Violenza in famiglia

Il “maschicidio” in Italia e i suoi numeri

Anche gli uomini vengono uccisi dalle donne ma i numeri non sono confrontabili

articolo aggiornato il 29 giugno 2021, ore 12.43

(Tiko - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il pezzo di Giulio Peroni è stato modificato e aggiornato con i dati del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno e con quelli Istat, diffusi anche dall’associazione Di.Re

ll femminicidio è un fenomeno unico o parallelamente c'è anche un maschicidio di cui poco si parla? C’è, ma i numeri del Viminale, scavando dentro le cifre, dicono che i due fenomeni non sono confrontabili.

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I numeri del fenomeno

Il rapporto del Servizio analisi criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza li cataloga, per il 2018, in modo puntuale per una corretta lettura: 359 omicidi di cui 141 con donne come vittima; in totale 161 sono quelli in ambito familiare/affettivo con 111 di sesso femminile, di cui 65 da partner ed ex partner.

Nel 2019 (i dati 2020 non sono ancora aggiornati) su 315 omicidi, 150 sono avvenuti tra le mura domestiche: 93 le donne, 57 gli uomini.

Al di là dei numeri generali, il punto è dunque leggerli nel dettaglio.

Allora le differenze di genere sono decisamente forti: l’Istat segnala che gli omicidi in ambito familiare o affettivo sono il 27,9% del totale degli omicidi di uomini e l'83,8% di quelli che hanno come vittime le donne; quindici anni fa gli stessi valori erano pari rispettivamente a 12,0% e 59,1%.

Le donne sono uccise soprattutto dal partner o ex partner (61,3%): in particolare, 55 omicidi (49,5%) sono causati da un uomo con cui la donna era legata da relazione affettiva al momento della sua morte (marito, convivente, fidanzato), 13 (11,7%) da un ex partner. Fra i partner, nel 70,0% dei casi l'assassino è il marito, mentre tra gli ex prevalgono gli ex conviventi e gli ex fidanzati.

Nel 2018 le persone rinviate a giudizio per almeno un delitto di omicidio volontario presso le procure “Adulti” sono state 676.

Non tutti gli omicidi sono uguali: quelli che assumono una particolare rilevanza sociale in contesti “violenti”, per esempio in ambito familiare, riguardano 271 imputati (il 40,1% degli imputati per omicidio volontario). Questi imputati sono uomini nel 93,4% dei casi e donne nel 6,6%.

Puntando l'attenzione sui condannati per omicidi in ambito relazionale violento, si nota il maggiore peso della componente maschile, che è pari quasi alla totalità dei condannati (98,3%) contro l'1,7% delle donne, e della componente italiana (l'84,8% è di provenienza italiana mentre il 15,2% è straniero)

Le opinioni contrastanti

Numeri drammatici che spingono alcuni mondi intellettuali e politici a chiedere comunque di porre l’attenzione su tutte le facce della violenza tra i generi. Più in generale del disagio tra i sessi. Delle cause profonde che oggi compongono un conflitto distruttivo, senza ritorno.

A sollecitarlo in particolare è la scrittrice Barbara Benedettelli. Autrice di vari libri legati alla violenza di genere, nel suo “50 sfumature di violenza: femminicidio e maschicidio in Italia” (prefazione di Maria Rita Parsi, pubblicato nel 2017). Qui aveva raccolto storie di vita, tragedie familiari, omicidi italiani. E fornito dati sul 2017 che avevano fatto molto discutere parlando di 120 vittime femminili e 116 maschili.

Ma sono conclusioni che hanno fatto appunto discutere e continuano a farlo ancora oggi se si va meglio nel dettaglio delle cifre.

Come nascono i maschicidi?

«Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare - sostiene comunque Benedettelli - hanno compiuto già dalla fine degli anni Settanta centinaia di studi che dimostrano come la reciprocità della violenza sia uno dei fattori di rischio elevato sia per gli uomini sia, soprattutto, per le donne. Su ampi campioni di popolazione di diverse nazioni, emerge che la reciprocità è presente nel 57,9% dei casi». Da qui il suo appello ad analizzare il problema non più con la sola lente di ingrandimento «della donna sempre vittima per definizione».

Ma gli uomini sono uccisi soprattutto da sconosciuti

Ad aiutare però a leggere ulteriormente i dati e mettere un punto netto sul fenomeno è l’analisi dell’Istat 2019 che scrive prendendo a riferimento la serie storica: «Emergono in particolare due fattori: da un lato, sono diminuiti negli anni gli uomini uccisi, più spesso vittime di persone a loro sconosciute e i cui omicidi rimangono molte volte irrisolti mentre le donne sono uccise di più in ambito familiare; dall'altro lato, sono aumentati gli omicidi da parte di parenti anche a danno di uomini (nel 2019, il 22,5%, valore pari a quello delle donne). Le differenze di genere sono comunque forti: gli omicidi in ambito familiare o affettivo sono il 27,9% del totale degli omicidi di uomini e l'83,8% di quelli che hanno come vittime le donne; quindici anni fa gli stessi valori erano pari rispettivamente a 12,0% e 59,1%».

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