assicurazioni

Unipol, in Bper non oltre il 20%. Nel semestre utile netto consolidato di 644 milioni

Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol (Ansa)

2' di lettura

Su Bper il gruppo Unipol ha una «strategia semplice e lineare»: ha incrementato la quota (fino al 15%) perché ritiene «possa essere un buon investimento per il gruppo, che può dare ritorni importanti». È quanto ha dichiarato in conference call Carlo Cimbri, numero uno di Unipol, interpellato sulla strategia del gruppo riguardo la partecipazione in Bper, chiarendo che non vuole andare oltre il 20% già autorizzato dalla Bce e che non intende costruire «conglomerati finanziari» né «acquisire posizioni di controllo nella banca, di diritto e di fatto».

«Riteniamo che dati i prezzi attuali, lo sconto a cui quota Bper in Borsa come tante banche italiane abbia degli spunti di ritorno sull'investimento importanti nel medio termine», ha sottolineato il manager, sottolineando che Unipol è un investitore di lungo periodo che intende accompagnare la banca nel prossimo piano industriale. «Poi - ha aggiunto - sarà la qualità della gestione della banca, a cui noi non vogliamo partecipare attiviamente, a dirci se le nostre valutazioni erano corrette».

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Quanto a Unipolsai la partecipazione ottimale per Unipol nella controllata è tra il 75% e l'80% ma non oltre «perché non vogliamo inaridire il suo flottante che deve essere adeguato alla dimensione della società, circa 1 miliardo di euro». Al momento non esistono «ipotesi di accorciamento della catena». Nei mesi scorsi «abbiamo osservato - ha aggiunto il manager - il calo delle quotazioni del titolo e abbiamo valutato di incrementare la quota poco meno dell'80% perché riteniamo che il valore del nostro titolo sia diverso: UnipolSai ha una capacità consolidata, strutturata e stabile di produrre reddito e a questi prezzi di Borsa ha un rendimento interessante: per questo siamo saliti».

Oggi, prima della conference call di Cimbri, il cda di Unipol ha approvato i conti del primo semestre, che vedono un risultato netto consolidato positivo per 644 milioni di euro, comprensivo della plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione in Popolare Vita pari a 309 milioni (nel primo semestre 2017 il gruppo aveva perso 390 milioni per effetto del piano di ristrutturazione del comparto bancario). Il risultato ante imposte del comparto assicurativo è pari a 852 milioni (+46,9%): a tale risultato contribuiscono il settore Danni per 329 milioni (-10,5% rispetto ai 368 milioni nei primi sei mesi del 2017, «che beneficiavano del migliore contributo della gestione finanziaria», spiega una nota) e il settore Vita per 523 milioni (+146,7%, tenuto conto della cessione di Popolare Vita).

La raccolta diretta assicurativa, al netto di Popolare Vita, si è attestata a 6,2 miliardi, con il Danni in linea col 2017 a 4 miliardi e il Vita in aumento del 16,4% a 2,1 miliardi, a fronte di un andamento tecnico Danni in miglioramento con il combined ratio lavoro diretto al 93,0% rispetto al 95,3% del primo semestre 2017. Per quanto riguarda infine il Solvency Ratio consolidato si attesta al 160%, «in flessione rispetto al 166% del 31 dicembre 2017, per effetto in particolare dell'allargamento dello spread sui titoli governativi italiani».

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