TRIBUNALE DI PORDENONE

Unioni civili, sì all’assegno nel divorzio tra due donne

di Valentina Maglione


L'ABC delle Unioni Civili

1' di lettura

Sì all’assegno di divorzio per il coniuge più debole, anche quando a finire è l’unione civile. Lo ha deciso il Tribunale di Pordenone che, all’esito dell’udienza presidenziale del 13 marzo, ha riconosciuto un assegno di divorzio periodico a favore di una donna unita civilmente con la sua compagna dal 2016. Le due donne convivevano già dal 2013, ma solo tre anni dopo, con il debutto della legge Cirinnà, hanno potuto formalizzare il loro legame. E ora, con la fine della relazione, chiudono l’unione civile: si tratta di uno dei primi casi di divorzio “diretto”, che non richiede cioè il passaggio per la separazione, come accade invece per i matrimoni.

Alla parte dell’unione civile economicamente più debole, difesa dall’avvocato Maria Antonia Pili, presidente di Aiaf Friuli Venezia Giulia, il Tribunale ha riconosciuto un assegno periodico. La decisione considera che il «pacifico» squilibrio tra le condizioni economiche delle due donne è riconducibile a scelte di vita fatte nel corso della relazione: il giudice considera non solo il periodo successivo all’unione civile, ma anche quello di convivenza che lo ha preceduto. In particolare, la donna economicamente più debole ha cambiato città per vivere con la compagna e ha anche lasciato il lavoro, optando per uno meno retribuito. Il Tribunale rileva quindi (richiamando la sentenza a Sezioni unite della Cassazione 18287/2018) una perdita di chance.

Per questo il giudice riconosce alla donna un assegno mensile (provvisorio) di 350 euro, presupponendo che continui a occupare la casa comune. Ma nella decisione si precisa anche che se in futuro la beneficiaria dovrà lasciare questa abitazione l’importo dell’assegno dovrà essere rimodulato.

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