L’intervista

«UniCredit, più vicini a Pmi e territori»

Roberto Fiorini. Il nuovo responsabile per il Centro di UniCredit Italia racconta la svolta della banca: «Stiamo crescendo nell'entertainment cinematografico e nella produzione audiovisiva. Importante anche il distretto chimico farmaceutico delle multinazionali. Fondamentale la digitalizzazione»

di Laura Serafini

Nella capitale. Roberto Fiorini, romano con una vasta esperienza all'estero, è stato appena nominato responsabile per il Centro di UniCredit Italia

4' di lettura

La riorganizzazione varata a fine luglio da UniCredit avrà un impatto importante anche per il territorio grazie alla nascita di UniCredit Italia. Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha ridato autonomia alla country Italia, accorciando la catena di controllo interna, dotando il management sul territorio di maggiori poteri di governance e avvicinando le capacità decisionali alle esigenze del tessuto produttivo. È in questo contesto che UniCredit sta lanciando una maggiore focalizzazione sulle Pmi con un fatturato da pochi milioni fino alle decine di milioni. Roberto Fiorini, romano poi trapiantato a Milano e con una vasta esperienza all’estero (Bank of Austria, responsabile network corporate in Romania, poi membro del Board a capo di corporate e investment banking di Unicredit Ungheria e infine ad di Unicredit Factoring) è stato appena nominato responsabile per il Centro di UniCredit Italia: un’area che comprende Lazio, Abruzzo, Sardegna e Molise, a luglio aveva impieghi per 16,7 miliardi di euro (+1,5% su luglio 2020) e oltre 360 filiali, di cui circa la metà a Roma. E il suo compito sarà proprio quello di dare forma a questa nuova relazione con le Pmi, oltre che con i clienti privati, e a supportare nel processo di digitalizzazione e di sostenibilità.

Come cambia il rapporto della banca col tessuto imprenditoriale?
La riorganizzazione del gruppo ha dato maggiore autonomia all’Italia come country, come funzione autonoma di governance a presidio del territorio Italia. Ma è una geografia che pur non avendo una banca interamente dedicata è a tutti gli effetti un’entità economica autonoma e plenipotenziaria all’interno del paese. Questo conferma una maggiore vicinanza del centro decisionale ai territori. Il presidio del territorio per noi significa remunerare capitale allocato per fare sviluppo, essere di supporto, ma anche avere un ruolo selettivo, perché gli intermediari selezionano il credito e in questa selezione c’è la promessa di valore per gli shareholders e le comunità.

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Quali sono i settori imprenditoriali pronti a cogliere le opportunità del Pnrr?
Abbiamo alcuni settori industriali sui quali il centro esprime leadership importante. C’è un centro di eccellenza storico nell’entertainment cinematografico e la produzione audiovisiva. Già da qualche anno presidiamo questo settore e siamo cresciuti negli anni. Ci sono varie iniziative interessanti, pensiamo solo a Cinecittà che avrà una sua dotazione grazie anche a fondi Pnrr. La nostra presenza in questo settore sta diventando molto forte e cresciamo di oltre il 10% rispetto al resto del mercato. Stiamo sviluppando prodotti dedicati: a luglio abbiamo lanciato il primo basket bond sulla filiera cinematografica da per 21 milioni di euro su tre società. È un pool di minibond (nel 2021 nell’area Centro sono stati emessi minibond per un valore di 80 milioni, con un aumento del 60%, ndr), in parte ricartolarizzati, che garantiscono una diversificazione delle fonti di finanziamento per queste imprese di dimensioni limitate, un accesso al mercato dei capitali per un insieme di operatori che singolarmente non ce la farebbero. Il settore ha conosciuto nella fase dei lockdown un aumento molto forte della fruizione da remoto. È riuscito a recuperare l’effetto delle chiusure, le sale cinematografiche hanno sofferto, la produzione ha vissuto cicli alterni, a livello generale però l’effetto congiunturale è stato superato mentre la fruizione dell’opera filmica è andata molto bene.

Nel centro Italia sono forti anche i distretti del farmaceutico, anch’essi trainati dall’effetto Covid.
Nelle aree di Pomezia, Latina e Frosinone. Abbiamo anche supportato Reithera per il vaccino made in Italy. Per noi è molto importante anche il distretto chimico farmaceutico delle multinazionali che operano sul nostro territorio. Possiamo differenziare l’impronta della banca paneuropea: ci sono società tedesche, austriache, spagnole con le quali abbiamo rapporti che nascono nei paesi di origine e si rivelano importanti nel supporto delle succursali italiane.I clienti internazionali hanno ricadute sui territori perché hanno fornitori locali, approvvigionamento di materie prime, know how e sostengono un ecosistema di Pmi. Qui nel Lazio ci sono tanti di questi esempi. Quest’anno stiamo lanciando una rifocalizzazione sulle Pmi.

In che modo?
Siamo già forti sul mondo “corporate”. Da luglio sono stati creati due segmenti di business: individuals e enterprises. Questi comprendono le piccole imprese che non potevano essere classificate come corporate e che quindi prima erano gestite dal segmento retail. Oggi c’è una divisione unica che crea un modello di servizi di supporto. Un’impresa anche piccola, da 2 milioni di euro di fatturato, necessita di un modello di servizio oggi più simile a quello della grande azienda, perché il livello di competizione e di sofisticazione è molto elevato e anche il livello di integrazione nelle filiere b2b, tra cliente e fornitore, si è rafforzato. Vediamo sempre più fornitori organizzati in partnership: è necessario supportare le aziende piccole che sono fornitori di clienti più grandi per consentire loro di stare al passo con il trend di integrazione che c’è sul mercato. La digitalizzazione avrà un ruolo sempre più fondamentale di pari passo con la sostenibilità. Per rispettare determinati standard servono investimenti. Per questo motivo vogliamo essere più vicini alle Pmi in questa fase di rilancio, per aiutare un’azienda che ha bisogno di certificare gli standard a fare il salto di qualità.

Di quante imprese parliamo?
Sulle Pmi abbiamo quote di mercato importanti, oltre il 30 la nostra share of wallet sul finanziato. In genere tuttavia le Pmi lamentano maggiori difficoltà di accesso al credito: grazie allo sviluppo di prodotti dedicati e all’utilizzo dell’analisi creditizia dei territori, pensiamo di poter erogare credito di supporto in modo da ampliare il perimetro delle imprese che accedono ai finanziamenti. Al tempo stesso intendiamo utilizzare strumenti che, essendo dedicati, presentano anche un coefficiente di rischiosità misurato dalla banca. Da questo punto di vista la digitalizzazione dei processi è fondamentale: servire le grandi aziende garantisce determinati volumi a un costo unitario, le aziende piccole hanno stessi costi ma a fronte di volumi inferiori. La digitalizzazione riduce i costi e ci rende più efficienti per poter liberare risorse per questo tipo
di clienti.

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