BARONI IN FACOLTÀ

Università, stretta sui concorsi truccati: controlli a campione sul 10% dei bandi

In arrivo controlli a campione sul 10% di tutti i bandi pubblicati annualmente: un centinaio di procedure su cui l’Anvur dovrà vigilare e riferire al Miur. In caso di irregolarità il ministero chiederà al rettore di annullare l’atto

di Eugenio Bruno


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(Adobe Stock)

3' di lettura

A poco più di un mese dallo scoppio dell’ennesima inchiesta giudiziaria su baronie universitarie e concorsi truccati in Italia - quella di Catania che ha portato alla sospensione del rettore Francesco Basile e di altri 9 docenti universitari - il ministro Marco Bussetti è pronto a correre ai ripari. E prepara la stretta sulle selezioni locali.

In arrivo controlli a campione sul 10% di tutti i bandi pubblicati annualmente: un centinaio di procedure su cui l’Anvur dovrà vigilare e riferire al Miur. In caso di irregolarità il ministero chiederà al rettore di annullare l’atto.

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Al Sole 24 ore del Lunedì Bussetti chiarisce che l’obiettivo del giro di vite sarà «garantire, nel rispetto dell’autonomia degli atenei, una sempre maggiore trasparenza. Troppe volte le cronache - aggiunge - si sono riempite di casi negativi che hanno rischiato di appannare l’immagine di un sistema universitario, quello italiano, che è di altissimo livello e che produce laureati che il mondo ci invidia e ci richiede. Con questo decreto - assicura - ci muoviamo a tutela di chi fa bene e lavora, ogni giorno, per la crescita e il miglioramento del sistema».

LE SELEZIONI NEGLI ATENEI

L’assunzione di professori ordinari e associati dal 2014 a oggi. (Fonte: Cineca)

L’inchiesta “Università bandita”

L’ultimo episodio di presunte corruttele negli atenei risale al 28 giugno. Quando il gip di Catania chiede la sospensione per il rettore (Francesco Basile) e 9 docenti dell’università di Catania, tutti indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Ma il sistema attenzionato dall’inchiesta “Università bandita” è molto più ampio. Le persone coinvolte sono 80 (ai 66 dell’inizio se ne sono aggiunti infatti altri 14), tra cui 40 professori dell’ateneo catanese e 20 di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona. Per un totale di 27 concorsi “truccati” e altre 97 procedure sospette. L’escamotage per far vincere il candidato “amico” sarebbe il solito: cucire il bando addosso a lui così da tagliare fuori gli altri aspiranti prof, sebbene più titolati. Un marchingegno antico che neanche il doppio livello di selezione voluto dalla riforma Gelmini del 2010 - prima l’abilitazione scientifica nazionale e poi la selezione locale - sembra aver spezzato.

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Le contromisure del ministero

Dal 2 luglio Basile non è più rettore dopo che il ministro Bussetti ha accolto le sue dimissioni. Una settimana dopo la macchina per la scelta del nuovo “magnifico” catanese si è messa in moto. Tra le polemiche. Ad esempio sulla possibilità per il decano di bandire nuove elezioni oppure sul mancato commissariamento dell’ateneo. Due scelte che i tecnici del ministero difendono. Facendo notare che, norme alla mano, si può commissariare un’istituzione universitaria solo in presenza di dissesto finanziario. Per evitare che il fenomeno si ripeta in futuro sta anche per arrivare un decreto ministeriale messo a punto dal Capo dipartimento per la Formazione superiore e la ricerca, Giuseppe Valditara, che introduce un sistema di controlli a campione sul 10% di concorsi locali svolti ogni anno. Un intervento - sottolinea - «di moralizzazione ma rispettoso dell’autonomia universitaria».

ANALISI / Favorire una maggiore mobilità

Entro il 30 novembre di ogni anno il ministero sorteggerà il 10% di procedure da controllare. Sarà l’agenzia Anvur a verificare se esistono - come si legge nella bozza di provvedimento - «evidenti e macroscopici scostamenti tra il giudizio formulato dalla Commissione e le risultanze dal controllo». Innanzitutto controllando il numero di pubblicazioni scientifiche dell’eventuale vincitore e degli sconfitti. In presenza di irregolarità l’Anvur potrebbe convocare il rettore e chiedere spiegazioni. Facendo poi confluire il tutto nella relazione complessiva da inviare al Miur entro il 28 febbraio. Entro fine marzo sarebbe il ministero a chiedere ai rettori l’annullamento in autotutela del concorso. Per evitare che l’alea del sorteggio disinneschi la misura il decreto prevede che l’attenzione dell’Agenzia di valutazione guidata da Paolo Miccoli possa estendersi ad altri concorsi giudicati “sospetti” dai diretti interessati. Un compito che Anvur è pronto a svolgere - garantisce Miccoli - all’interno di un’ «operazione di trasparenza che spero venga interpretata dal mondo accademico come un contributo per stemperare le polemiche, anche recenti, che rischiano di dare al Paese una visione distorta ed ingiusta delle università». Sperando che basti.

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