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Us Open salva 70 milioni ma i big preferiscono giocare in Europa

A causa della quarantena di ritorno dagli Usa i top player non vogliono rischiare i tornei europei. A Flushing Meadows incassi solo per i diritti tv.

di Mario Nicoliello

Riparte il tennis, Us Open dal 31 agosto. Ma i big ci saranno?

A causa della quarantena di ritorno dagli Usa i top player non vogliono rischiare i tornei europei. A Flushing Meadows incassi solo per i diritti tv.


3' di lettura

Ai tempi del coronavirus il paradosso del tennis è emblematico. Quello che sulla carta è lo sport più sicuro – con i 2 atleti a decine di metri l’uno dall’altro e comunque separati dalla rete, l’arbitro posizionato su una sedia rialzata e gli addetti al gioco facilmente mantenuti a distanza – fatica a ripartire perché le logiche del business hanno imposto un calendario incompatibile con lo sviluppo attuale del Covid-19 . Non è un caso che Formula 1 e MotoGp abbiano concentrato il loro Mondiale nel Vecchio Continente: l’Unione Europea è oggi l’unico pronto franco in un globo ancora zeppo di quarantene.

Il nodo dello Us Open

I signori della racchetta hanno invece confermato la stagione sul cemento gommoso americano, ignorando il fatto che al ritorno in Europa ai tennisti sarebbe imposto un periodo di isolamento, incompatibile con gli impegni agonistici sulla terra rossa. Da qui le proteste dei giocatori - con la presenza dei big in forte dubbio sia agli Us Open (a New York dal 31 agosto), sia al Masters 1000 preparatorio (sempre nella Grande Mela dal 22 agosto) - e la spaccatura del fronte.
Da un lato gli atleti top preferirebbero concentrarsi soltanto sulla terra affrontando i Masters 1000 di Madrid (dal 13 settembre) e Roma (dal 20 settembre), prima del Grande Slam parigino al Roland Garros (27 settembre), dall’altro quelli di seconda fascia vorrebbero cogliere l’occasione della vita per giocarsi la carta americana senza i grandi nomi. Tutto ruota intorno a Flushing Meadows, nei mesi scorsi ospedale da campo e ora al centro dei tornei della discordia, mantenuti in agenda soltanto per salvare la Federazione statunitense, già costretta a licenziare 110 persone.
Non ci saranno incassi dal botteghino o dagli eventi collaterali, giacché il pubblico non sarà ammesso, ma almeno saranno salvi i 70 milioni di dollari versati dalla sola Espn per i diritti tv. Ridotto del 30% anche il montepremi, rispetto ai 42 milioni di dollari dell’anno passato.

Roland Garros con pubblico

Se New York piange, Parigi ride, perché a Porte d’Auteuil gli organizzatori sognano di riservare al pubblico 1 posto ogni 2, potendo così accogliere 20mila presenze giornaliere. Ossigeno puro per un torneo che l’anno scorso ha prodotto 260 milioni di euro di fatturato, di cui 130 provenienti dagli spettatori (50 dalla vendita dei biglietti, 10 dai gadget, 70 dall’hospitality), 90 milioni dai diritti tv (solo France Tv ed Eurosport ne sborsano 24 a testa) e 40 dagli sponsor.

Le donne a Palermo

In tutto questo calderone, meglio ha fatto la Wta – il circuito femminile – a scegliere Palermo come località del riavvio. Le migliori tenniste del mondo – a cominciare dalla rumena Simona Halep, numero 2 del ranking e vincitrice a febbraio a Dubai dell’ultimo torneo prima del lockdown – si sfideranno sulla terra rossa dal 3 agosto. Trecento persone al massimo ammesse in tribuna (tra spettatori, staff tecnici e organizzatori), con tutti gli accreditati sottoposti a tampone e test sierologico.
Quella siciliana è l’unica certezza in un anno stravolto dal virus, che ha costretto anche Wimbledon ad alzare bandiera bianca. L’annullamento dello Slam sull’erba non ha però fatto storcere il naso ai londinesi, che riceveranno 139 milioni di sterline dall’assicurazione, più della metà del giro d’affari stimato in 255 milioni di sterline. Bene era andata anche agli australiani, che avevano potuto svolgere il loro Slam (distribuendo un montepremi di 44,3 milioni di euro) a gennaio.
Prima della fine del 2020 sono già saltate le finali di Coppa Davis e Fed Cup, nonché il Masters femminile di Shenzhen. Confermato per ora quello maschile a Londra. Ovviamente virus permettendo.

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