l’uomo delle stelle

Uno, nessuno, centomila David Bowie

di Francesca Milano


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3' di lettura

«Ho cominciato a sciare la prima volta per stare dietro a mio figlio Zowie, che è un pazzo forsennato dello sci. È uno sport meraviglioso. Una specie di meditazione, perché quando scii non pensi a null’altro che a quello». David Bowie era così, sorprendente e mutevole: cercavi Ziggy Stardust e trovavi Aladdin Sane, ti aspettavi Major Tom e invece arrivava il duca bianco. Faceva un disco dance e poi diventava rock, sperimentava l’elettronica e poi si buttava sul pop. David Bowie era quello che non ti aspettavi, anche - e forse soprattutto - quando era lontano dalla musica.

Sugli sci, per esempio: basta chiudere gli occhi per immaginarlo sulle piste innevate mentre disegna traiettorie morbide, elegantissimo come solo lui sapeva essere. Era il 1987 quando raccontò alla radio RaiStereoDue che «le tre cose che amo di più fare quando non lavoro sono leggere, dipingere e sciare». La trascrizione di quell’intervista - e di molte altre - è contenuta nel libro Bowienext - Interviste, ricordi e testimonianze sull’Uomo delle Stelle, curato da Rita Rocca e Francesco Donadio (ed edito da Arcana).

Il volume è un “companion piece” del documentario Bowienext realizzato dalla registra Rita Rocca per la Rai e raccoglie interviste, immagini, testi di canzoni, racconti e contributi artistici raccolti in giro per il mondo grazie ad artisti, musicisti e studiosi e appassionati.

Il valore aggiunto, però, lo hanno fornito i fan: «Oltre a materiali artistici di vario tipo - scrive Rocca nell’introduzione - hanno inviato le trascrizioni di alcune interviste rilasciate da Bowie alla radio italiana, di cui si aveva memoria ma delle quali non esiste alcuna registrazione ufficiale». È così che è arrivata anche la “voce” di Bowie che nel 1987 raccontava alla conduttrice radiofonica Myriam Fecchi la sua passione per lo sci.

Tra poche settimane sarà l’anniversario della sua morte: tre anni. In questi tre anni la passione per il duca bianco si è trasformata in un culto. Questo libro è per chi non si rassegna alla sua morte («non è morto, si è trasformato», dice oggi chi lo ha amato), è per chi lo cerca ancora nella sua musica e nei racconti di chi lo ha conosciuto e di chi ne è stato folgorato.

C’è Micki Chomicki, disegnatrice di parrucche che ha dedicato a Bowie una collezione per «rendere omaggio ai suoi personaggi e alle sue trasformazioni»; c’è Lindsay Kemp (morto il 24 agosto 2018), che fu amico, amante e mentore del giovane David; c’è il giornalista musicale Paul Trynka che nel 2011 aveva pubblicato Starman, uno dei più completi e accurati libri sull’uomo delle stelle; c’è Skip Collins, che ha messo su una tribute band per il duca bianco; c’è Dario Argento, che con Bowie condivideva lo studio dello gnosticismo.

Aylesbury dedica scultura a David Bowie

Ogni intervista restituisce al lettore una versione di David Bowie differente dalla precedente: è come se ognuno degli intervistati avesse conosciuto una persona diversa. Ma in tutte le conversazioni emerge un elemento comune, la straordinaria intelligenza di un uomo che sembrava davvero venire da una stella. «Era una persona estremamente intelligente - racconta infatti il registra Dario Argento -, molto colta, che sapeva tutto di tutto, della musica, del cinema, dell’arte, della letteratura, della filosofia, della filosofia esoterica». «Penso che Bowie sia una combinazione di bellezza e cervello», sottolinea Simon Reynolds, che è considerato uno dei critici musicali più autorevoli al mondo. E ancora: «Artista completo, intelligente, educato,un vero signore. Molto colto», dice di lui Carlo Basile, il manager delle promozioni musicali che ha seguito Bowie in Italia.

Parlando dell’ultimo disco, Blackstar, Argento spiega che era «una specie di testamento, un disco misterioso, come era misterioso Bowie. Potevi parlarci per giorni e poi ti rendevi conto che di lui non avevi capito ancora nulla».

David Bowie era così: imprendibile, liquido, veloce. Quando credevi di averlo afferrato, aprivi la mano e ti trovavi a fissare il tuo palmo, vuoto.

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