i punti di forza dell’olanda

Unilever, tasse e norme anti-scalata dietro la scelta di Rotterdam

di Michele Pignatelli

(AFP)

2' di lettura

In gergo finanziario la chiamano poison pill, “pillola avvelenata”. È la strategia, garantita dalla legislazione olandese, che permette alle società di contrastare o scoraggiare le acquisizioni ostili. Ed è certamente, insieme alla generosa legislazione fiscale, uno dei fattori che hanno determinato la scelta di Rotterdam come quartier generale di Unilever e dell’Olanda come unica sede legale.

Il tentato takeover di Kraft Heinz
Non è un caso che la revisione della struttura bicefala della multinazionale anglo-olandese sia stata avviata proprio all’indomani dello sventato takeover da parte dell’americana Kraft Heinz. Ancora ieri Unite, il più grande sindacato britannico, commentando il trasferimento di Unilever, lo ha definito una grave denuncia delle leggi troppo permissive in materia di acquisizioni da parte del Regno Unito, in contrasto con l’Olanda dove - oltre agli interessi degli investitori - si prendono in considerazione gli interessi nazionali, le ricadute occupazionali e ambientali. Tutti fattori che possono giustificare, invece, le misure anti-scalata concesse dalla legislazione dei Paesi Bassi.

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L’incentivo fiscale: niente tasse sui dividendi
L’altro innegabile aspetto della scelta di Unilever è, naturalmente, quello fiscale. Il governo olandese di Mark Rutte (peraltro ex manager della multinazionale) ha varato una serie di misure destinate ad accrescere l’appeal del Paese, su tutte l’abolizione della tassa sui dividendi (che era al 15%): un provvedimento che, secondo alcuni esponenti dell’opposizione, sarebbe stato preso proprio su pressione delle multinazionali, Unilever e Shell in testa. L’altra misura, piatto forte del programma della coalizione di governo, è la progressiva riduzione della già favorevole corporate tax, che scenderà tra il 2019 e il 2021 dall’attuale 25 al 21% (dal 21 al 16% per i redditi di impresa sotto i 200mila euro).

L’Aja a dire il vero ha annunciato anche provvedimenti per scrollarsi di dosso la nomea di paradiso fiscale, con l’obiettivo di colpire le migliaia di società di comodo che hanno sede legale nel Paese solo per consentire alle multinazionali - attraverso triangolazioni - di non pagare le tasse. Allo scopo sarà introdotta una ritenuta alla fonte sui trasferimenti infragruppo di dividendi, interessi e royalties di società residenti in Olanda con filiali in giurisdizioni con aliquote giudicate troppo basse. Ci sarà inoltre una stretta sui “tax ruling”, le pratiche in base alle quali viene concordato in anticipo il trattamento fiscale che la società riceve in un Paese. Pratiche finite più volte sotto la lente della Commissione europea, con Olanda, Irlanda e Lussemburgo chiamate in causa per alcuni casi eclatanti (Apple, Starbucks, Fiat).

Il monito di Bruxelles
Il cambio di rotta non sembra per il momento bastare a Bruxelles, che ha censurato la settimana prossima sette Paesi - oltre a Olanda, Irlanda e Lussemburgo, Belgio, Cipro, Ungheria e Malta - per politiche aggressive sul fronte delle tasse, che comprometterebbero l’integrità del mercato unico europeo. L’appeal fiscale continua però a pagare: l’ultima conferma è la scelta di Unilever.

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