ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùfinanza e virus

Usa, le banche difendono i dividendi (per ora) e la Fed allenta i requisiti

Buyback cancellati ma non le cedole. Aumentano però le pressioni sugli otto grandi istituti a preservare 9 miliardi di capitale in simili pagamenti

di Marco Valsania

default onloading pic
(AFP)

Buyback cancellati ma non le cedole. Aumentano però le pressioni sugli otto grandi istituti a preservare 9 miliardi di capitale in simili pagamenti


5' di lettura


New York - Le grandi banche americane hanno sospeso i buyback, i riacquisti di titoli proprio, ma per ora tengono duro sul pagamento dei dividendi – che sfiorano i dieci miliardi a trimestre. Al contrario dei colossi dell'Eurozona, dove la stessa Banca Centrale Europea ha raccomandato invece in questi giorni il blocco di cedole oltre che di buyback almeno fino alla fine dell'ottobre 2020. E della Gran Bretagna, che ha visto a sua volta numerose banche fermare i pagamenti ai soci su richiesta delle authority di Londra.

Inoltre nella notte italiana la Fed ha allentato temporaneamente i requisiti di capitale per le grandi banche, così da permettere di escludere alcuni investimenti dal calcolo per i requisiti. La mossa fa parte dello sforzo della Fed di sostenere l'economia reale in questo momento di emergenza e punta ad allentare lo stress che si registra sul mercato dei Treasury, incoraggiando le banche a fornire prestiti. La misura sarà in vigore fino al 31 marzo 2021. Le banche potranno quindi escludere Treasury e riserve dagli asset dal calcolo del leverage ratio (rapporto di leva finanziaria).


Tornando al tema dividendi, la differenza, per gli istituti statunitensi, è frutto della solidità che hanno riconquistato, più delle rivali europee, negli anni di risanamento dalla grande recessione e crisi finanziaria scattata nel 2008, che le ha viste rafforzare il capitale, liberarsi di asset tossici e adottare pratiche più prudenti sotto l'occhio attento - e gli stress test - delle autorità di vigilanza a partire dalla Federal Reserve. Nessuno degli otto protagonisti assoluti della finanza statunitense ha annunciato ad oggi volontari decurtamenti o cancellazioni delle cedole agli investitori, con JP Morgan ha esplicitamente difeso la sua strategia e fatto sapere di recente che una simile mossa non è in agenda.


Il dibattito sul no ai dividendi – nella finanza come nel resto del mondo aziendale - è però aperto e intenso anche negli Usa. Con l’escalation della crisi economica e il rischio che si trasformi anche in debacle finanziaria e di liquidità sui mercati, le pressioni dietro le quinte delle authority e gli appelli politici si stanno moltiplicando. Segno ne è nellle ultime ore rinnovate omdate di vendita proprio sui titoli del comparto. L'obiettivo di uno stop alle cedole è mobilitare ogni risorse possibile per mantenere prestiti e credito all'economia reale.

A queste pressioni si somma una sfida di immagine, nel momento in cui sono previste decine di milioni di disoccupati e tracolli del Pil in una gravissima recessione. Le banche hanno ereditato un serio problema reputazionale, tuttora irrisolto, dalla precedente grande crisi di dodici anno or sono, quando i loro comportamenti ad alto rischio sono stati accusati di essere stati al cuore delle origini e dell'aggravarsi della spirale negativa. E quando hanno ricevuto, nel momento del bisogno, ingenti salvataggi dai contribuenti.

Molti altri leader della Corporate America, davanti alla crisi, stanno oltretutto sospendendo a catena proprio i dividendi, pur spesso considerati “sacri” e l'ultima risorsa alla quale ricorrere, simbolo della solidità stessa del business e della fiducia che chiedono agli investitori e ai fondi di attribuire loro. Nel caso delle banche, i dividendi, agli occhi dei loro vertici, possono aiutare titoli finiti particolarmente sotto pressione negli ultimi mesi in Borsa.


