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Università: più fondi alle tecnologie, meno per convegni, viaggi ed energia

L’Osservatorio Talents Venture ha analizzato il Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (Siope), ha analizzato i bilanci dei 71 enti presenti nel database tenuto dalla Banca d’Italia. Scattando una fotografia aggiornata sulle loro spese ai tempi del Covid-19

di Eugenio Bruno

Sace e Luiss insieme per formazione a supporto di export e green

3' di lettura

Oltre che a sconvolgere la quotidianità di studenti e docenti, spostando gran parte delle lezioni dalle aule al web, la pandemia ha finito per modificare anche le abitudini di acquisto delle nostre università. Ad esempio spingendole, da un lato, a privilegiare gli investimenti in Ict e ad accelerare la loro trasformazione tecnologica e, dall’altro, a ridurre al minimo l’esborso per viaggi, missioni, convegni. Dalla riorganizzazione della didattica è derivato un riassetto della struttura operativa degli atenei italiani. Come sottolinea l’Osservatorio Talents Venture che, analizzando il Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (Siope), ha analizzato i bilanci dei 71 enti presenti nel database tenuto dalla Banca d’Italia. Scattando una fotografia aggiornata sulle loro spese ai tempi del Covid-19.

Le spese in Ict

l primo elemento che balza agli occhi dalle tabelle messe a punto da Talents Venure confrontando i dati di bilancio 2020 con quelli dell’anno prima è l’aumento delle spese per l’information technology, che sono passate da 215 milioni a 261 (pari a +21%). Che si tratti di investimenti collegati all’implementazione della didattica a distanza lo dicono anche le singole voci d’acquisto: circa 45 milioni aggiuntivi sono serviti principalmente per acquistare hardware (+7,4 milioni di euro da un anno all’altro), software (+6 milioni) e licenze di utilizzo (+4,9 milioni). In termini relativi, la voce che è aumentata di più è l’acquisto di tablet e dispositivi di telefonia fissa e mobile, tanto da essere raddoppiata rispetto all’anno precedente (+125%). E non poteva essere diversamente visto che molte università, con i fondi stanziati dagli ultimi due governi, hanno offerto ai loro iscritti a basso reddito (e stano continuando a offrire anche per il prossimo anno accademico) dispositivi digitali e Sim.

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LA SPESA IN IT DELLE UNIVERSITÀ

Confronto sui bilanci 2019 e 2020 degli atenei. In milioni di euro. Fonte: Osservatorio Talents Venture

LA SPESA IN IT DELLE UNIVERSITÀ

Le scelte degli atenei

La tendenza appena descritta ha avuto effetti (e dimensioni) diverse da ateneo ad ateneo. In valore assoluto l’università che, sempre secondo l’Osservatorio Talents Venture, ha investito di più in information technology rispetto all’anno precedente è quella di Padova, che è salita da 11,6 a 17,9 milioni di euro(+54%), davanti a Trieste, che guida invece la classifica per il maggiore incremento percentuale (+204% essendo passata da 2,3 a 7,2 milioni). Sul gradino più basso del podio troviamo poi Firenze (+3,7 milioni, equivalenti a un +84%).

Gli altri pagamenti

Estendendo l’analisi alla totalità dei pagamenti effettuati dalle università l’impatto del coronavirus emerge anche da altre aree strettamente legate alla condizione pandemica emergenziale. Come testimonia il trend registrato dalle spese per contratti di formazione specialistica nell’area medica, che sono cresciuti di 35,3 milioni di euro tra il 2019 e il 2020, con un aumento del 5 per cento. E lo stesso discorso vale per i trasferimenti alle aziende ospedaliere (+12 milioni, che in percentuale diventa +68%) oppure per i servizi di pulizia e lavanderia (+5,4 milioni, con una crescita del 4%).

Dai dati del Siope emerge però anche l’altra faccia della medaglia. Vale a dire la riduzione di alcune voci di costo collegate al ridimensionamento delle attività “fisiche” negli atenei. Pensiamo in primis alle trasferte: oltre al calo di 66 milioni (-196%) delle indennità di missione e trasferta erogate nel 2020 rispetto all’anno prima ne emerge anche uno di 32,3 milioni (-229%) per viaggi e traslochi. Aver tenuto le università chiuse significa automaticamente aver ridotto la convegnistica (e si è visto: -27,3 milioni di uscite per organizzazione e partecipazione a convegni, -3,7 milioni per cancelleria e -1,2 milioni per stampa e rilegatura) e aver risparmiato sulle utenze. Come dimostrano il -11% di esborso per energia elettrica, il -35% di quella per i carburanti e il -3% per il gas. Tutti dati destinati a risalire dopo l’estate quando la speranza e l’obiettivo dei rettori è di riaprire le aule a tutti gli studenti o quasi.

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