Accesso riformato

Università, più posti a Medicina e stop al «quizzone». Numero chiuso, si cambia

Risoluzione approvata all'unanimità in Commissione Istruzione alla Camera, ora servirà un decreto della ministra Messa. Tutte le novità in arrivo

di Redazione Scuola

(ANSA)

3' di lettura

Potrebbero cambiare le procedure di accesso ai corsi a numero chiuso, a partire da Medicina e Odontoiatria: coloro che parteciperanno ai test già quest'anno vedranno meno domande di cultura generale e più su materie tecniche. Inoltre, per garantire a tutti pari opportunità, verrà messo a disposizione gratuitamente materiale per la preparazione. Dal prossimo anno, invece, come accade già per altri corsi di laurea, l'accesso programmato diventa un percorso: da un lato, si investirà su orientamento e formazione sin dalle scuole superiori e, dall'altro, si trasforma il “quizzone” in un test di orientamento e ingresso che può essere ripetuto. È quanto prevede una risoluzione approvata il 15 febbraio all'unanimità in Commissione Istruzione alla Camera; ora servirà un decreto della ministra dell'Università Cristina Messa nel quale dare concretezza a questi principi condivisi.

La riforma

La riforma prevede inoltre un aumento del 10% del numero degli ammessi a tutte le facoltà a numero chiuso, così come il progressivo superamento definitivo del cosiddetto «imbuto formativo» causato dalla carenza di borse di specializzazione medica lauream. Per Medicina, per la quale oggi sono previsti 14.500 posti di ammissione, si passerebbe a oltre 15 mila già quest'anno ma i numeri reali si scopriranno solo all'esito della ricognizione con Regioni e ministero Salute. Coloro che si stanno preparando per partecipare alle prove per l'accesso programmato ai corsi di Medicina quest'anno, non avranno grandi stravolgimenti rispetto al passato: la modalità di esecuzione resta la stessa con una giornata unica in tutta Italia e con la prova in presenza e su carta, mentre si interviene sulle tipologie di domande; le novità maggiori dall'anno prossimo.

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Percorso equo per tutti

«Sono tutte misure che consentono un percorso di preparazione che sia il più equo per tutti: chiediamo agli atenei di tenere corsi di formazione gratuiti, ci saranno test attitudinali che i ragazzi potranno svolgere per auto-valutarsi, investiamo nell'orientamento sia con fondi Pnrr sia con risorse nazionali, anche andando nelle scuole per aiutare i ragazzi a scegliere. Vogliamo sostenere i sogni dei giovani e consentire loro di fare scelte consapevoli», spiega la ministra Messa. «Formare una classe medica sempre più all'altezza della crescente domanda di salute è un obiettivo complementare a questa revisione dei criteri selettivi», commenta la presidente della Commissione Istruzione della Camera, Vittoria Casa. «L'approvazione - evidenzia il primo firmatario della risoluzione Manuel Tuzi - costituisce anche un primo grande passo verso il superamento della carenza di medici in Italia».

Il no degli studenti

Agli studenti di Link Coordinamento universitario, tuttavia, non piacciono le novità previste dal nuovo documento: «L'introduzione di test e valutazioni fin dalla quarta superiore non rappresenta per noi una modalità di orientamento, quanto l'intenzione di creare ancora più competizione nel corso di medicina. Infatti la motivazione di questo cambiamento risiede principalmente nel voler far accedere al corso studenti già “eccellenti”, che abbiano dedicato già gli ultimi due anni di scuola alla preparazione per l'ingresso a medicina», afferma Lorenzo Morandi, coordinatore di Link Coordinamento universitario. Per l'Udu invece, bisogna puntare all'eliminazione del numero chiuso. Alessandra Carbonaro, vicecapogruppo M5S alla Camera, rassicura: «Sin dal quarto anno delle scuole superiori verranno messi gratuitamente a disposizione degli studenti più materiali per la preparazione. Oltre a un minor numero di domande di cultura generale e più quesiti su materie disciplinari, ci sarà un aumento del numero dei posti disponibili e più possibilità di essere ammessi grazie ai Tolc test che sostituiranno la prova unica. Tutto questo contribuisce a rendere più accessibili i nostri atenei».

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