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UniCredit studia la newco per riunire le banche estere

Una sub-holding tedesca per migliorare la raccolta e le richieste dei regolatori. Al via una gara per scegliere l'advisor: confermate base <br/>e sede di quotazione in Italia<br/>

di Luca Davi


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(Afp)

2' di lettura

Una sub-holding estera, basata in Germania, in cui ricondurre tutte le attività estere, dalla stessa Germania all'Austria, dalla Turchia all'Est Europa. E sopra, a controllare il tutto, la holding “madre” italiana. È un progetto ad ampio respiro quello che si sta studiando in casa UniCredit. La banca di piazza Gae Aulenti, a quanto risulta al Sole 24Ore, ha aperto una gara a cui hanno aderito diversi advisor, finalizzata a rivedere nel profondo l'architettura societaria.

Il processo, benché alle battute iniziali, sta insomma prendendo forma. E ha l'obiettivo finale di rendere più nitida l'identità pan-europea del gruppo, che oggi al contrario vede tutte le controllate fare capo alla holding italiana. Il riassetto, nelle intenzioni del management, migliorerebbe la resolvability del gruppo - grazie a una struttura più chiara, così da facilitare l'applicazione degli strumenti di risoluzione nell'ambito della Brrd – e permetterebbe, dettaglio non secondario, di ridurre il costo del funding.

Obiettivi non banali da realizzare, va detto. E che da tempo sono al centro delle riflessioni della banca guidata da Jean Pierre Mustier, sul cui tavolo ci sarebbero diverse soluzioni e strutture societarie. Con la creazione di una holding estera il gruppo punta anche ad alleggerire il peso di una delle grandi “zavorre” del gruppo, ovvero il rischio Italia, che si sta facendo sentire sulla valutazione di una banca che ha oltre la metà dell'attivo fuori dai confini italiani.

A quanto risulta, infatti, sotto all'”ombrello” della divisione estera rientrerebbero infatti tutte le 13 realtà territoriali estere, le cosiddette “operational company”: si va dall'Austria, alla Germania, Russia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria e Turchia.

L’articolo completo è sul Sole 24 Ore in edicola.

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