Il partenariato pubblico privato/2

Uno strumento flessibile per ammodernare il Paese senza fare nuovo debito

di Valentina Milani e Veronica Vecchi

(JEGAS RA - stock.adobe.com)

3' di lettura

Durante l’emergenza Covid, abbiamo assistito a una straordinaria collaborazione tra pubblico e privato attraverso le cosiddette hastily-generated partnership. Il contesto economico e sociale, fortemente compromesso dalla pandemia, ha imposto la necessità di ripensare i servizi pubblici e le infrastrutture, sfruttando appieno la straordinaria spinta all’innovazione e alla sostenibilità degli operatori di mercato.

In tale scenario, i contratti di partenariato pubblico privato (Ppp), se ben strutturati, consentono di colmare in tempi rapidi il gap di investimenti e ripensare le modalità di erogazione dei servizi, in modo da rispondere alla granularità dei fabbisogni sociali, senza generare nuovo debito e nuovo deficit con effetti positivi per la finanza pubblica.

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Next Generation Eu e la nuova politica di coesione 2021-2027 dell’Unione europea destineranno, congiuntamente, oltre 300 miliardi di euro all’Italia. La relativa addizionalità finanziaria (mobilitare più capitali) ed economica (creare più impatto) sarà tanto più significativa quanto le Amministrazioni sapranno utilizzare logiche di matching fund, integrando le risorse comunitarie disponibili con le proprie e con i capitali privati, che oggi abbondano e sono alla ricerca di nuove classi di investimento.

Si apre quindi una straordinaria stagione per il Ppp, favorita dalla recentissima approvazione da parte del Mef e dell’Anac del contratto standard per l’affidamento in concessione della progettazione, costruzione e gestione di opere a tariffazione sulla Pa (es. ospedali, scuole, impianti sportivi), comunque utilizzabile per tutte le applicazioni del Ppp.

Tale contratto rappresenta il punto di riferimento per impostare correttamente i rapporti negoziali tra concedente e concessionario, in termini di allocazione dei rischi e di contabilizzazione delle operazioni. La finalità è duplice: governare gli impatti sui saldi di finanza pubblica dei Ppp in coerenza con gli obiettivi di sviluppo degli investimenti delineati nelle ultime leggi di bilancio e alle indicazioni fornite da Eurostat al governo italiano, e incentivare la cultura degli investimenti di qualità non a debito.

Il contratto non deve, però, indurre nella tentazione del “copia e incolla”, perché il Ppp esprime al meglio i suoi vantaggi solo quando è altamente sartorializzato. È uno strumento di soft regulation che si limita a fornire indirizzi di azione e non ha carattere vincolante. Concorre, piuttosto, ad accompagnare un processo di capacity building che richiede in ogni caso un importante investimento in competenze dedicate, sia nel pubblico sia nel privato, per scrivere storie di Ppp di successo, in cui concedente e concessionario siano partner strategici nel perseguimento comune di obiettivi
di interesse pubblico.

Il contratto standard è un modello per la corretta gestione di un rapporto di durata complesso come è il Ppp, basato sul bilanciato trasferimento dei rischi in fase sia di realizzazione degli investimenti sia di relativa gestione, per migliorare la qualità, disponibilità e fruibilità dei servizi.

Condizione per il buon esito dell’operazione è la capacità dell’amministrazione di valutare i propri fabbisogni, gli obiettivi da conseguire con il Ppp e il risultato atteso dall’operatore. Il Ppp non sostituisce l’appalto tradizionale, i due contratti rispondono a finalità diverse. La convenienza e i benefici del Ppp risiedono nella possibilità di realizzare investimenti, con l’apporto maggioritario di capitali privati, per l’erogazione di servizi on time, on budget e on quality, facendo leva sulle capacità manageriali, imprenditoriali e di innovazione del privato. Allocando correttamente i rischi, il contratto crea l’incentivo per il privato a gestire gli stessi in modo tale che non si manifestino perché sono un costo e a ottenere, così, risultati più sfidanti.

La letteratura internazionale di public management considera i contratti standard un utile volano per l’ottimale utilizzo del Ppp. Il contratto Mef Anac è la tessera di un puzzle ampio che richiede certamente competenze, vision e capacità di innovazione per rendere l’offerta di servizi più inclusiva e sostenibile e trainare il Paese fuori dalla crisi. Proprio nei momenti di difficoltà servono partnership funzionali e modelli di governance collaborativa. E il contratto è il punto di partenza per costruire e sperimentare ampie forme di collaborazione, affinché il Ppp non sia più lo straordinario, ma il modo ordinario di fare investimenti di qualità per ammodernare il Paese.

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