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«Uno strumento efficace di politica attiva: preserva occupazione e imprese»

di Giovanna Mancini

3' di lettura

«Se usato bene, il Workers Buyout è uno degli strumenti di politica attiva più interessanti ed efficaci. Evita la desertificazione delle imprese, consente il mantenimento delle comunità dei lavoratori e del capitale umano, mantenendo competenze e saperi». Per Maurizio Del Conte, professore di Diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano, è uno strumento ideale per preservare il tessuto economico e industriale del nostro Paese.

Il governo fa bene quindi a incentivare queste operazioni, come è stato fatto negli ultimi anni rafforzando la legge Marcora?
Quando lavoravo in Anpal, ho seguito da vicino alcune operazioni attivate dalla Marcora: il Wbo può essere una grande opportunità se inserito in un percorso ampio di gestione della crisi, che comprende diversi interventi di ristrutturazione, ad esempio la creazione di una cooperativa gestita da ex dipendenti su una linea di prodotto, accanto alla costituzione di un nuovo soggetto giuridico per altre linee. Non è sempre possibile mantenere tutti i livelli occupazionali: per alcuni lavoratori può essere immaginata una partecipazione, altri possono essere accompagnati verso la ricollocazione in altre aziende. Il ruolo del sindacato è fondamentale per coinvolgere i dipendenti.

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Il Wbo è strategico quindi per risolvere le crisi aziendali?
La sfida è superare l’idea che l’azienda debba essere salvata così com’è: se è arrivata sull’orlo del fallimento, è chiaro che qualcosa non andava e va cambiato. Deve essere ristrutturata e in questa partita può entrare in gioco il Wbo. E dato che nel nostro Paese è difficile attuare politiche attive convincendo i lavoratori a ricollocarsi e abbandonare l’impresa in cui lavorano, questo modello offre la possibilità di rivitalizzare un’azienda, anche se in forma diversa, e salvaguardare l’occupazione in modo efficace.

Come si reinventa imprenditore una persona abituata a svolgere un lavoro da dipendente?
È complesso e infatti questo genere di operazioni deve coinvolgere anche il management dell’azienda, soprattutto quando si tratta di realtà di una certa dimensione, come accadde nel caso della Novamont (ex Montedison, oggi un’eccellenza del settore chimico, ndr), dove furono proprio i manager a comperare l’azienda. Ad ogni modo, anche i migliori dirigenti si fanno assistere da società di consulenza nella delicata fase di transizione.

Esistono strumenti che aiutano gli ex dipendenti a riqualificarsi?
Sono previste misure, soprattutto a livello regionale, a favore dell’imprenditorialità e dell’autoimprenditorialità. Ci sono inoltre percorsi di formazione, importantissimi, per la creazione delle competenze di base essenziali per avviare un’impresa o per rivestire posizioni apicali. Ma è difficile che avvengano casi di rivoluzione dal basso, per così dire, in cui un operaio diventa amministratore delegato.

Il Covid ha accelerato le operazioni di Wbo?
Questi fenomeni sono naturalmente più frequenti in ogni fase di crisi congiunturale, perché aumentano anche le crisi di azienda e quindi si presenta con maggiore frequenza la necessità di attuare interventi per salvarle. Tuttavia
una crisi particolare come è stata quella del Covid, profonda ma breve, può dare prospettive migliori di altre, nel senso che, superata la situazione critica congiunturale, molte aziende sono ripartite. Perciò non credo ci sia un legame diretto tra la pandemia e l’aumento dei casi di Wbo.

La Lombardia è una delle regioni con il maggior numero di Wbo. Questione di numeri, vista l’elevato numero di imprese, o questione di una certa attitudine imprenditoriale?
Sicuramente ci sono efficaci strumenti regionali sull’autoimprenditorialità, che però esistono in tutte le regioni. Credo in effetti che il contesto ambientale e anche una cultura imprenditoriale abbastanza diffusa sul territorio favoriscano questo tipo di percorsi. Nel mondo dei servizi, ad esempio, è abbastanza frequente che un’impresa passi di mano ai dipendenti. Inoltre, nell’area Nord di Milano esiste una fascia di imprenditorialità fatta di piccole realtà, in cui è più facile gestire operazioni di Wbo, più complesse da realizzare per imprese medio-grandi. Penso comunque che il primato della Lombardia in termini numerici sia legato soprattutto alla particolarità del tessuto imprenditoriale di questa regione.

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