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UniCredit esce da Mediobanca, in vendita tutta la quota dell’8,4%. Del Vecchio sale verso il 10%

Il valore si aggira attorno agli 800 milioni di euro. L'istituto sottolinea di «essere impegnato nel sostengno dell'economia reale dei suoi diversi mercati» e che i ricavati della vendita «saranno reinvestiti nello sviluppo delle attività dei propri clienti»


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Il ceo di UniCredit, Jean Pierre Mustier

2' di lettura

Finisce un’era a Piazzetta Cuccia. UniCredit ha avviato l'uscita dal capitale di Mediobanca, che ha lanciando un accelerated bookbuilding sull’intera quota posseduta dell’8,4%, che vale circa 800 milioni. La decisione unanime del cda dell’istituto guidato dal ceo Jean Pierre Mustier è «in linea - spiega una nota -con la strategia di cessione degli asset non strategici». Il momento è propizio: il titolo Mediobanca quota a 10,78 euro mentre UniCredit ha in carico in bilancio la sua quota a 9,89 euro. Per lungo tempo c’è stata una potenziale minusvalenza che ora non c’è più.

Il collocamento starebbe avvenendo, scrive Radiocor, in un range di prezzo compreso tra i 10,53 euro per azione e i 10,78 del prezzo di chiusura di Borsa odierno. C’è da tenere conto del fatto che a breve, il 17 novembre, Mediobanca staccherà un dividendo. L'incasso per UniCredit dovrebbe attestarsi tra 785 e 805 milioni di euro, con uno sconto massimo del 2,3% sul prezzo di chiusura odierno.

Contestualmente all’uscita di UniCredit, sale ancora la quota della Delfin: la cassaforte di Leonardo Del Vecchio si sarebbe portata secondo fonti finanziarie interpellate da Bloomberg dal 7,5 a quasi il 10 per cento.

Il collocamento sarà effettuato «nei confronti di alcuni investitori istituzionali». L'operazione è curata da BofA Securities, Morgan Stanley e UniCredit Cib come joint bookrunner. UniCredit «ha richiesto il collocamento» della quota «presso un book diversificato di investitori» e si è impegnata a «non interferire nel collocamento delle azioni». L'istituto sottolinea di «essere impegnato nel sostengno dell'economia reale dei suoi diversi mercati» e che i ricavati della vendita «saranno reinvestiti nello sviluppo delle attività dei propri clienti».

Insomma, da primo azionista, UniCredit decide di uscire totalmente da Piazzetta Cuccia. Del resto in ogni dichiarazione ufficiale Mustier (che ha informato dell'operazione l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel) ha definito la partecipazione puramente finanziaria e non strategica. La decisione può essere maturata alla luce dell’ingresso in forze della Delfin di Leonardo Del Vecchio. In sostanza UniCredit avrebbe preferito valorizzare la partecipazione - sciogliendo un intreccio anche poco gradito alla Bce - allontanando l'idea, diffusa tra gli investitori, che il gruppo fosse invece al fianco di Del Vecchio. Molto di più, ovviamente, si saprà alla presentazione dei piani industriali. Il 12 novembre Mediobanca e il 3 dicembre UniCredit (che giovedì 7 novembre presenta i conti).

In Piazzetta Cuccia l'uscita del principale azionista è ben vista, dato che ha l’effetto di aumentare il flottante facendo diventare Mediobanca sempre più una public company. Risolve inoltre il conflitto d'interesse legato dal fatto che UniCredit opera nell'investment banking come la sua ormai ex partecipata.

UniCredit, per vie indirette, è stato in Mediobanca da sempre. Mediobanca, infatti, è stata fondata nel 1946 con l'obiettivo di favorire la ricostruzione, lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle industrie italiane, all'indomani della fine della seconda guerra mondiale. L'istituto è nato su iniziativa di Raffaele Mattioli (allora Presidente della Banca Commerciale Italiana) e di Enrico Cuccia. Le tre banche fondatrici, controllate dall'Iri, erano la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma e il Credito Italiano. Nel 1998 il Credito Italiano si fonde con Unicredito. Nasce Unicredito italiano, che nel 2008 diventa UniCredit. (Al.An.)

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