le regole per gli atenei

Università private, al via nuove aperture ma non per legge e scienze politiche

Il ministro Manfredi fissa i paletti per le non statali: niente corsi in overbooking o già presenti entro 200 km. Domande online dal 10 febbraio 10 aprile 2020

di Eugenio Bruno


Manfredi all'Universita' e Ricerca

3' di lettura

Aprire un ateneo privato conviene. Come dimostrano la crescita di iscritti e laureati registrata negli ultimi anni dalle università non statali. Forse è anche per questo che il ministero dell’Università ha deciso di riaprire i termini per chi vuole costituirne di nuovi. Ponendo al tempo stesso un paio di paletti: non potranno istituire corsi già presenti in un raggio di 200 chilometri e, comunque, non potranno farlo in quegli ambiti già oggi “inflazionati”. Come giurisprudenza, scienze politiche e veterinaria.

La galassia delle università private

Che il business delle università private sia fiorente lo ha ricordato nella scorsa primavera l’Eurispes. In uno studio elaborato ai tempi del disegno di legge sulle semplificazioni fiscali (che è poi parzialmente confluito nel decreto crescita 34/20219 ), quando era stato inserito un emendamento che prevedeva la loro trasformazione in Spa, l’istituto di ricerca aveva riassunto i numeri principali delle 30 realtà non statali legalmente riconosciute (di cui 11 telematiche). A partire dai 176mila iscritti e 35mila laureati l’anno registrati nell’anno accademico 2016/17.
In quella sede l’Eurispes aveva anche sottolineato come, considerando la serie storica dal 2012, nel comparto non statale risultassero in aumento costante gli iscritti complessivi, gli iscritti stranieri, i laureati complessivi e i laureati stranieri. 

I paletti fissati da Fioramonti

Quella proposta non è poi transitata nel decreto crescita ed è quindi rimasta lettera morta. Nel frattempo sono cambiati il governo ed anche il ministro dell’Università. Al posto di Marco Bussetti è arrivato prima Lorenzo Fioramonti (che accorpava anche le competenze sulla scuola) e poi Gaetano Manfredi. Il primo ha elaborato le linee guida sulla programmazione degli atenei per il prossimo triennio che citavano la possibilità di istituire nuove università non statali e fissavano i primi paletti.
Il primo limite è che le eventuali nuove accademie non potranno offrire corsi già presenti nel raggio di 200 chilometri. Il secondo è che non potranno essere attivati nei settori in cui «non si ravvisa l’opportunità dell’aumento dell’offerta formativa a livello nazionale (discipline giuridiche, scienze politiche, scienze della comunicazione, delle disciplina della musica, dello spettacolo e della moda, scienze agrarie, medicina veterinaria)».

Stop ai corsi in «overbooking»
Il compito di attuare quelle disposizioni è stato ereditato da Manfredi, che lo ha fatto con un decreto ministeriale appena firmato. Oltre a fissare i termini entro i quali andranno presentate le domande - e cioè dal 10 febbraio 2020 al 10 aprile 2020, ore 15.00 - e a precisare che potranno essere inviate esclusivamente via internet , il Dm ha confermato i paletti decisi da Fioramonti e ne ha puntualizzato gli effetti.
Da un lato, il provvedimento ha precisato che «non potranno essere prese in considerazione istanze relative a classi di corsi di studio già attivi in altre sedi universitarie presenti nel raggio di 200 Km dalla sede proposta». Dall’altro, ha elencato le 26 classi di laurea (di cui 9 triennali e 27 magistrali) in cui non potranno essere attivati nuovi corsi. Un “gruppone” che mette insieme, ad esempio, giurisprudenza e veterinaria, studi europei e scienze della politica, Dams e relazioni internazionali, scienze e tecnologie agro-alimentari e informazione e sistemi editoriali. Solo per citarne alcune.

La decisione sui nuovi corsi
A decidere sull’attivazione o meno delle sedi e dei corsi sarà il ministero, tenuto conto del giudizio dell’Agenzia Anvur. Chi si vedrà attivare la sede potrà poi vedersi accreditati o meno anche i corsi. Ma non varrà il contrario perché lo stop alla sede farà decadere l’intera istanza.
A ogni modo, l’eventuale contributo pubblico non arriverà subito. Già solo per chiederlo dovranno essere passati 5 anni di attività e il nuovo ateneo dovrà aver ottenuto almeno la sufficienza nelle pagelle dell’Agenzia di valutazione.

Per approfondire:
Atenei privati che diventano Spa? Per lo Stato 100 milioni di nuove entrate

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