Risiko bancario

UniCredit-Mps, da Giani a Salvini a Brunetta: la politica frena le nozze

Il Governatore della Toscana interviene e chiede il coinvolgimento di parti sociali e territorio altrimenti: «Nessuna trattativa». I sindacati: «L’acquisizione sia socialmente sostenibile»

Articolo aggiornato il 1° agosto alle ore 12.05

(Armando Dadi / AGF)

2' di lettura

La politica mantiene il faro acceso su UniCredit-Mps. Così come i sindacati provano a far sentire la propria voce mentre il mercato, dopo aver dato il proprio via libera al possibile asse, si interroga su come la banca guidata da Andrea Orcel intenda finanziare l’operazione.

Le reazioni politiche

Sul fronte politico, mentre Leu chiede subito un’audizione in Parlamento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, FDI auspica una deroga della Ue sottolineando che non debbono essere fatte scelte affrettate, la Lega mette nel mirino il ruolo dell’ex ministro Pier Carlo Padoan e FI si dichiara pronta a schierarsi con i lavoratori e con Siena se ci saranno esuberi, un messaggio fermo arriva anche da Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana. «Nessuna trattativa senza coinvolgere parti sociali e territorio», ha sottolineato il governatore che ha aggiunto: «Mps è una banca che ha un forte valore sociale, oltre che economico, che sta nel rapporto secolare con il territorio e la notizia di una proposta di UniCredit al Tesoro per la sua acquisizione e incorporazione non può essere solo oggetto di valutazioni di mercato economico-finanziario».

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«Era questo il momento di fare una proposta da parte di Unicredit? Probabilmente no. Che si aprano le segrete stanze dei cda. Se Mps deve sposarsi o fidanzarsi che se ne discuta nel Paese. E che se ne discuta anche in Cdm», è invece il monito lanciato dal ministro della Pa, Renato Brunetta.

Dubbi e contrarietà arrivano anche dal leader della Lega, Matteo Salvini: “Monte dei Paschi di Siena, no allo spezzatino. La Lega ha 4 obiettivi. Primo: difesa dei posti di lavoro, perché sono impensabili 6.000 esuberi come ipotizzato. Secondo: difesa degli sportelli bancari, soprattutto nei Comuni e nei paesi più piccoli. Terzo: difesa del marchio storico della banca più antica del mondo (nata nel 1472). Quarto: creazione del terzo polo bancario italiano, avvicinando a MPS (con la regia dello Stato) altri istituti emiliani, liguri o pugliesi per poter trasformare MPS nella Banca dei Territori, lasciando a Intesa e UniCredit il ruolo di grandi player. Vendere, o meglio svendere adesso, in queste difficili condizioni di mercato - conclude Salvini - non ha senso».

Le incognite dell’operazione

Valutazioni, peraltro, che sono in ogni caso ancora in corso. Un punto, in particolare, è diventato oggetto di recente attenzione da parte di Piazza Affari: ossia come UniCredit intenda finanziare l’operazione. «C’è ancora poca chiarezza a proposito di come verrà finanziato l’affare», scrivono gli analisti di Bloomberg. Mossa rispetto alla quale l’unico dettaglio al momento certo è che i vertici dell’istituto di Piazza Gae Aulenti non intendono procedere con l’ acquisizione completa della banca, bensì con la selezione delle parti ritenute attrattive. A riguardo gli operatori ricordano come «la capital neutrality, gli utili e l’aumento del valore per azione siano i requisiti cruciali per UniCredit».

La reazione dei sindacati

Quanto i sindacati, il segretario generale di Unisin-Confsal, Emilio Contrasto, ha ribadito che sebbene «l’interesse di Unicredit per un’eventuale acquisizione di Banca Mps» sia «sicuramente una notizia importante» occorre «capirne chiaramente i contenuti. È infatti assolutamente necessario che sia sostenibile oltre che sul piano economico e finanziario anche socialmente: non dovrà avvenire con uno spezzatino che, per i suoi effetti, risulterebbe inevitabilmente indigesto alla clientela, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali».

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