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UniCredit crolla in Borsa dopo lo strappo di Mustier, mercati temono la fase di limbo

L’addio del ceo e la percorso delicato che si aprirà al vertice della banca, che dovrà trovare un suo successore, piegano il titolo a Piazza Affari

di Enrico Miele

(AFP)

2' di lettura

L’addio di Jean Pierre Mustier e la fase delicata che si aprirà al vertice della banca, che dovrà trovare un suo successore, piegano il titolo di UniCredit. L’inizio di seduta è stato pesante a Piazza Affari, dove la banca prima non è riuscita a fare prezzo e poi ha esordito con un tonfo al ribasso del 7%. Alti anche i volumi visto che dopo un'ora dall’inizio della seduta erano già passati di mano oltre 27 milioni di pezzi (contro una media di 23,6 milioni in un’intera giornata nell’ultimo mese.) Il motivo, ovviamente, sono le tensioni al vertice dell’istituto di piazza Gae Aulenti che nelle scorse ore hanno portato allo strappo del ceo che rimarrà solo fino alla primavera del 2021 (o lascerà prima se la banca identificherà in fretta un sostituto).

Dubbi analisti su destino Piano industriale

Per analizzare una vicenda dagli intrecci complicati – dal pressing del governo per il matrimonio con Mps fino ai dubbi sulla strategia della banca dopo la fase serrata di dismissioni – uno dei punti di partenza è il destino del piano industriale voluto da Mustier. Al centro dello scontro, infatti, c’è soprattutto questo, come ha rilevato lo stesso l’a.d. motivando il suo addio: «La strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del cda». E gli analisti, non a caso, si concentrano proprio su questo aspetto: «Declassiamo il titolo a neutral (da buy) poiché – scrive Citigroup – riteniamo» che il passo indietro di Mustier «potrebbe aumentare l'incertezza sulla strategia del gruppo». Il ceo, ricorda il broker, è stato «uno strenuo sostenitore della strategia di restituzione del capitale rispetto all’M&A» e «il mercato vedrà nella sua partenza il principale rischio per il ruolo di UniCredit nel consolidamento italiano, a scapito del rendimento del capitale».

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E ora si teme lunga fase di "limbo"

Gli esperti di Fidentiis parlano di un “limbo” che ora si aprirà per la banca per almeno 9-12 mesi e declassano il titolo a neutral: «A parte qualsiasi considerazione su Mps e le condizioni di un possibile accordo, il problema è che Mustier dovrebbe rimanere al suo posto fino all'aprile 2021, poi verranno nominati un nuovo CdA e un nuovo CEO, quindi dovrà essere fornito un nuovo piano aziendale» e «forse M&A diventerà il fulcro di quel piano». Insomma, se così fosse, per la banca ci sono almeno 3 o 4 trimestri di limbo «in cui ogni opzione può essere possibile» e «facciamo fatica a credere che un investitore possa investire i propri soldi in UniCredit in questo contesto, oltre alle questioni relative a Covid19».

In scia Banca Akros, per la quale dopo la rottura tra il cda e Mustier adesso «aumenta l'incertezza sulla strategia futura di UniCredit». Da qui la scelta di ribadire il giudizio “neutral”. Per gli analisti della banca d’investimento, infatti, «la partenza di Mustier aumenta la probabilità che UniCredit passi dalla trasformazione stand alone all'integrazione nelle acquisizioni» e «le continue pressioni del governo italiano per l'acquisizione di una banca in difficoltà come Mps potrebbero avere successo dopo la partenza di Mustier».

(Il Sole 24 Ore - Radiocor)

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