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Università, affitti in calo e stanze vuote: tre case per ogni studente

Didattica a distanza, smart working e South working hanno prodotto un eccesso di offerta e – si stima – un calo dei canoni. L’incertezza sulla ripartenza frena la firma di nuovi contratti. Ora anche gli atenei si muovono per favorire le locazioni degli studenti meno abbienti

di Laura Cavestri

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Didattica a distanza, smart working e South working hanno prodotto un eccesso di offerta e – si stima – un calo dei canoni. L’incertezza sulla ripartenza frena la firma di nuovi contratti. Ora anche gli atenei si muovono per favorire le locazioni degli studenti meno abbienti


5' di lettura

Tre appartamenti per ogni studente. Alla fine, probabilmente, si spenderà meno. Ma soprattutto si sceglierà meglio. Ovvero, ogni studente avrà quello che ha sempre sognato: 2-3 opzioni tra cui scegliere. Dopo anni in cui per accaparrarsi una stanza nelle principali città italiane studenti e lavoratori si rincorrevano già a giugno – con una domanda che superava ampliamente l’offerta – gli effetti del covid-19 hanno ribaltato il rapporto e prodotto un’impennata nell’offerta, rispetto a una domanda che ancora langue, con picchi che arrivano al +290 per cento.
Complice anche la riconversione di migliaia di appartamenti – sinora destinati agli affitti brevi ma da mesi vuoti per l’assenza di turismo internazionale – alla locazione “di lungo termine”. È questa la principale evidenza che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Immobiliare.it, che, pochi giorni fa, ha fatto il punto sul comparto delle locazioni di stanze e posti letto nelle principali città universitarie. Il Covid-19 ha avuto come effetto collaterale quello di svuotare, da Nord a Sud, le stanze generalmente affittate agli studenti e ai lavoratori fuori sede. Così, in Italia la disponibilità di camere rispetto al 2019 è, in media, più che raddoppiata (+149 per cento).

«Visitano il sito. Vedono gli appartamenti. Dicono sì con entusiasmo e poi aspettano. Abbiamo tantissimi contratti in pipeline. Ma non si chiudono, non firmano il contratto. Attendono indicazioni chiare dall’università, di capire se le attività di laboratorio, gli obblighi di presenza, i tirocini ripartiranno, quando e in che modo». Per Sara Taddei, marketing & communication manager di Dovevivo, il mercato degli affitti di stanze e appartamenti per studenti non è a picco. Semplicemente, è congelato in attesa di settembre.

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«Didattica a distanza, smart working e South working hanno fatto registrare quest’anno un boom dell’offerta di stanze e posti letto che in alcuni casi, come a Milano, risulta quasi quadruplicata rispetto al 2019 – ha sottolineato Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it –. Studenti e lavoratori che sceglievano soluzioni abitative transitorie, come quelle di una stanza singola o di un posto letto in una doppia, hanno preferito in molti casi abbandonare momentaneamente le città, in favore di spazi più ampi e di un risparmio sull’affitto». Non sorprende quindi che a distinguersi per quantità di soluzioni sul mercato siano i più grandi e rinomati poli lavorativi e universitari. Milano è la città record per quanto riguarda la disponibilità di stanze: +290% su base annuale, seguita da Bologna (+270%). Offerta quasi triplicata a Padova (+180%) e Firenze (+175%) e raddoppiata a Torino (108%), Roma (+130%) e Napoli (+100%). Pisa è la città che registra l'incremento minore (+12%), comunque a doppia cifra rispetto al 2019.

Le iniziative delle università per gli affitti

Intanto, le università – per lo più orientate a una didattica “mista”, in parte in aula e in parte a distanza – si stanno muovendo. Tra i tanti, due esempi. A Bologna, la nuova proposta – finanziata dall’Università e dal Comune – prevede un contributo destinato ai proprietari di appartamenti per affitti brevi (di norma stimate tra 7 e 30 giorni) che riservino condizioni agevolate per gli studenti fuori sede con un Isee non superiore a 35mila euro che debbano recarsi periodicamente in ateneo. A Parma, sempre Comune e Università, hanno stanziato un fondo da 175mila euro per aiutare i fuori sede con l’affitto.

