ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùinchiesta gdf

Università, doppio incarico «sospetto» per 3mila prof

La mattina sono professori con contratto a tempo pieno e in esclusiva con le università pubbliche di Medicina o Psicologia. Il pomeriggio si trasformano in super-consulenti per studi privati o società farmaceutiche, incassando parcelle che in molti casi sfuggono al Fisco. L’inchiesta della Guardia di finanza

di Ivan Cimmarusti


default onloading pic
(Marka)

3' di lettura

La mattina sono professori con contratto a tempo pieno e in esclusiva con le università pubbliche di Medicina o Psicologia. Il pomeriggio si trasformano in super-consulenti per studi privati o società farmaceutiche, incassando parcelle che in molti casi sfuggono al Fisco. Un «sistema» di irregolarità, perché la legge consente il doppio lavoro per i docenti universitari, ma solo se hanno un contratto part time, come previsto dalla riforma Gelmini. Il fenomeno in Italia è dilagante: una platea di 3mila cattedratici delle due discipline scientifiche è finita sotto inchiesta dalla Guardia di finanza.

LEGGI ANCHE / Università, stretta sui concorsi truccati: controlli a campione sul 10% dei bandi

Operazione Magistri 2

È l’operazione Magistri 2, il seguito dell’attività già portata a termine dal nucleo speciale spesa pubblica che ha consentito di segnalare alle procure della Corte dei conti circa 400 docenti a tempo pieno in Ingegneria e Architettura per un danno erariale da 80 milioni di euro.

Il nuovo progetto investigativo – inserito negli obiettivi 2020 della Guardia di finanza – ha l’ambizioso traguardo di scoperchiare il «sistema» che si protrae da decenni: professori di Medicina e Psicologia con contratto a tempo pieno con la pubblica amministrazione che, per questo, dovrebbero svolgere la propria professione «in esclusiva» con l’università. Un vincolo previsto dal decreto legislativo 165 del 2001 (ordinamento del lavoro alle dipendenze della Pa), che all’articolo 53 disciplina «Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi». Ma tutto questo sembra essere disatteso.

L’incrocio preliminare nelle banche dati ha portato alla luce una sistematica violazione della norma, che così permette ai docenti di incassare non solo l’intero stipendio dell’università, ma anche ricche parcelle per consulenze private, il più delle volte oscure per il Fisco , perché basate su prestazioni professionali che non dovrebbero esistere, in quanto incompatibili con il lavoro accademico.

LEGGI ANCHE / All'università la cooptazione funziona meglio dei concorsi

Il “sistema” dei baroni

L’accertamento è in una fase preliminare, perché adesso si dovrà capire quanti di questi 3mila docenti sono effettivamente in un regime di irregolarità. Di fatto le tracce da seguire sono evidenti, se non addirittura smaccate. Non di rado – come dimostrato nell’operazione Magistri 1 su docenti di Ingegneria e Architettura (si veda Il Sole 24 Ore del lunedì del 30 aprile 2018) – i professori a tempo pieno che vogliono svolgere il doppio lavoro possono contare sull’avallo anche dei rettori, che così finiscono per incorrere nella culpa in vigilando se non anche nel reato di falso. In questo “sistema”, che si nutre della solidarietà tra i cosiddetti “baroni” universitari, a rimetterci è lo Stato, con un’emorragia di denaro ingiustificato, ma anche la qualità dei corsi.

A lezione con i collaboratori

La qualità dei corsi non è un aspetto di secondo piano. Magistri 1 ha dimostrato che i professori a tempo pieno di Ingegneria e Architettura bigiavano le ore di lezione per svolgere lavori privati, mandando però agli incontri con gli studenti i propri collaboratori. La preparazione degli assistenti universitari non è in discussione, ma la legge prevede che i docenti a tempo pieno siano in ateneo «per non meno di 350 ore annuali». Tempo che dovrebbe essere impiegato per gli studenti e per l’analisi di compiti didattici integrativi. Invece, nei casi sotto analisi, erano puntualmente negli studi privati a progettare case o restauri di interni per migliaia di euro. Una rete di rapporti tra docenti, che potrebbe anche favorire l’accesso alle cattedre dei collaboratori, come ipotizzato dalle inchieste giudiziarie di Catania e Firenze.

Gli 80 milioni di Magistri 1

L’accertamento su Ingegneria e Architettura ha chiuso il danno erariale in oltre 80 milioni di euro. Da ultimo, lo scorso maggio, nell’ambito di Magistri 1, sette professori di Architettura e Ingegneria dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” sono stati segnalati per danno erariale alla Corte dei conti. Un danno valutato in oltre 1,6 milioni di euro in quanto i docenti – tutti con contratto a tempo pieno – svolgevano consulenze con società petrolifere o impegnate nel ciclo dei rifiuti.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...