Studenti e ricercatori

Messa: «Ricercatori italiani emigrati +41,8% negli ultimi 8 anni. Ma dal Pnrr un’opportunità straordinaria di recupero»

di Redazione Scuola

2' di lettura

«Il trend dei nostri ricercatori che va all'estero è in aumento. Secondo il dato della Corte dei Conti negli ultimi 8 anni c'è un incremento del 41,8 per cento per quanto riguarda il nostro personale che va all'estero. Si tratta di un fenomeno importante», lo ha detto la ministra dell'Università e della Ricerca Maria Cristina Messa intervenendo alla conferenza online “Restare o partire? Migrazioni e carriere nella ricerca” organizzata ieri dalla Scuola Normale Superiore di Pisa.

«Le cause di questa migrazione sono varie - ha aggiunto il ministro Messa - tra le quali l'ambiente e i servizi messi a disposizione dal paese per fare ricerca e per progettualità, le limitate opportunità occupazionali, sia per i laureati che per i dottorati di ricerca. Tra le cause anche la mancanza di un inquadramento chiaro, le limitate prospettive di carriera. Non ultimo il tessuto industriale e accademico - ha aggiunto Messa - che dà poco spazio ai giovani, rispetto ad altri paesi. In gran parte quindi sono problemi strutturali. Siamo consapevoli che perdiamo capitale intellettuale umano: e non è solo una perdita per quanto speso per la loro formazione, è a che un depauperamento demografico, produttivo e competitivo. Per invertire il trend servono finanziamenti e riforme».

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Viviamo un «momento magico per risolvere il problema della cosiddetta fuga dei cervelli», grazie alla possibilità di unire, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), semplificazioni, riforme e maggiori finanziamenti, ha anche affermato Messa.

Per il ministro «la mobilità dei nostri giovani ricercatori non è di per sé un aspetto negativo. Il problema è che il fenomeno è asimmetrico: non c'è una reale circolazione e non riusciamo ad attrarre giovani stranieri».

Per risolvere questi problemi, abbiamo un'occasione eccezionale con il Pnrr che, rileva Messa, «prevede 1,8 miliardi di euro tra il 2021e il 2026 per il fondo per il Programma nazionale ricerca (Pnr) e i Progetti di ricerca di significativo interesse nazionale (Prin). In più 600 milioni tra il 2022 e il 2025 per progetti di giovani ricercatori, sul modello delle borse del Consiglio europeo della ricerca (Erc)». A questo si aggiunge, conclude, che «su volere del presidente Draghi il decreto sostegni bis ha istituito il Fondo italiano per la scienza, con un finanziamento, sempre sul modello degli Erc, di 50 milioni di euro per il 2021, e di 150 milioni di euro a partire dal 2022».

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