È in risposta al peggioramento della situazione che le banche hanno già deciso nelle scorse settimane di sospendere quantomeno i buyback: proprio JP Morgan è stata la prima ad annunciarlo, prsentato come gesto patriottico, seguita nell'esempio dalle altre maggiori istituzioni, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs Group, Morgan Stanley, Bank of New York Mellon e State Street Corp. Una decisione che risparmierà circa 40 miliardi di dollari, capaci se messi in uso di supportare volumi di prestiti per forse 400 miliardi. I dividendi potrebbero essere la prossima cassa a cui battere per sostenere l'economia e gli americani: le stime sono che le cedole delle otto grandi banche valgano circa un terzo dei buyback, 9 miliardi a trimestre. Le società finanziarie sono particolarmente generose: rappresentano circa il 15% dei pagamenti delle aziende nell'S&P 500 - il doppio rispetto al loro peso nel Pil americano.

«Non è abbastanza» eliminare i buyback, ha detto Sheila Blair, l'ex responsabile della Fdic, ente di assicurazione dei depositi bancari e esponente del Systemic Risk Council, gruppo globale di ex regulators, che assieme a organizzazioni quali Better Markets spinge per continue riforme prudenziali a Wall Street e in questo caso per lo stop alle cedole. «Dovrebbero preservare tutto il capitale disponibile. Siamo in una severa crisi della salute pubblica che si sta trasformando in crisi economica. Ora non è il momento di rilasciare prezioso capitale». Queste e altre associazioni, assieme a parlamentari del partito democratico di opposizione, hanno spesso chiesto anche riduzioni dei compensi dei top executive.

Potrebbe essere solo una questione di tempo prima che questi pressanti appelli debbano essere ascoltati dal settore, affermano gli analisti. La banche «potrebbero tagliare i dividendo per regioni di immagine», ha dichiarato David Hendler di Viola Risk Advisors. Anche se «in termini di capitale, le banche statunitensi sono le più robuste al mondo». Howard Silverblatt, senior index analyst di S&P Dow Jones Indices, ha affermato che «i dividendi sono l'ultima cosa alla quale rinunciano, ma esiste un problema di liquidità. È un'opzione che devono considerare».

I regulators stanno facendo a loro volta sentire la propria voce a favore di preservare al massimo il capitale, seppure non pubblicamente. Tanto più che la Federal Reserve ha già dovuto prendere iniziative senza precedenti iniettando migliaia di miliardi di dollari nei mercati - e adesso nell'economia - per cercare di garantire un funzionamento regolare al cospetto di rischi di totali paralisi del sistema. Insistono, le autorità dietro le quinte, che gli istituti continuino a offrire a ogni costo credito alle imprese e alle famiglie, garantendo flessibilità ad esempio su mutui e altri debiti.

Generali limiti per legge ai dividendi si stanno ormai diffondendo – per legge o per necessità - nel business americano fuori dalla finanza. Esistono per chiunque accetti aiuti federali dal piano economico e di salvataggio da duemila miliardi appena varato da Congresso e Casa Bianca. Ogni azienda che riceva fondi pubblici da una cassa di 500 miliardi loro dedicata non potrà versare cedole fino a un anno dopo aver restituito i prestiti. Le compagnie aeree che ottengano soccorsi da uno speciale strumento federale non potranno pagarle almeno fino a settembre.

Di sicuro, oltretutto, i dividendi non sono certo stati avari negli anni scorsi, premiando ampiamente gli azionisti. Oltre all'effetto dell'espansione economica e della redditività delle imprese, hanno potuto far leva su buona parte degli sgravi fiscali concessi dal Presidente Donald Trump alla Corporate America. Questi sono finiti non tanto in investimenti produttivi o miglioramenti delle condizioni di lavoro e stipendio, ma in buyback e dividendi per spronare una continua carica dei titoli a Wall Street.

Nel 2019 le cedole sono lievitate ancora del 3,5% a 1.400 miliardi, un record assoluto. Nell'insieme, Goldman Sachs calcola ora che i dividendi dell'S&P 500 possano cadere del 25% quest'anno e che nell'insieme tagli, cancellazioni e sospensioni ammontino a una flessione del 38% nei prossimi nove mesi. Negli Usa l'anno scorso le maggiori 500 società americane quotate hanno staccato per 485,5 miliardi, in aumento del 6,4% e senza la crisi avrebbero dovuto superare per la prima vola i 500 miliardi quest'anno, culmine di un'ascesa continua dal 2009. Citigroup calcola che in Europa, dove spesso le cedole sono anche più generose, potrebbero adesso essere dimezzate.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...