata tedesca del gruppo italiano, la Hypovereinsbank (Hvb). Il nuovo gruppo resterebbe quotato a Francoforte.

Rischio diluizione per gli azionisti di Gae Aulenti
«Pensiamo che sia troppo presto per Unicredit perché una mossa cross border come questa abbia un senso e riteniamo che sia un evento con una bassa probabilità di realizzazione», commentano gli analisti del Santander. Inoltre, il ceo Jean Pierre Mustier ha più volte ribadito negli ultimi mesi che la banca si sta focalizzando su di sé e non ha in programma nessuna grossa operazione di M&A, come riportano le diverse banche d'affari. Il focus sulla crescita interna, in effetti, appare la strada da seguire anche per gli analisti: «Le due banche - dicono gli esperti di Kepler - sono entrambe in difficoltà in termini di redditività e un takeover porterebbe un forte rischio diluitivo per gli azionisti Unicredit». Rischio messo in evidenza anche dagli analisti di Jp Morgan: Unicredit ridurrebbe l'esposizione ai movimenti dei BTp, ma il risultato sarebbe una diluizione elevata.

PER SAPERNE DI PIU'/Deutsche-Commerz, la fusione ora approda sul tavolo dei cda

Un'operazione improbabile, ma «più sensata» di Deutsche-Commerz
Kepler poi vede ostacoli concreti e poco interesse per operazioni cross border al momento, considerando anche che le sinergie sarebbero limitate mentre il miglioramento degli utili netti combinati non sarebbe superiore al 5%. Certo, sottolineano, un'ipotesi di fusione Hvb-Commerzbank «dà l'illusione di un campione nazionale» sul mercato, ma considerando la delicatezza degli interessi nazionali, rende questa ipotesi poco probabile. «In ogni caso - sottolineano - avrebbe comunque senso un milione di volte più che un merger tra Deutsche e Commerzbank». Anche per Mediobanca Securities «dal punto di vista industriale, avrebbe teoricamente più senso un accordo tra Hvb e Commerz di uno tra Deutsche e Commerz, dato il maggior business e la combinazione territoriale con Hvb», ma potrebbe funzionare solo sulla carta, visti gli ostacoli dal punto di vista delle valutazioni e della politica.

Redditività in focus: è un merger conveniente?
Gli analisti di Equita, oltre ad essere scettici sulle operazioni di M&A cross border in questa fase e ad esprimere diverse perplessità dal punto di vista industriale, sottolineano anche il tema della redditività. Commerzbank, ricorda Equita, ha una redditività che è metà di quella di Unicredit quindi per evitare una diluizione sarebbero necessarie rilevanti sinergie da costi a un livello che sembra difficile da raggiungere allo stato attuale. Insomma, anche se il matrimonio Commerzbank-Deutsche non è affatto detto che si faccia (viste anche l'opposizione sindacale e la prospettiva di dover raccogliere capitali extra), non è automatico che la soluzione italiana sia la migliore, soprattutto per Unicredit: «La domanda da porsi - secondo Michael Hewson di CMC Markets - è se questa sia una mossa saggia, date le preoccupazioni per il settore bancario italiano, la bassa redditività del settore bancario tedesco e la prospettiva che i tassi di interesse rimarranno probabilmente molto bassi per gli anni a venire».

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