L’EUROPA COMPIE 60 ANNI

«Unione indivisibile, sì a diverse velocità». Firmata dai leader Ue la Dichiarazione di Roma

di Gerardo Pelosi

(Reuters)

3' di lettura

I concetti chiave, ossia l’unità dell’Europa, la sua indivisibilità e la possibilità per gruppi di Paesi di procedere più speditamente di altri in determinati settori (la cosiddetta “doppia velocità”) sono tutti fatti salvi nella “dichiarazione di Roma” che è stata firmata questa mattina alle 11.30 in Campidoglio dai 27 capi di Stato e di Governo europei. Certo, rispetto alle formulazioni iniziali proposte dall’Italia, nel corso del negoziato tra gli sherpa qualcosa si è perso per strada perché, alla fine, si è dovuto cedere alle pressioni della Polonia e dei Paesi dell’Est preoccupati di vedere un’Europa di serie A divisa da una di serie B.

Preoccupazioni ingiustificate dal momento che le cooperazioni rafforzate per alcuni settori (come sicurezza e difesa) già sono contemplate dai trattati di Lisbona. Solo “sciocchezze” come le ha più drasticamente liquidate ieri il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano parlando della necessità di riprendere insieme il cammino dell'integrazione.

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Ultime riserve greche destinate a cadere
Anche le ultime riserve avanzate da parte della delegazione greca (per motivi legati al negoziato sul Patto di stabilità) alla fine sembrano destinate a cadere dopo un intervento di ieri del premier Paolo Gentiloni, aprendo quindi la strada a quella firma di tutti e 27 che non era affatto scontata. Dieci anni fa, a Berlino, per le celebrazioni del mezzo secolo di vita dei Trattati la dichiarazione finale fu firmata solo dai capi delle istituzioni europee, ossia presidenti della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo. Se questa volta tutto filerà liscio anche dal punto di vista dell’ordine pubblico e dell’organizzazione dell'evento, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni potrà considerare davvero quello di Roma il suo primo vero “battesimo di fuoco” superato davanti a una platea internazionale in vista di appuntamenti ancora più “globali” e delicati come il G7 che si terrà a Taormina il 26 e 27 maggio prossimi.

Il ruolo sociale dell’Europa
Ieri agli imprenditori europei e poi all'udienza da Papa Francesco Gentiloni ha enfatizzato il ruolo sociale dell'Unione europea, il suo sistema di welfare per combattere povertà ed esclusione sociale. «Non vogliamo una Europa divisa – ha spiegato Gentiloni - l’Europa è unita e indivisibile, ma vogliamo anche andare avanti su una idea comune di Europa, in aree ad esempio come difesa e sicurezza. Abbiamo bisogno di una maggiore integrazione e rivendichiamo un ruolo globale per l'Europa». In Vaticano il premier ha ricordato le radici cristiane dell'Europa e ha rilevato che «l'Unione non è solo quella dei parametri ma quella dei valori, della ricchezza delle diversità, dell'esempio, della morale e delle idee».

I leader Ue firmano la dichiarazione di Roma

I leader Ue firmano la dichiarazione di Roma

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Il segnale di apertura a Tsipras
Gentiloni, insieme al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, nell'incontro con le parti sociali di ieri ha fatto un pubblico riconoscimento alla Grecia sui temi sociali. Parole che, secondo fonti italiane, sono un segnale preciso ad Alexis Tsipras per evitare sorprese dell’ultima ora che potrebbero vedere la delegazione greca disertare la cerimonia della firma della “dichiarazione di Roma”. «Bisogna difendere» le conquiste sociali in tutti i Paesi Ue, «come affermato in una lettera dal primo ministro greco», ha detto Gentiloni. «La Grecia ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno della Grecia», ha sottolineato Juncker.

Secondo Gentiloni «celebrando quello che abbiamo raggiunto in questi decenni e riflettendo sulle priorità comuni avanti, non possiamo non pensare a lavoratori e lavoratrici, imprenditori e imprenditrici che hanno dato forza all'economia europea. La nostra comunità trae dal lavoro la sua forza maggiore e valore, dal lavoro e dal saper fare de partire qualsiasi riflessione sul futuro». E soprattutto, per il futuro occorre, secondo Gentiloni «rafforzare il modello di welfare europeo che, in diverse declinazioni nazionali, ha permesso di combinare crescita e giustizia».

Le critiche dell’Economist all’Italia
Con i risultati di Roma Gentiloni spera di smentire (o almeno di mettere la sordina) alle dure critiche che il settimanale inglese Economist rivolge al nostro Paese. «L’Unione europea è un progetto franco-tedesco - scrive in un editoriale l'Economist - ma quando c'è bisogno di una buona dose di grandiosità allora ci si rivolge all'Italia. Ironia della sorte perché se si domanda ai funzionari di Bruxelles cosa li tiene svegli la notte la risposta è sempre la stessa: l’Italia». Il titolo lascia poco spazio all'immaginazione: «L'Italia, palla al piede dell'Europa». Si ricorda la disoccupazione giovanile al 38%, una previsione di crescita ferma allo 0,9% e uno dei tassi d’occupazione più bassi dell'Ocse con gli euroscettici in continuo aumento con una resa dei conti sempre più vicina tra Roma e Bruxelles. Tuttavia, ammette il settimanale, il Paese è forte perché è sopravvissuto «agli anni del terrorismo, a epici scandali politici e ai lunghi anni di Silvio Berlusconi». E oggi, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, il Paese ha un governo stabile guidato da Paolo Gentiloni di cui «i partner europei parlano molto bene».

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