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Unione europea della difesa, una nuova opportunità nel processo di integrazione

Base delle discussioni è lo Strategic compass, il documento che oltre a creare un’unità militare di 5 000 persone, invita i 27 stati membri ad impegnarsi ad aumentare il loro budget per la difesa

di Fiorella Lavorgna

Comitato Militare Europeo (Afp)

2' di lettura

L’Unione europea della difesa è da sempre un nodo problematico nel processo di integrazione europea. Il Parlamento europeo ha organizzato a Roma una conferenza a cui hanno partecipato politici di rilievo nazionale, gli alti vertici militari italiani insieme all’AD di Leonardo, azienda leader del settore difesa. Scopo dell’incontro quello di indagare se i tempi sono maturi per rompere il tabù della difesa comune europea e indagare le opportunità di un’integrazione in questo settore, soprattutto per l’Italia. Lo Stategic compass - la bussola strategica - approvata a fine marzo dal Consiglio europeo è, secondo il Presidente del Comitato Militare Europeo, generale Claudio Graziano, “il primo documento Ue che parla di difesa strategica in un momento in cui la questione della difesa europea non è più rinviabile”. Lo Strategic compass, oltre a creare un’unità militare di 5 000 persone, invita i 27 stati membri ad impegnarsi, seppur individualmente, ad aumentare il loro budget per la difesa. A questo proposito il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha evidenziato come l’Italia, investendo nel settore della difesa, possa giocare un ruolo chiave nella futura strategia europea. Se questa venisse finanziata con il prossimo MFF - il budget settennale europeo - significherebbe un ulteriore passo verso l’unione fiscale, sulla falsariga di quanto potrebbe accadere se il Next Generation EU - che per la prima volta crea debito comune - raggiungesse il suo scopo. “Se vogliamo parlare di integrazione dobbiamo avere per ogni paese Ue ben chiara una mappa delle cose che sappiamo fare bene e sulle quali vogliamo investire”, così Alessandro Profumo, Ad di Leonardo, che durante l’incontro ha fatto un quadro sullo stato della spesa militare degli Stati membri, e sugli ostacoli all’integrazione.

Profumo: fondamentali gli investimenti nella ricerca su cui sta intervenendo il Pnrr

Dai dati forniti da Profumo si evince che, al momento, l’Europa esporta buona parte dell’output dell’industria militare, il 39% contro solo il 9% degli Stati Uniti. Ogni Stato acquista i materiali di cui ha bisogno in autonomia senza coordinarsi con gli altri. In un sistema di difesa comune l’integrazione avverrebbe secondo una logica di specializzazione verticale per non frammentare le risorse. “Fondamentali gli investimenti nella ricerca, su cui il Pnrr sta già intervenendo” ha concluso l’Ad di Leonardo. Ad essere ancora più esplicito nel legare le opportunità sia per l’Italia che per l’Europa di una difesa comune europea è stato l’ex Presidente del Parlamento UE Antonio Tajani. “C’est l’argent que fait la guerre. C’est l’argent que fait l’Europe” - è il denaro che fa la guerra, è il denaro che fa l’Europa. Ribadendo la necessità di uno strumento economico permanente per costruire un sistema di difesa europea. La difesa comune finanziata con debito europeo permetterebbe di rendere l’aumento delle spese militari più accettabile per l’opinione pubblica europea, sia da un punto di vista economico che politico. Infine, all’obiezione se una politica di difesa possa essere realmente possibile davanti ai diversi interessi di politica estera degli Stati membri, il leader di Azione Carlo Calenda ha risposto che il primo passo concreto potrebbe essere quello di creare insieme un sistema di difesa anti-missile.

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