AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùl’imprenditore al festival di dogliani

Urbano Cairo fra smentite di discese in campo, Rcs e il derby di Torino

dal nostro inviato Andrea Biondi

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(ANSA)

3' di lettura

DOGLIANI (CN) - «Non ci ho pensato neanche un secondo» dice Urbano Cairo rispondendo alla domanda su una sua possibile futura discesa in campo in politica. Certo, smentita che arriva dopo tanto discutere dell’Italia che «deve accelerare il passo» e dei parallelismi fra la sua azione risanatrice in La7 e Rcs e quello che servirebbe in questo senso al Paese. E tutto questo senza evitare una punta polemica – che tanto piace, ovvio, ai politici – riferendosi al presidente della Camera Roberto Fico, presente prima di lui sul palco del Festival della Tv e dei Nuovi Media di Dogliani: «Mi dicono sia arrivato qui con un gran seguito di addetti. Ma non era quello che girava in autobus e senza scorta?».

Sul palco del Festival della Tv e dei Nuovi Media di Dogliani, nel cuore delle Langhe piemontesi, Urbano Cairo arriva proprio subito dopo l’intervista al presidente della Camera Roberto Fico. Con il direttore di Fanpage Francesco Piccinini e ascoltato con attenzione da un Carlo De Benedetti, nume tutelare del Festival, seduto in prima fila il presidente della Camera ha parlato di informazione, ma anche di tante altre cose: dalla Libia a Orban al caso Regeni dove ha assicurato che «l’Italia non smetterà di cercare la verità» sul ragazzo ucciso nella capitale egiziana.

Urbano Cairo arriva subito per essere intervistato da Aldo Grasso che mette subito in chiaro di essere tifoso del Torino, di cui Urbano Cairo è presidente, e firma del Corriere della Sera, di cui Cairo è presidente in qualità di azionista di riferimento di Rcs, di cui è anche presidente e ad. Si parla ancora di informazione, ma anche di politica considerato che da tempo si rincorrono voci su una sua discesa in campo.

Ci vuole poco. Il suo è il racconto di un’esperienza imprenditoriale di successo, iniziata dopo il licenziamento (Cairo ne parla così) da ad della Mondadori Pubblicità in cui era arrivato dopo essere passato da Publitalia con la decisione di mettersi in proprio. «Prima di chiamarmi imprenditore devo avere almeno 3 bilanci in utile. Sono ora al 23esimo». E giù applausi del pubblico. Non saranno gli ultimi durante la sua intervista che prosegue parlando del Torino, dei giovani, ma anche ovviamente di Rcs, La7 e dell’azione risanatrice dei costi. Per esempio La7 «che perdeva 100 milioni l’anno». L’intervento sull’emittente acquisita da Telecom Italia Media (in realtà portata a casa anche con una dote di 88 milioni) passa attraverso «un controllo dei costi necessario. Un giorno mi dissero che dovevamo liquidare le fatture per le spese sostenute durante il mese. Mi si presentarono con un singolo assegno da 16 milioni. Al che dissi: avete comprato un’impresa senza dirmelo?».

Per invertire la rotta - a La7, ma la cosa vale anche per Rcs alla cui guida Cairo è arrivato dopo un’Opas nel 2016 – si è partiti quindi dal controllo dei costi, «ma senza colpire quelli che portano ricavi. Ci siamo concentrati sulle inefficienze». Da qui un taglio dei costi del 50% a La7, fedele all’idea espressa in passato che, gli ha ricordato Aldo Grasso in veste di intervistatore, fare bene impresa significa puntare a «efficienza, produttività e serietà». Non sarebbe una ricetta utile anche per l’Italia? La risposta: «Sono andato a La7 e ho tagliato il 50% dei costi e a Rcs il 25%. In Italia ci sono 180 miliardi di spese in beni e servizi. Se uno facesse una cosa simile alla mia farebbe male? Tutte risorse che potrebbero essere utilizzate per taglio delle tasse, del cuneo fiscale, per opere pubbliche. Tutto questo potrebbe far ripartire il Paese» che «deve accelerare il passo».

Intenti con evidente sapore di programma politico. Nessun pensiero a scendere nell’arena? Non si è mai immaginato nei panni dell’attuale premier Conte? «Non mi è venuto in mente neanche per un secondo». Fine dell’intervista. Smentita sì (e sempre Carlo De Benedetti in prima fila, divertito, non sembra esserne convinto), ma si chiude con applausi, selfie e autografi, prima di andare nella vicina Torino per il derby contro la Juve.

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