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UniCredit, maxi-aumento con 38% di sconto. Titolo in altalena

di Marco Ferrando


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(Ap)

3' di lettura

Unicredit fissa il prezzo del suo aumento di capitale da 13 miliardi, atteso sul mercato da lunedì 6 febbraio a venerdì 10 marzo: le nuove azioni verranno offerte a 8,08 euro con uno sconto del 38% sul Terp, il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione, calcolato ai valori di ieri. Seduta che il titolo ha chiuso sugli scudi a 26,6 euro (+5,7%), sulla scia di alcuni report che avevano migliorato la propria visione sulla banca. Oggi il titolo ha proseguito in altalena per poi chiudere in calo dell’1,65 per cento.

La cifra si colloca all’interno delle stime di mercato, che avevano fissato la forchetta possibile tra il 30 e il 40% del Terp. La decisione approvata ieri all’unanimità del consiglio si colloca nella parte alta, d’altronde l’ammontare della manovra - i 13 miliardi di nuova carta valgono quasi i 16,5 miliardi di quella vecchia, cioè l’attuale capitalizzazione di Borsa - è tale da richiedere un particolare incentivo ai vecchi e soprattutto ai nuovi azionisti. In ogni caso avrebbe potuto essere più alto: per la cronaca, lo sconto offerto da Jean Pierre Mustier tiene conto dei riscontri incassati in fase di road show ed è inferiore a quello della manovra da 7,5 miliardi lanciata sempre da Unicredit cinque anni fa (43%).

È sopra, invece, alle ricapitalizzazioni più recenti promosse dalle banche italiane: il miliardo di capitale extra raccolto dal Banco Popolare a giugno prima delle nozze con Bpm è stato assegnato con uno sconto del 29,3%, la manovra da 850 milioni di Carige del 2015 era stata offerta al 35% di sconto; Mps, al contrario, aveva dovuto posizionarsi al 38,9% per riuscire a portare a casa i 3 miliardi dell’ultima operazione di mercato della primavera 2015.

L’agenda
L’aumento, come noto, è con diritto d’opzione. Nel dettaglio, verranno offerte 13 azioni ordinarie di nuova emissione ogni cinque azioni ordinarie e/o di risparmio possedute. L’offerta avverrà alla Borsa di Milano ma anche a Francoforte e Varsavia; per quanto riguarda la tempistica, i diritti di opzione potranno essere scambiati dal 6 al 17 febbraio, mentre saranno esercitabili dal 6 al 23 febbraio 2017. L’eventuale inoptato verrà collocato entro il 10 marzo, giorno finale dell’operazione in cui non a caso è previsto il pagamento della cedola dei titoli Additional tier 1.

In 21 per la garanzia
Come anticipato da Il Sole, ieri è stato anche firmato il contratto di underwriting con il nutrito consorzio di garanzia che aveva già dato la propria disponibilità alla pre-garanzia. Il Cib UniCredit, Morgan Stanley e Ubs saranno structuring advisor; Bofa Merrill Lynch, Jp Morgan e Mediobanca saranno joint global coordinator e joint bookrunner. Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs International e Hsbc co-global coordinator e joint bookrunner. Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), Banco Santander, Barclays, Bbva, Bnp Paribas, Commerzbank, Crédit Agricole Natixis e Société Générale joint bookrunner. Oltre a queste 20 banche d’affari, ieri se ne sono aggiunte altre 11: Abn Amro, Banca Akros e Macquarie in qualità di co-bookrunner, Danske Bank in qualità di co-lead manager, CaixaBank, Equita SIM, Haitong, Jefferies, RBC Capital Markets, SMBC Nikko and Keefe, Bruyette & Woods in qualità di co-manager. Il contratto prevederà «condizioni in linea con la prassi di mercato»: l’ ammontare delle commissioni sarà indicato in prospetto, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-400 milioni.

UniCredit vara l'aumento di capitale: maxisconto per una maxipulizia

I target e gli Npl
«Gli obiettivi finanziari previsti nell’ambito del piano strategico restano invariati - ha dichiarato ieri UniCredit in una nota -. In particolare si conferma l’obiettivo di portare il Cet1 ratio fully loaded al di sopra del livello del 12,5%, in linea con le indicazioni fornite al Capital markets day» di metà dicembre. Il messaggio è stato ribadito ieri dalla banca dopo che lunedì il cda aveva approvato un miliardo di svalutazioni in più del previsto nel quarto trimestre 2016 (previsto ora in rosso di 11,8 miliardi), poste comunque previste nell’arco di un piano confermato integralmente. A maggior ragione ora che c’è la garanzia e dunque la certezza che i 13 miliardi arriveranno nei forzieri di Piazza Gae Aulenti.

Sempre nell’ambito del piano, ieri il cda di Unicredit ha approvato l’implementazione di un tassello rilevante, relativo agli Npl. In particolare, si tratta del Progetto Fino che sta ora entrando nella fase esecutiva con l’obiettivo che si concluda nel 2017: consiste nella cessione di 17,7 miliardi di sofferenze in due fasi, attraverso una cartolarizzazione. Nel dettaglio, a Pimco e Fortress verrà ceduta una tranche maggioritaria al più tardi entro il secondo semestre del 2017; l’intera dismissione si concluderà entro fine piano, cioè il 2019. «Le iniziative volte a incrementare la qualità degli attivi del gruppo, quali parte integrante del piano strategico sono state condivise, nel corso del continuo dialogo con l’Autorità di Vigilanza, con la Bce che le ha accolte positivamente», precisa ancora la banca.

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