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Università, Politecnico di Milano migliore ateneo d’Italia (e 139esimo al mondo)

Luci e ombre per i nostri atenei nel QS World University Rankings 2023: il 40% rientra nel top 300 per la ricerca ma dei 41 classificati solo 6 migliorano sul 2022

di Eugenio Bruno

Nuove competenze e percorsi di studio: la risposta delle università

3' di lettura

Nuovo riconoscimento internazionale per il Politecnico di Milano. L’ateneo guidato da Ferruccio Resta si conferma il primo in Italia e guadagna altre tre posizioni nel QS World University Rankings 2023. Arrivando al 139esimo posto di una classifica che presenta luci e ombre per i nostri atenei: il 40% rientra nel top 300 per la ricerca ma dei 41 classificati solo 6 migliorano il loro piazzamento rispetto al 2022. In un contesto globale che vede sempre il Mit di Boston in testa davanti a Cambridge (che scalza i “cugini” di Oxford) e Stanford.

Il successo del PoliMi

Per il primo anno il Politecnico di Milano entra nel top 10% delle università di eccellenza globali, raggiungendo la 139° posizione mondiale (su 1418 realtà presenti in graduatoria contro le 1.300 dell’edizione precedente) e confermando la 1° posizione in Italia nel Qs World University Ranking 2023. Questi dati confermano il trend positivo dell'università, che negli ultimi sei anni ha scalato ben 48 posizioni. A premiarla è sia la reputazione presso 151mila referenti accademici, visto che si piazza al 96esimo posto mondiale per questa voce (dietro Alma Mater di Bologna 73esima e Sapienza di Roma 74esima), sia il giudizio dei datori di lavoro privati, dal momento che ottiene l'80esimo posto al mondo nell’employer reputation. Per trovare un’altra italiana dobbiamo arrivare al 196esimo posto occupato dal Politecnico di Torino.

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Luci e ombre per Italia

Partiamo dalle luci. La classifica di Quacquarelli Symonds vede il 40% delle università italiane posizionarsi tra le prime 300 per la ricerca, più di qualsiasi altro Paese in Europa, a conferma della presenza lungo la penisola di un solido ambiente scientifico. Tant’è che ci collochiamo al sesto posto per numero di citazioni, con un alto grado di collaborazione globale: il 46% della nostra produzione di ricerca è prodotta con collaboratori transfrontalieri, più del doppio della media mondiale.
Non mancano però le ombre. Complessivamente l’Italia arretra rispetto all’anno scorso. Dei 41 classificati, sei migliorano e 21 peggiorano, mentre 14 rimangono stabili. Basta guardare cosa accade immediatamente alle spalle del PoliMi: la seconda, Bologna, da 166esima diventa 167esima; la terza, Roma Sapienza, resta inchiodata al 171esimo posto; la quarta, Padova, da 242esima è ora 243esima; la Statale di Milano, quinta, perde addirittura 9 posizioni e arriva alla 334esima piazza.
A pesare come un fardello è l’alto tasso del rapporto studenti/docente che rende le nostre aule universitarie mediamente affollate, con una sola università che si posiziona tra le prime 300 al mondo (Vita-Salute San Raffaele, 30esima in questa graduatoria ma 436esima complessiva).

I nuovi indicatori

Un cenno lo merita poi un nuovo indicatore che non rientra ancora tra i 6 utilizzati dal QS ma che potrebbe rientrarci in futuro. Stiamo parlando della condizione occupazionale dei laureati che vede solo tre atenei tricolori tra le prime 500 al mondo. In questa classifica pilota, sono solo tre le università italiane tra le top-500. Vale a dire Sapienza (209esima), Bologna (322esima) e Milano Politecnico (328esimo).

La sfida lanciata da Resta

Pur manifestando la sua soddisfazione per i risultati positivi del suo ateneo, Resta (che è anche presidente della Conferenza dei rettori) li reputa comunque «non sufficienti». E aggiunge: «Da questo quadro emerge una riflessione importante: perché non provare a porci un obiettivo sfidante? Quello di entrare a far parte dei primi cento atenei al mondo. Un obiettivo di sistema, che non è impossibile per la settima potenza economica al mondo; complesso, ma necessario. Per farlo servono delle riforme strutturali che premino l'eccellenza e che rendano i nostri atenei attrattivi a livello globale».

La classifica globale

Se dal particolare passiamo al generale il podio mondiale prevede due conferme (il Mit di Boston al secondo posto e Stanford terza) e una new entry (Cambridge seconda che scalza i “cugini” di Oxford. In una top ten che parla quasi esclusivamente inglese con 5 realtà americane e quattro inglesi. Unica eccezione l’Eth di Zurigo, nono al mondo. A pochi chilometri da noi dal punto di vista geografico, molti dal punto di vista accademico.

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