Finanza off-shore

Unieuro e quella tortuosa via che porta alle Cayman

di Simone Filippetti

2' di lettura

Dalle campagne romagnole, nell’entroterra delle spiagge della Riviera, alle spiagge tropicali delle Cayman. È una girandola di scatole cinesi e di paradisi fiscali la catena di comando di Unieuro, i negozi di elettronica nati da un’idea del padre di Oscar Farinetti, il Re del Cibo Artigianale con Eataly. Dopo un digiuno durato quasi un anno, ha avuto il merito di riaprire Piazza Affari alle matricole: il primo debutto del 2017 (l’ultimo era stato a luglio del 2016). La catena di controllo di Unieuro però è per amanti della geografia: la società, la più grande catena italiana di elettronica con 460 negozi, è controllata al 68% dalla Italian Electronics Holdings, IEH, (il resto è la parte che è stata quotata in Borsa), a sua volta è nata da una fusione celebrata pochi mesi fa (tra la Venice Holdings e la Italian Electronics). Dentro questa cassaforte sono raggruppati i tre soci di riferimento: la famiglia Silvestrini con il 14%; la Dsg (holding londinese che fa capo al colosso inglese dell’elettronica Dixons) con il 15%; e la International Retail Holdings (Ihr) che ha il 70% ed è socio di maggioranza.

E da qui inizia una lunga caccia al tesoro che fa il giro di mezzo mondo. La Ihr è una società lussemburghese, domiciliata al 15 della Rue Edward Steichen. Ma come ogni cassaforte del piccolo stato europeo, paese prediletto per la fiscalità generosa, è solo una scatola vuota(con un capitale sociale di 110mila euro). Sopra, compaiono altri due soci: la Rhone Off Shore Partners II, che ne controlla il 64%; e la Rhone Partners II con il 31% (il resto è suddiviso tra altre holding minori). Come lascia intuire il nome, che non fa mistero del suo passaporto, la Rhone Off-Shore è un’altra holding domiciliata in un paradiso fiscale: le isole Cayman. Per non essere da meno l’altra holding, la Rhone Partners, risulta invece domiciliata in Delaware, uno tra i più piccoli stati degli Usa ma famoso per essere molto accondiscendente verso le aziende e le tasse.

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Queste società con la residenza nei paradisi fiscali di mezzo mondo hanno una partnership con l’investitore Rhone Capital II, un fondo di private equity americano: i suoi uffici sono a New York sulla Fifth Avenue e precisamente dentro il Rockefeller Center, da dove tira le fila del controllo. Ma non è ancora la cima della piramide: perché Rhone Capital II è controllata al 100% da Rhone Holdings II e finalmente ecco il gradino più alto: la Rhone Capital. Tutta questa piramide non sarà sproporzionata per un’azienda che fattura 1,7 miliardi, ma in fin dei conti è una Small Cap (capitalizza 220 milioni)?

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