discriminazione

Uomini che si battono per i diritti delle donne

di Patrizia Caraveo


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3' di lettura

Quante volte abbiamo letto i dati sconfortanti sulla scarsa presenza femminile nei livelli più alti delle industrie, delle università, della magistratura, delle forze armate, degli enti di ricerca?
I numeri colpiscono sia le dirette interessate sia i colleghi che si trovano a essere spettatori di una situazione di evidente disparità. La sensibilità alla parità di genere, però, non è una dote solo femminile e due uomini, che occupano posizioni importanti, hanno fatto passi importanti in questo campo.
Ha iniziato Francis S. Collins, direttore del National Institute of Health (N.I.H.), una istituzione prestigiosa e importantissima che domina il panorama ricerca biomedica americana, quando ha dichiarato che non parteciperà più a tavole rotonde composte da soli uomini né accetterà di parlare a conferenze che non dimostrino di avere prestato attenzione all'equilibrio di genere (e di razze) tra gli speaker invitati.
Purtroppo le conferenze dove solo uomini sono invitati a parlare non sono una rarità. Negli anni non sono mancate iniziative eclatanti organizzate da scienziate che hanno apertamente boicottato conferenze dopo che si erano rese conto, consultando i programmi disponibili online, che erano stati invitati solo speaker maschietti.

Davanti alle proteste femminili, la prima reazione dei organizzatori (maschi) è lo stupore. Non avevano affatto prestato attenzione alla assoluta mancanza di rappresentanti dell'altro genere. Sono così abituati ad essere tra soli uomini che è stato coniato il termine manel per indicare un man only panel.
La decisione di Collins arriva a valle di un devastante documento redatto dalla National Academy of Sciences, Engineering and Medicine intitolato “Sexual Harassment of Women: Climate, Culture, and Consequence in Academic Science, Engineering, and Medicine” dove, oltre a denunciare una situazione imbarazzante, dove circa il 20% del personale dice di avere subito pressioni o di essere stato discriminato, si dice chiaramente che sono i capi a dovere dimostrare con i fatti la loro attenzione al problema. E Collins lo ha fatto mettendo nero su bianco il suo codice di condotta (time to end manel tradition) e altri si sono affrettati a dichiarare di essere d'accordo.
Ancora più radicale la decisione di Robert-Jan Smits, ex direttore generale per la ricerca ed innovazione della commissione europea ed ora Presidente della Eindhoven University of Technology, in Olanda. Davanti ad una percentuale troppo bassa di donne nei ranghi di professore associato e ordinario, è stato deciso che per le prossime posizioni verrà data priorità alle candidature femminili. Si comincerà il processo di selezione accettando solo le domande delle signore. Se, passati 6 mesi, non sarà stata trovata nessuna candidata all'altezza, anche gli uomini potranno farsi avanti.
A chi gli dice che così si discriminano gli uomini, Smith risponde che è vero ma si tratta di poca cosa rispetto al trattamento che è sempre stato riservato alle donne che, in più, percepiscono salari inferiori ai maschi. Queste misure draconiane sono necessarie perché, a suo dire, con le procedure soft i progressi sono troppo modesti e ci vogliono tempi lunghissimi per arrivare a dei risultati significativi.
Non è la prima volta che l'Olanda si fa notare per un atteggiamento “forte” a favore della parità di genere nel mondo scientifico. Nel 2016, l'Accademia Reale Olandese aveva deciso che occorreva fare qualcosa per aumentare la percentuale di donne fra i suoi membri. A onor del vero, la situazione olandese non era delle peggiori: con una percentuale di donne del 16%, l'Accademia Reale olandese era in situazione paragonabile a quella della National Academy of Sciences americana e certamente migliore delle Accademie in Germania, Regno Unito ed Italia. Tuttavia, gli olandesi hanno deciso di intervenire aprendo solo alle donne due tornate speciali di ammissione nel 2017 e 2018. Gli uomini hanno potuto accedere alle normali elezioni e non possono lamentare discriminazioni del momento che le posizioni per sole donne erano extra.
Sono misure che non passano inosservate ed inevitabilmente suscitano critiche, anche da parte femminile.
Mentre tutti sono d'accordo nell'auspicare una maggiore attenzione alla parità di genere, i metodi per arrivarci sono ampiamente dibattuti. Alcuni si limitano alla moral suasion, altri scelgono gli incentivi: i gruppi con maggiore “diversità” vengono premiati con maggiori finanziamenti, altri ancora optano per le quote rosa sperando che l'imposizione (temporanea) riequilibri la situazione. È giusto imporre le quote o aprire posizioni solo alle donne?
In un mondo ideale certamente no, in quello attuale io tendo a dare ragione a Robert-Jan Smits e ringrazio lui e Francis Collins per avere riportato alla ribalta il problema della discriminazione di genere.
E' bello vedere uomini che si battono per i diritti delle donne.

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