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Unipol al 19,9% di Bper. Cimbri: «Per Carige soluzione industriale»

di Laura Galvagni


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(Imagoeconomica)

4' di lettura

«Unipol è salita al 19,9% di Bper» e «per Carige la migliore opzione è un’operazione industriale, ma al momento non ci sono le condizioni». Mentre in materia di regole, la revisione di Solvency II è chiave per il settore assicurativo. Carlo Cimbri, ceo di Unipol e presidente di UnipolSai, è da nove anni amministratore delegato della galassia di Bologna e ha quasi 30 anni di esperienza nel mondo delle polizze. Con l’investimento in Bper parte però una nuova sfida ed è da qui che inizia anche l’intervista con Il Sole 24 Ore.

Entro il 30 giugno Unipol doveva completare l’ascesa nel capitale di Bper. A che punto siete arrivati?

Abbiamo concluso gli acquisti, siamo al 19,9%, come previsto dall’autorizzazione della Bce. È il completamento di qualcosa che parte da lontano.

A questo punto che ambizioni avete per la banca, anche in termini di governance?

Bper sta portando avanti il suo piano. Certo c’è un fatto oggettivo, la compagine azionaria è mutata sensibilmente. E non parlo solo di noi. A esito dell’aumento di capitale la Fondazione Banco di Sardegna avrà oltre il 10% dell’istituto e noi comunque saremo stabili attorno al 20%. Rispetto a un anno fa quando è stato rinnovato il consiglio di amministrazione ci sono stati dei cambiamenti strutturali. Dal punto di vista soggettivo, poi, sono venuti a mancare quegli elementi che ci avevano portato a decidere di restare fuori dal board. Prima avevamo una banca, Unipol Banca, e una partecipazione importante in Bper, il che poteva generare delle situazioni di conflitto di interesse, ora abbiamo solo la partecipazione. Spesso sono gli stessi organi amministrativi che prendono atto del mutamento di contesto.

Avete fatto delle considerazioni in proposito anche sul piano manageriale?

Lasciamo lavorare Vandelli (ceo di Bper, ndr), ora è nelle condizioni migliori per portare avanti il piano industriale.

E del possibile interesse di Bper per Carige cosa ne pensa?

Credo che in queste situazioni se non si cercano soluzioni industriali di fatto si rimanda solo il problema. L’approdo futuro di Carige, a mio parere, deve essere all’interno di un gruppo bancario. Detto questo, Bper in questo momento ha il suo programma e lo sta portando avanti. Oggi non ci sono le condizioni per fare un’operazione.

In prospettiva però Bper dovrà per forza mettersi in gioco in un’ottica di potenziale consolidamento del settore.

È prematuro parlarne. Di consolidamento si discute da tanto tempo e per come è strutturato il settore bancario è un passaggio necessario. Poi, per realizzarlo, bisogna che si creino le condizioni giuste. Indubbiamente c’è bisogno di un’altra grande banca nazionale oltre a Intesa Sanpaolo.

Ubi ha da poco avviato una gara per individuare un nuovo partner assicurativo unico. UnipolSai è interessata?

Guardiamo tutto ma non abbiamo fatto alcuna offerta. Ritengo che il modello di bancassurance possa funzionare ma solo se fa parte di un accordo strategico più ampio, non deve essere una mera condivisione di una joint venture. Lo schema che abbiamo attuato con Bper e Sondrio, che prevede la corresponsione di commissioni e nessun costo di avviamento, ha una logica industriale poiché pone molta enfasi sulla distribuzione, la rete bancaria è concretamente coinvolta nella vendita, è interessata a commercializzare i nostri prodotti.

Di consolidamento si discute da tanto tempo e per come è strutturato il settore bancario è un passaggio necessario. Indubbiamente c’è bisogno di un’altra grande banca nazionale oltre a Intesa Sanpaolo

Nel piano industriale, che in questo momento state presentando anche ad agenti e dipendenti, avete individuato tre macro aree, definite ecosistemi, che guarderanno al settore della mobilità allargato, al welfare e alla protezione della proprietà. L’acquisizione di Car Server va nella direzione di sviluppare questi segmenti? E come è possibile declinare lo stesso modello sugli altri ecosistemi?

Il noleggio a lungo termine si affianca al nostro business tradizionale, gestiamo un quarto dei sinistri del paese, ed allo stesso tempo è un mercato che vediamo in crescita e questo ci permetterà di ottenere sia sinergie di costo che di ricavi. Nel welfare, invece, UniSalute sta sviluppando dei progetti nell’ambito dell’offerta di prestazioni sanitarie di base. A Bologna, dove già ne esisteva uno, apriremo un secondo centro medico dove sarà più semplice e più vantaggioso avere accesso a determinati tipi di diagnostica. Mentre nel property, grazie all’impiego della tecnologia, contiamo di non occuparci più solo di protezione ma anche di prevenzione.

Avete un progetto industriale ambizioso, 2 miliardi di utili cumulati al 2021, ma ritenete di aver alle spalle un assetto azionario capace di garantire gli obiettivi di crescita? Le Coop stanno vivendo una fase delicata.

Sono una grande organizzazione, sapranno adeguarsi come già hanno fatto in passato ai tempi che cambiano rimanendo competitive. Il nostro obiettivo è dargli una redditività interessante perché possano essere soddisfatti dell’investimento.

È una missione difficile stante il contesto in cui operano le assicurazioni in questa fase, tra regole di Solvency, dinamiche dello spread e tassi bassi?

Ci aspettiamo una revisione delle norme prudenziali previste da Solvency II a livello europeo visto che nell’attuale regime le compagnie italiane di fatto non possono mitigare linearmente le variazioni dello spread. Introdurre invece differenze nella valutazione ai fini Solvency tra i titoli dei vari paesi europei è un’eventualità da scongiurare. Non per le compagnie italiane che si adeguerebbero a qualsiasi regola ma nell’interesse del paese. Si ridurrebbe la domanda di Btp con conseguenze sul costo del debito. I tassi bassi poi non fanno bene a un settore che fa investimenti di lungo termine prevalentemente in titoli di debito. Il settore necessita di asset class liquide ed è naturale che le compagnie privilegino investimenti in titoli del proprio paese anche per ragioni di hedge geografico.

Avete mai pensato di aprire il settore immobiliare a un player industriale?

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