Interventi

Uno sguardo sul mercato Venture Capital italiano

di Antonia Verna

4' di lettura

Nel biennio 2020-2021, il mercato internazionale del Venture Capital (“VC”) ha inizialmente risentito delle incertezze derivanti dall'impatto che la pandemia – specialmente nella sua prima fase – ha avuto sul sistema economico-finanziario, ma ha mostrato una tendenza alla ripresa già a partire dal secondo semestre del 2020. Il primo semestre del 2021 sembra che stia effettivamente segnalando una crescita generale delle dimensioni degli investimenti e del numero di operazioni.
In Italia, nel primo semestre del 2020, il mercato del VC, a causa dell'incertezza dei mercati e dell'instabilità macroeconomica, ha subito una notevole contrazione degli investimenti. Come evidenzia l'associazione AIFI nei suoi report, sono state chiuse 57 operazioni per un valore complessivo di 217 milioni di euro investiti. Tuttavia, il secondo semestre del 2020 ha conosciuto una crescita tale da segnalare un aumento delle operazioni del 58% rispetto al 2019, addivenendo a un ammontare investito di 595 milioni, in linea con quello dell'anno precedente. Il primo semestre 2021 mostra una netta crescita da molteplici prospettive.
In primis, il numero di operazioni complessive – sommando initial e follow on – è stato di 112 (+49%), di cui 105 initial (+78%). In secondo luogo, gli investimenti – nazionali ed esteri – in startup italiane ammontano a 399 milioni per 100 operazioni (+85% e +45%).
Per di più, ampliando la prospettiva, anche il settore VC europeo ha raggiunto un nuovo record di investimenti nel primo semestre del 2021, superando quota 47 MLD. Stime prospettano il raggiungimento del traguardo dei 100 MLD prima della fine dell'anno.
Oltreoceano, negli Stati Uniti, gli investimenti VC si presentano in forte crescita, mostrando il raggiungimento di quota 127 MLD nel primo semestre del 2021, con numero stimato di operazioni pari a 7058.
I dati mostrano che il mercato italiano è in fermento. Tuttavia, i valori in gioco continuano ad essere ancora lontani da quelli europei e americani. D'altra parte, l'Italia rappresenta un mercato relativamente giovane nonostante sia stato il primo paese in Europa – ma verosimilmente anche a livello globale – a dotarsi nel 2012 di una apposita disciplina sulle startup innovative. Interventi strutturati da parte del governo italiano sono stati avviati nell'arco dell'ultimo anno con iniezioni di denaro in fondi di investimento esistenti, nonché con la costituzione di nuovi fondi di estrazione pubblica e con l'avvio di programmi volti a sostenere incubatori ed acceleratori.
Gli interventi governativi (posto che avranno bisogno di tempo per raccogliere i primi risultati) non possono determinare un vero cambiamento se non sono accompagnati da mutamenti del sistema, anche in ambito privatistico.
È imperativo continuare a lavorare su vari fronti per coltivare e sviluppare una maggiore propensione culturale al rischio da parte di investitori – anche privati – e aiutare la crescita e lo sviluppo di un ecosistema compatto e strutturato che fornisca alle startup il necessario supporto in termini di formazione e competenze, aiutando anche la ricerca scientifica a dare vita a nuovi progetti imprenditoriali.
Nell'ottica di identificare le possibili aree di intervento, non si può sottacere che un fronte su cui in Italia ancora si è fatto troppo poco è quello della modulistica contrattuale.
Le operazioni di investimento richiedono tempi lunghi di realizzazione dovuti non solo a un approccio culturale ancora un po' distante da quello dei paesi in cui il mercato VC è più evoluto, ma anche alla mancanza di una adeguata documentazione di supporto che dovrebbe essere elaborata e condivisa dai diversi operatori.
In Europa e oltreoceano le associazioni dei venture capitalist hanno elaborato con il supporto di consulenti esperti una modulistica ad hoc da utilizzare nelle varie fasi di investimento, che semplifica e accelera i processi di negoziazione e finalizzazione delle operazioni. L'associazione IBA (International Bar Association), attraverso un gruppo di avvocati europei di cui ho il piacere di far parte insieme ad altri colleghi italiani, sta lavorando alla definizione di un modello di contratto di investimento pan-europeo.
In Italia si è assistito negli ultimi mesi a prime iniziative di armonizzazione della documentazione contrattuale solitamente adoperata nelle operazioni VC (si pensi all'esempio di term sheet predisposto da AIFI e a quello del nostro studio). Ci risulta che attività simili sono in fase di avvio da parte di VCHub. Ci auguriamo che tali iniziative possano operare da catalizzatore per tutti i protagonisti del sistema italiano VC e trasformarsi in azioni collettive finalizzate a elaborare una modulistica che soddisfi le esigenze del mercato e raccolga il consenso di tutte le associazioni esistenti sul territorio, degli operatori, degli investitori e delle startup.
Siamo un paese di ricercatori e innovatori che ancora non riescono ad esprimere al meglio tutte le loro potenzialità, ma con l'impegno e la collaborazione di tutti gli operatori risultati importanti potranno essere raggiunti, e anche l'Italia potrà cominciare a essere apprezzata e riconosciuta sul mercato internazionale per i suoi unicorni. L'unione e la coesione di tutti gli attori e operatori del mercato VC è conditio sine qua non per consentire alle nostre imprese emergenti di crescere, funzionalmente alla crescita dell'intero tessuto economico nazionale e nell'interesse del bene comune.

Avvocato, partner Portolano Cavallo

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Si ringrazia Giovanni Bravi per aver contribuito alla realizzazione di questo articolo

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