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Università: più borse di studio, meno posti letto. le due facce degli atenei italiani

Sostegni agli studenti in aumento da 141 a 223mila: +58,3% in 5 anni. Effetto-Covid sugli alloggi: 3.000 letti inutilizzabili. I numeri in un focus del Mur

di Eugenio Bruno

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3' di lettura

Che l’Italia non brilli per il sostegno ai suoi studenti universitari lo sappiamo. Del resto i report internazionale non perdono occasione per ricordarcelo. Ma, almeno sulle borse di studio, cominciano a vedersi i primi segnali di miglioramento. Tra l’anno accademico 2015/16 e il 2019/20 sono aumentate di oltre il 58 per cento. A dirlo è un focus sul diritto allo studio appena pubblicato dal ministero dell’Università (Mur). Che mostra però anche una “seconda faccia”: nello stesso arco di tempo i posti alloggio sono cresciuti solo dell’1,3% e, se ci limitiamo agli ultimi 12 mesi, si sono addirittura ridotti da 43.021 a 42.732. A causa soprattutto dell’emergenza Covid e dell’obbligo di stanza singola che ha portato all’accantonamento di 3.900 letti.

Borse di studio in aumento

Nel delineare la galassia degli enti per il diritto allo studio (Dsu) - 72 realtà a cui vanno aggiunti 19 tra collegi universitari e di merito - lo studio del Mur mette innanzitutto in evidenza come nell’anno accademico 2019/20 abbiano realizzato quasi 308.000 interventi, per una spesa complessiva di oltre 743,6 milioni di euro. In gran parte si tratta di borse di studio: ne sono state erogate 223.299, per un esborso totale di 714 milioni.
A destare motivi di ottimismo è soprattutto il trend. Tra il 2015/2016 (anno in cui è entrata a regime la riforma dell’Isee) e il 2019/2020 il numero di borse di studio complessivamente assegnate nel nostro sistema di istruzione terziario è aumentato da 141mila a 223mila (+58,3%). Stesso discorso per la spesa che, nell’arco di un lustro, è salita del 50% tondo tondo.

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Meno idonei senza borsa

L’altra buona notizia contenuta nel rapporto riguarda il drastico ridimensionamento del fenomeno tutto italiano degli idonei senza borsa. Considerando che gli assegnatari sul totale degli studenti in possesso dei requisiti è passato dal 93,7% dell’anno accademico 2015-2016 all’attuale 97,6 per cento. Con 16 realtà, tra Regioni e province autonome, ormai al 100 per cento e solo cinque in ritardo: Calabria al 99,5, Lombardia al 99,2, Veneto al 98,7, Molise al 93 e Sicilia al 78,5 per cento.

L’impatto del Covid sui posti letto

Meno rosea, come anticipato poc’anzi, è la situazione dei posti letto. Dei 29,5 milioni destinati dagli enti per il Dsu agli interventi diversi dalle borse di studio, i più numerosi sono proprio i contributi per l’alloggio, per una spesa complessiva di 6 milioni. Pochissimi se consideriamo che gli iscritti all’università sono 1,6 milioni. Se è vero che da un lato i posti convenzionati per borsisti, studenti Erasmus e altre categorie sono cresciuti dell’1,3% dal 2015/16 al 2019/20, è altrettanto vero che solo nell’ultimo anno la dotazione totale è calata da 43.021 a 42.732.
Un po’ perché da sempre l’edilizia universitaria non è il nostro forte, un po’ per il Covid. La necessità di assegnare stanze doppie per uso singolo al fine di rispettare le norme di sicurezza anti-pandemia ha costretto le università ad accantonare 3.900 letti. E lo stesso vale per i posti medi a disposizione nelle mense che rispetto a 5 anni fa si sono ridotti di oltre il 26 per cento.

L’occasione offerta dal Recovery

Nel commentare i dati la ministra dell’Università, Cristina Messa, si è impegnata a «potenziare il diritto allo studio e dimostrare concretamente che sugli studenti, sulle loro competenze, sulle loro capacità il Paese investe davvero». Come? «Siamo al lavoro per creare un sistema integrato di “welfare” per gli studenti ricorda il ministro - . Dobbiamo farlo attraverso uno scambio continuo e virtuoso di interventi tra ministero, regioni, comuni, università, ascoltando e facendo partecipare in prima persona i giovani. Con azioni integrate su campus, residenze, borse di studio, infrastrutture e collaborazioni tra pubblico e privato, si può ristabilire un equilibrio sociale che parta dal sistema universitario».
In attesa di capire l’impatto delle misure sul diritto allo studio volute dal suo predecessore Gaetano Manfredi nei vari provvedimenti anti-Covid dell’ultimo anno il prossimo banco di prova sarà il Recovery Plan. Che, almeno nella versione di partenza, destinava un miliardo di euro allo student housing e 900 milioni a borse di studio e dintorni.

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