PNRR

Università e territorio insieme per un nuovo modo di fare ricerca

Gli atenei avvertono il senso di responsabilità di utilizzare i soldi come investimento per le generazioni future.

di Fiorella Lavorgna

3' di lettura

Il Pnrr «ci sta abituando ad un nuovo modo di fare ricerca: fare rete con le altre università e con il territorio». Cosi’ Daniela Mapell i, rettrice dell’Università di Padova in occasione dell’iniziativa “Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, incontro che ha lo scopo di comunicare i contenuti e le opportunità del PNRR nelle città italiane. La rettrice ha indicato come in questo momento ci sia abbondanza di fondi per la ricerca e gli atenei avvertono il senso di responsabilità di utilizzare questi soldi come investimento per le generazioni future. L’Università di Padova è attualmente impegnata nella redazione di un progetto di sviluppo della terapia genetica e della tecnologia RNA. Secondo la rettrice “investire in queste tecniche significa che l’Italia intende diventare un punto di riferimento in queste due tecnologie”. Ogni bando destinato a progetti che colleghino la ricerca con l’impresa prevede finanziamenti che vanno dai 200 ai 400 milioni di euro. L’obiettivo è investire sulle generazioni future, non lasciargli in eredità ingenti debiti e abbattere le tre disparità - territoriale, generazionale e di genere - che caratterizzano le società europee.

Per Mariastella Gelimini il Pnrr non è assistenzialismo

“Il Pnrr non può essere una misura risarcitoria o assistenzialista” ha detto Mariastella Gelmini, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, che ha sottolineato come non si tratti solo di ricevere soldi dall’UE, ma di impegnarsi per realizzare quelle riforme che i governi non sono ancora riusciti a realizzare. Durante il suo intervento, il Ministro ha aggiunto: “c’è polemica sul fatto che gran parte di queste risorse vadano al Mezzogiorno, e da donna del nord comprendo questo disagio. Però dico anche che se l’Italia ha ottenuto più risorse è perché questo divario esiste. Mi auguro che il Mezzogiorno abbia le capacità di spendere il 40% che gli compete, mentre il nord sta già facendo la sua parte”. Il Ministro ha poi concluso il suo intervento parlando del fenomeno di impoverimento e spopolamento dei territori montani, di cui il Ministro ha la delega. Lo spopolamento della montagna non è ineluttabile, ma anche in questi territori non bisogna agire in senso risarcitorio. Per questa ragione è stata concepita una legge quadro che si propone di combattere la marginalizzazione dei territori remoti puntando a migliorare i servizi sul territorio e valorizzando le attività proprie del dna della montagna.

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Giavazzi: è il futuro dell’UE

Il successo del Pnrr non determinerà solo il futuro delle prossime generazioni, le cui prospettive sono gravate dal debito pubblico. Secondo il Francesco Giavazzi, consigliere economico del Presidente del Consiglio, la riuscita del Pnrr determinerà il volto dell’UE per i prossimi 50 anni. Finanziato con gli eurobond, il Piano è un banco di prova per una possibile unione fiscale, corollario necessario dell’unione monetaria. Contemporaneamente, con l’inizio della presidenza francese al Consiglio UE, è iniziata una riflessione sulle future regole fiscali dell’Unione. Le attuali, quelle dell’austerity, sono stata sospese fino al 31 dicembre 2022 a causa della pandemia. Questo vuol dire che siamo davanti ad un’occasione irripetibile per provare che fare debito comune possa portare alla crescita europea. Per questa ragione, la Commissione ha avuto un atteggiamento costruttivo con l’Italia nella fase di stesura del piano, accogliendo tutti e 51 i punti programmatici che l’Italia ha dovuto presentare lo scorso 23 dicembre per accedere alla prima tranche di risorse del Pnrr. Questo atteggiamento cooperativo, in discontinuità con la precedente crisi economica, sarebbe dovuto al fatto che la Commissione sa che il suo futuro dipende da quello che riuscirà a fare l’Italia con le risorse messe a disposizione. La prossima scadenza sarà il 30 di giugno, e secondo Giavazzi, nessun appuntamento può essere fallito, perché chi è contrario all’Unione fiscale aspetta soltanto che l’esperimento fallisca.

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