Inaugurazione anno accademico

Università, la Liuc compie 30 anni: crescono le immatricolazioni

Il presidente dell’Istat Blangiardo: per evitare di perdere parte del patrimonio collettivo di anni-vita occorre agire sulle componenti attive del Pil demografico

3' di lettura

Prendiamo un Mario Rossi a casa, di 52 anni, laureato. La sua aspettativa di vita sarà di 3 anni e sette mesi più lunga rispetto a un Mario Rossi con un livello inferiore di istruzione.

È uno degli esempi suggestivi emersi durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Univeresità Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza, dove non è stato affrontato soltanto il tema delle correlazioni tra livello di istruzione e aspettative di vita dei singoli, ma anche quello del “patrimonio di futuro” collettivo e delle dinamiche demografiche proiettate nei prossimi anni.

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Più istruzione più aspettativa di vita

A sviluppare questi temi fondamentali per il Paese – davanti a circa 500 persone – è stato il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Allargando lo sguardo dal caso singolo a quello collettivo quello che emerge è un paradosso.

«Al 1° gennaio 2021 – ha detto Blangiardo - a modello di sopravvivenza del 2019 invariato, il patrimonio di futuro dei 59 milioni e 258mila residenti nel nostro Paese scende a 2 miliardi e 333 milioni di anni vita: 39 anni e 139 giorni pro capite. Si sono persi nel complesso 28 milioni di anni-vita che equivalgono a 76 giorni di vita pro-capite. La quota in età attiva scende al 53,4% e quella in età pensionistica sale al 42,2%».

Un patrimonio da tutelare

«Mantenendo stabili i livelli di sopravvivenza del 2019 - ha proseguito il presidente dell’Istat –, unicamente per il cambiamento nella struttura della popolazione si perderebbero tra il 2021 e il 2030, secondo previsioni realistiche, circa 216 milioni di anni-vita in termini assoluti; equivalenti a poco più di due anni a livello pro-capite: da 39,38 a 37,30. Il rapporto (modello «Rating») tra anni di pensione e anni di potenziale lavoro salirebbe dal 79% del 2021 al 85% del 2030».

Come intervenire sulla tendenziale erosione del nostro patrimonio demografico? «Oltre a contenere le poste negative legate ai livelli di sopravvivenza e ai flussi di emigrazione – ha detto Blangiardo – occorre saper agire su quelle positive, vale a dire operare sul fronte dell'immigrazione e, soprattutto, della frequenza annua di nascite. In altri termini, si tratta di agire sulle due componenti che sono direttamente associabili al concetto di “Pil demografico”, un'invenzione un po' provocatoria scaturita dall'idea di poter attribuire ad ogni evento demografico capace di generare anni-vita di futuro il significato di produttore di un “bene” il cui valore, per l'appunto, si esprime e si misura nei termini degli anni creati (il Pil demografico)».

Buone e cattive prassi dal lockdown

«Il lockdown ha scatenato sul sistema di relazioni tradizionali una sorta di tsunami, fatiche operative e disagi psicologici compresi nel pacchetto» ha sottolineato il rettore Federico Visconti. «Riletto a caldo, è stato un periodo che lascia in eredità delle “buone prassi”. Tensione all'innovazione, lavoro in team, apprendimento continuo, hanno efficacemente sostenuto la migrazione dell'attività didattica dalle quattro mura di un'aula ad un contesto virtuale». Non sono mancate però anche le cosiddette “cattive prassi”: «Ad esempio, l'aver smarrito la dimensione formale, estetica, simbolica, di quanto si stava facendo. Una lezione in un'aula è un conto, davanti a un computer è un altro. Un esame e una seduta di laurea idem. Il messaggio è chiaro e forte: dopo tre semestri condizionati dalla pandemia, bisogna tornare a “fare Università”».

Iscrizioni in crescita

Visconti ha poi ricordato «che le immatricolazioni sono cresciute di circa il 10% nel periodo 2019-21 e di oltre il 45% nel periodo 2017-21. Anche per l'anno accademico 2021-22 si sta configurando, con largo anticipo rispetto al passato, il raggiungimento del tetto delle iscrizioni deliberato dal Cda. Attualmente, la popolazione studentesca è di circa 2.900 studenti».

“La Liuc - ha ricordato il presidente dell’Università Carlo Cattaneo, Riccardo Comerio – rappresenta l'unico Ateneo italiano voluto, fondato e direttamente gestito da un'associazione imprenditoriale, creato per offrire una formazione il più possibile aderente alle richieste del mondo aziendale. Trent'anni fa, è stata un'iniziativa del tutto coraggiosa e visionaria, volta a colmare un vuoto allora presente nel panorama formativo italiano. Di questo dobbiamo ringraziare la volontà di oltre 300 imprenditori di Univa e dell'Alto Milanese».

Appena 26 mesi dopo l'avvio del progetto, nell'ottobre del 1991, «hanno avuto inizio le attività accademiche - sottolinea Comerio –. Il 3 settembre 1999, grazie a un'operazione di project financing per un intervento di ristrutturazione e adattamento funzionale, era pronta anche la nuova Residenza Universitaria, all'interno dello stesso Campus. Adesso, dopo 30 anni, Liuc rimane un punto di incontro tra Università, imprese e territorio. Siamo partiti con poco più di 200 matricole nel 1991 e ora abbiamo oltre 1.000 nuove immatricolazioni».

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