Prezzi (lentamente) in calo

L'aumento considerevole dell’offerta ha avuto a sua volta come effetto una frenata sul caro prezzi. Addirittura con un’oscillazione lievemente in negativo, come Bologna e Palermo dove una stanza singola costa il 9% in meno rispetto al 2019 o Siena, dove chi cerca un posto letto può contare su un ribasso medio del 12 per cento.
«Il confronto anno su anno ci rivela che a fronte di un picco dell'offerta i prezzi per ora tengono – ha aggiunto Carlo Giordano –. Il mercato immobiliare è più lento rispetto ad altri nell'assorbire il contraccolpo di avvenimenti esterni, come il Covid-19, ed è troppo presto per dire se ci sarà un impatto anche sul prezzo delle stanze in affitto. L’analisi dimostra infatti una situazione di sostanziale stabilità dei costi di questa tipologia di locazioni che difficilmente registrano oscillazioni, in positivo o in negativo, superiori ai 10 punti percentuali».
«Mentre in casi di crisi – ha spiegato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – l’abbassamento dei prezzi di vendita degli immobili non è mai immediato, perchè se il proprietario non ha fretta, cerca di resistere e non abbassa il prezzo, preferendo attendere, sui canoni d’affitto credo che gli effetti si vedranno presto. Chi vuole mettere a reddito ha fretta di affittare e se c’è molta offerta o la controparte offre meno, sarà il locatore a doversi adattare per non lasciare l’appartamento vuoto. Il canone è più facilmente negoziabile».

Le città più care

Milano si conferma la città più cara in cui vivere da fuori sede, nonostante i prezzi delle singole siano rimasti praticamente fermi rispetto al 2019 (565 euro al mese) e quelli dei posti letto in doppia abbiano subito un ribasso del 7% (345 euro). Roma, seppur con costi decisamente inferiori, è la seconda più cara: qui vengono richiesti in media 438 euro per una singola e 287 euro per un posto in doppia. Seguono Bologna e Firenze dove per affittare una singola sono necessari circa 400 euro. Sotto la soglia dei 400 euro si trovano poi Venezia – dove per una singola si chiedono in media 358 euro – Napoli (338 euro la singola) e Torino (330 euro).

Cresce di poco chi decide di vivere da solo

Eppure il Covid-19 non cambia le preferenze di chi cerca casa. Da una rilevazione effettuata da SoloAffitti tra le proprie agenzie sul territorio, per gli studenti rimangono di primaria importanza la vicinanza dell’appartamento rispetto alla facoltà frequentata (73%) e la comodità ai mezzi pubblici (60%), oltre alla disponibilità della stanza singola invece che una doppia o una tripla (67%). Molto importante anche l’arredamento di buon livello come fattore di scelta (38%), così come ormai ritenuta imprescindibile per molti la presenza di wi-fi (23%), che, a dire il vero, è sempre più diffusa come dotazione standard. Va rilevato, infine, che l’emergenza sanitaria non ha radicalmente cambiato il rapporto degli studenti rispetto alla ricerca dell’alloggio in affitto. Infatti, a specifica domanda, le agenzie segnalano una crescita dall’anno scorso a quest’anno della ricerca di immobili non condivisi (monolocali o bilocali, anziché i classici appartamenti affittati per stanze) di soli 8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Se lo scorso anno il 20% degli studenti si avvaleva di immobili in cui vivere in maniera totalmente autonoma, quest'anno la quota di studenti che scelgono di non condividere con altri i propri spazi sono saliti solamente al 28%. Insomma, l’emergenza sanitaria non sembra aver cambiato radicalmente le abitudini di vita degli studenti fuori sede, almeno di quelli che sono certi di tornare nelle aule fisiche.

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