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Università, aumentano le risorse per gli atenei: premiato chi migliora

Decisa la ripartizione del Ffo 2019: dai 7,34 miliardi del 2018 si passa ai 7,45 di quest’anno. Premiate le strutture che scommettono su trasferimento tecnologico e sedi all’estero

di Eugenio Bruno


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

In un Paese come l’Italia, che tradizionalmente destina all’istruzione universitaria meno dell’1% del Pil, ogni aumento di risorse pubbliche per gli atenei è di per sé una buona notizia. E dunque la crescita del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dai 7,34 miliardi del 2018 ai 7,45 del 2019 lo è; lo diventa ancora di più se si osserva l’andamento che ha contraddistinto negli ultimi 10 anni il principale “bancomat” degli atenei.

Università, tutti i corsi di laurea: vai al database 2019/20

Per trovare un livello maggiore infatti bisogna risalire al 2009 quando la sua disponibilità complessiva aveva superato i 7,5 miliardi. Oltre che l’ammontare complessivo tornato ai livelli pre-crisi, del Ffo di quest’anno adesso è nota anche la composizione. Il decreto di riparto a firma del ministro uscente Marco Bussetti è pronto. Così come è pronta l’indicazione destinata alle università su come impostare la programmazione del triennio 2019-2021. Che privilegerà - sulla base di un altro Dm - la dimensione sociale della loro attività - ad esempio il trasferimento tecnologico o l’apertura di sedi all’estero - e premierà la capacità di miglioramento delle singole accademie.

IL CONFRONTO CON IL 2018

Confronto tra le dotazioni 2018 e 2019 del Fondo di finanziamento ordinario. In milioni (Fonte: Miur)

IL CONFRONTO CON IL 2018

Il fondo di finanziamento 2019

Dei 7,45 miliardi a disposizione 4,3 sono destinati alla «quota base» del Ffo. In lieve calo rispetto all’anno prima (- 2,8%) quando aveva sforato i 4,4 miliardi. Ma non è tanto l’importo totale a essere degno di nota quanto il trend inverso fatto registrare da spesa storica e costi standard: la prima cala di 246 milioni mentre i secondi aumentano di 120 per effetto dell’aumento dal 22 al 24% del suo peso. Rispetto a 12 mesi fa è data in crescita sia la quota premiale - che passa da 1,6 a 1,7 miliardi e avviene sulla base di due criteri “vecchi” basati sulla valutazione della qualità della ricerca (Vqr) e di uno “nuovo” legato ai nuovi indicatori della programmazione 2019-2021 - sia la quota perequativa (da 145 a 175 milioni). In valore assoluto a registrare l’incremento più cospicuo rispetto al 2018 è la voce «interventi legislativi» che passa da 625 a 737 milioni e al cui interno troviamo, ad esempio, il piano straordinario di assunzione di ricercatori tipo B laddove in percentuale “vincono” le chiamate dirette per docenti e ricercatori che salgono da 14 a 17 milioni (+21,4%). Degni di nota paiono infine i 10,8 milioni in più con cui sostenere la riforma dei dottorati di ricerca appena partita (su cui si veda Il Sole 24 ore del 5 agosto).

La prossima programmazione triennale

La ripartizione del Ffo 2019 si incrocia in più punti con la nuova programmazione triennale degli atenei. Un altro decreto a firma Bussetti indica agli atenei le linee di indirizzo da applicare nel triennio 2019-2021. Innanzitutto mettendo nero su bianco programmi di ateneo che individuino al massimo due obiettivi e almeno due indicatori con relativi target nei cinque ambiti indicati dal Miur (didattica, ricerca e trasferimento tecnologico, servizi agli studenti, internazionalizzazione, politiche di reclutamento). La raccomandazione ai rettori è quella di evitare di disperdere le risorse in mille microprogetti e concentrarsi invece su pochi interventi realmente strategici per il sistema universitario. Risorse peraltro attese in aumento visto che si passa dai 152 milioni dello scorso triennio ai 198 del prossimo. Per ottenerle bisogna essere valutati positivamente da una commissione mista ministero – Anvur.

L’incrocio tra programmazione triennale e Ffo lo ritroviamo anche nella distribuzione della parte di quota premiale non vincolata per legge. Circa 360 milioni annui che verranno ripartiti in base al raggiungimento degli obiettivi messi nero su bianco (tra cui, come detto, spiccano le new entry del trasferimento tecnologico e apertura di sedi all’estero): il 50% delle risorse sulla base dei livelli di risultato e il restante 50% sulla base dei miglioramenti ottenuti. Una clausola di salvaguardia che dovrebbe evitare di penalizzare il Sud come accaduto in passato e che è valso al decreto l’apprezzamento unanime della Crui. Una circostanza non proprio scontata.

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