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UniCredit taglia 5.500 dipendenti e 450 filiali in Italia. Landini: ritiri tutto o gravissimo conflitto

Saranno chiuse 500 filiali, il lavoro sarà in team cross funzionali. Parte dall’Italia il progetto della banca paperless per velocizzare le transazioni e portare la customer experience sul digitale

di Cristina Casadei


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5' di lettura

Il piano Team2023 di UniCredit ha tra i suoi punti qualificanti una forte riduzione dei costi, in continuità con quanto già fatto dal Transform2019. Tra questi c’è anche quello del personale. UniCredit prevede una riduzione di circa 8mila addetti full time equivalent nell’arco del piano e la chiusura di 500 filiali tra il 2019 e il 2023.

Gli 8.000 tagli del personale si concentreranno soprattutto in Italia, Germania e Austria, dove il personale verrà ridotto complessivamente del 12% e verrà chiuso il 17% delle filiali. Il nostro Paese appare destinato a sostenere la parte più consistente degli esuberi: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione stimati per la loro gestione, infatti, 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia (pari al 78% del totale) e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania. Secondo le informazioni ricevute dai sindacati questo significa che i tagli da gestire in Italia saranno 5.500, mentre le filiali chiuse 450.

L’amministratore delegato di UniCredit Jean Pierre Mustier non è voluto entrare troppo nei dettagli e ha comunque spiegato che «stiamo iniziando ora le trattative con i sindacati. Sono 8mila tagli, non diamo dettagli su dove verranno fatti, ma posso dire che nel piano precedente abbiamo agito in modo socialmente responsabile e continueremo a farlo».

I sindacati alzano il muro
Seppure i numeri siano molto più contenuti rispetto a quelli fatti trapelare la scorsa estate, quando si parlò di un piano da 10mila esuberi, la reazione dei sindacati è stata molto dura. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni , osserva che «nel nuovo piano non è prevista alcuna assunzione e Unicredit è una banca nella quale le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8.000 esuberi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007. Stesso discorso per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500, recidendo ancora di più il rapporto con la clientela e il legame col territorio». Secondo Sileoni «non c’è da sorprendersi per gli 8.000 esuberi, adesso proveranno addirittura a dire che sono 2.000 in meno rispetto a quei 10.000 che la stessa banca ha fatto filtrare a fine luglio. Ma il giochetto è banale e si smascherano da soli. Il piano industriale così com’è non può nemmeno essere preso in considerazione».

«Diciamo no e diciamo basta - ha detto il sengretario della Cgil Maurizio Landini - Il lavoro non può essere considerato una merce che si prende quando serve e si butta quando fa comodo. Unicredit annuncia 8mila esuberi e chiude i primi nove mesi con un utile di 4,3 miliardi. Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Non lo possiamo accettare. Il governo non può accettarlo. Prima di aprire un gravissimo conflitto Unicredit riveda tutto».

Per la Fisac Cgil, il segretario generale Giuliano Calcagni, manifesta le stesse preoccupazioni sugli sviluppi futuri che farebbero intravedere una banca sempre meno italiana. Calcagni fa notare che «il numero di esuberi dichiarato è sproporzionato rispetto agli obiettivi di piano. Non è credibile che un così netto taglio degli organici venga giustificato da un piano industriale di crescita organica. Non vorremmo che questa cura dimagrante sia il preludio a scenari di aggregazioni europee che allontanino Unicredit dell’Italia. Per noi, la testa del gruppo deve restare italiana ed Unicredit deve continuare a garantire il sostegno all'economia del nostro Paese».

Il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani dice che «il piano rappresenta uno schiaffo ai lavoratori che con i loro sacrifici hanno consentito alla banca di superare i momenti difficili che si sono succeduti negli ultimi anni. La logica di Mustier si conferma orientata esclusivamente alla creazione di valore per gli azionisti».

«Siamo pronti a qualsiasi iniziativa di opposizione a questo
Piano del Gruppo UniCredit - dice il segretario generale della Uilca Massimo Masi - e non permetteremo che inquini il confronto con Abi per il rinnovo del Contratto Nazionale dei bancari».

«Non si può continuare ad abbandonare i territori, a disancorare del tutto le politiche del gruppo dall’economia reale e dal tessuto produttivo locale, a generare esuberi di personale - osserva Emilio Contrasto, segretario generale di Unisin - . Così si danneggia l’economia di un Paese invece di sostenerla».

La lente del ministro del Lavoro
Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha spiegato che il Governo seguirà la vicenda e cercherà «di capire cosa sta avvenendo». Sileoni dal canto suo ha chiesto «alla politica di intervenire nell’interesse del Paese» e a Mustier «un confronto pubblico» . Per il sindacalista, l’amministratore delegato di UniCredit «non ha realizzato un progetto che guarda alla crescita, allo sviluppo e al futuro, ma ha creato le condizioni per tagliare i costi così da aumentare gli utili che non riesce a produrre industrialmente, che in quattro anni saranno di 17 miliardi, e distribuire dividendi per 8 miliardi.

La banca è destinata a galleggiare col rischio di essere mangiata al primo passaggio di squalo». Fabio Panetta, candidato al board Bce, senza entrare nel merito del caso specifico di UniCredit immagina che il gruppo stia «ristrutturando le attività come altre banche per rispondere allo choc tecnologico che colpisce l’intero settore bancario che è in una fase di transizione da un modo di fare “banking' a una nuova struttura: le banche stanno fronteggiando unìaspra concorrenza da parte degli intermediari finanziari non bancari e entro 5-10 anni oltre il 60% delle entrate da ‘retail banking' è minacciato».

Il lavoro in team crossfunzionali
Oltre agli esuberi il piano Team2023 prevede un forte cambiamento organizzativo. Si lavorerà infatti in team crossfunzionali, composti dalle diverse funzioni del gruppo: business, IT e supporto lavoreranno insieme nelle cosiddette stanze ‘end-to-end' per consegnare nuovi prodotti e servizi ai clienti in modo più rapido e snello. Il controllo dei costi combinato con il miglioramento della customer experience è una priorità per Team 23 e, a partire dal lavoro iniziato con Transform 2019, la banca ottimizzerà i processi operativi attraverso sei customer journeys: conti correnti, prodotti d’investimento, mutui residenziali, consumer finance, carte e banking per le PMI.

Il bancario accompagna la customer experience digitale
L’esperienza del cliente in filiale migliorerà e convergerà progressivamente verso quella digitale. Ad accompagnarlo saranno i bancari del gruppo secondo quanto prevede il piano che prevede la riprogettazione dell’offerta di prodotti e servizi per i privati attraverso miglioramenti dei modelli di servizio e distribuzione, incluso il proseguimento della migrazione delle transazioni verso canali diretti. L’impiego dei canali digitali è previsto in aumento durante il piano dal 45 per cento dei clienti nel 2018 al 60 per cento nel 2023.

La banca paperless
Tra i punti qualificanti del piano uno è sicuramente la dematerializzazione dei processi, che porterà alla banca retail paperless, produrrà risparmi di costo per il Gruppo pari a oltre €150 milioni all’anno entro il 2023. L’eliminazione della carta consentirà alla banca di implementare lo straight-through processing (STP), che velocizzerà le transazioni, consentirà lo scambio di documenti digitali tra la banca e i clienti e offrirà una gamma più ampia di contratti digitali, facilitando il maggiore utilizzo della firma digitale. L’avvio della banca retail paperless comincerà proprio dall’Italia a metà 2020 e proseguirà in Germania e Austria nel 2021 per i prodotti core e nella regione CEE entro il 2023.

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