ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTasse

Usa, Biden: offensiva negoziale su minimum tax globale e imposte per le aziende

Inviata a decine di paesi la proposta di riforma contro elusione e paradisi fiscali. La Casa Bianca tratta anche all’interno il rialzo delle aliquote

di Marco Valsania

Biden sui vaccini: dal 19 tutti gli adulti in Usa avranno diritto

5' di lettura

Joe Biden apre la partita negoziale, domestica e internazionale, per far scattare giri di vite sulle imposte aziendali negli Stati Uniti e all’estero. Una partita dall’alta posta in gioco: deve raccogliere le risorse necessarie a finanziare il decollo delle sue ambiziose strategie economiche, ancorate da un’inedita stagione di investimenti pubblici e infrastrutturali da 2.300 miliardi.

Proposta di riforma inviata a 140 paesi

La Casa Bianca ha fatto sapere, a partner e critici, di essere disposta a compromessi, ma al fine di accelerare i tempi è partita lancia in resta con le sue proposte di vaste riforme del regime di tassazione corporate. I primi documenti, ha rivelato il Financial Times, sono stati inviati a quasi 140 capitali impegnate da tempo in trattative multilaterali in ambito Ocse finora procedute a rilento: contengono le sue proposte volte a combattere corse a elusione e a paradisi fiscali, a cominciare da un’efficace minimum tax globale sulle imprese. Potrebbe, se avrà esito, sbloccare la prima grande riforma di armonizzazione mondiale del regime delle tasse societarie da alleno una generazione.

Loading...

Minimum tax globale e imposte nazionali

La proposta americana, accanto alla tassa minima su profitti fuori dai confini, da quanto si è appreso finora consentirebbe a singoli governi di rastrellare imposte legate alle vendite delle principali multinazionali in ciascun paese. Un meccanismo che, in particolare, riguarderebbe i gruppi hi-tech e potrebbe risolvere dispute su digital tax nazionali che oggi proliferano e hanno causato tensioni anche tra Stati Uniti e Europa.
Washington, tuttavia, punta in primo luogo al varo di una nuova global minimum tax, che oggi ha identificato oggi al 21%, un livello più alto di quanto in passato ipotizzato nei colloqui internazionali ma sul quale ha bisogno di trovare consenso per evitare svantaggi competitivi o fughe all'estero di proprie imprese.
Oggi gli Usa hanno un’imposta minima sui profitti offshore limitata al 10,5 per cento. La nuova, più significativa tassa minima dovrebbe in concreto obbligare le multinazionali a pagare in patria ogni differenza nelle imposte rispetto alla minum tax, vale a dire qualora all’estero fossero tassate ad aliquote inferiori.
Verrebbe a sua volta calcolata non in generale sui profitti all’estero ma sulla base delle attività di un’azienda paese per paese. In un segnale del rilievo del dossier promosso da Washington l’Italia, che ha la presidenza di turno del G20, con il Presidente del Consiglio Mario Draghi si è rapidamente schierata a favore dell’appello per una corporate minimum tax globale. Altri paesi europei hanno reagito positivamente.

Le pressioni americane

Biden nell’insieme intende eliminare, afferma, scappatoie e incentivi allo spostamento sia di produzione che di profitti all’estero, in particolare verso paradisi fiscali. Assieme tutte le misure che ha proposto, stando a stime del Tesoro Usa, dovrebbero stimolare un rimpatrio di duemila miliardi di utili in un decennio. La Casa Bianca premerà inoltre su altre nazioni perché seguano l'esempio americano e siano pronte ad adottare una nuova armonizzazione del regime delle imposte aziendali su scala mondiale. Unendosi a quella che definisce “un'intesa che imponga regole per una minumum tax su scala mondiale” e che spera emerga entro metà anno: l'amministrazione minaccia di eliminare deduzioni e vantaggi per aziende di paesi che consideri privi d'una “robusta tassazione minima”.

La ricerca di compromessi in casa

L'amministrazione Biden ha anche offerto flessibilità sul fronte interno, al business e al Congresso, per superare ostacoli e far avanzare i suoi progetti. In discussione sono qui impennate delle aliquote corporate al 28% dall'attuale 21%, la soglia fissata dagli sgravi firmati dal Donald Trump nel 2017, e che assieme alle strette internazionali rappresentano la cassaforte dalla quale attingere per una spesa da 2.300 miliardi di dollari in dieci anni.
“Il dibattito è benvenuto e compromessi e cambiamenti sono inevitabili. Non sono però disposto all'inerzia, restare fermi non è un'opzione” ha fatto sapere Biden. “Bisogna pagare per il piano e sono pronto a trattare”. Rispondendo all'opposizione repubblicana che lo accusa di eccessivi interventi governativi – dai trasporti a energia pulita, digitale, assistenza e istruzione – ha affermato che oggi l'idea di infrastrutture è “in evoluzione, costruiamo per il domani”.

Aliquota al 28% o al 25%

Che i dettagli finanziari, se non gli obiettivi, siano a loro volta in evoluzione è stato confermato dal Segretario al Commercio Gina Raimondo. L'amministrazione è disponibile a ridimensionare l'impennata dell'aliquota societaria al 28 per cento. Gli stessi esponenti moderati democratici, capitanati dal senatore Joe Manchin della West Virginia, chiedono il 25 per cento. Alla Casa Bianca serve l'appoggio compatto di tutti i senatori del proprio partito per assicurarsi una approvazione della legislazione su investimenti e tasse, in presenza d'una maggioranza alla Camera Alta risicata e assicurata solo dal voto della vicepresidente Kamala Harris.

Una tassa minima sul book income

Sforzi per trovare intese erano già trapelati nell'elaborazione di un'imposta minima domestica del 15% sulle corporation più redditizie. Era prevista inizialmente per imprese con oltre cento milioni di profitti netti, il book income riportato in bilancio agli azionisti rispetto a quello tassabile riportato al fisco. Alla fine interesserà solo alcune decine di imprese - in teoria circa 200 invece di 1.100 e forse oggi nei fatti 45 - con oltre due miliardi in utili.

Basteranno le risorse?

Interrogativi affiorano tuttavia sull'adeguatezza dell'intera formula per reperire risorse, che potrebbe finire sotto ulteriore pressione se verrà indebolita. Il Penn Wharton Budget Model ha calcolato che in dieci anni il costo totale reale del piano Biden sarà 2.700 miliardi e le entrate pari a 2.100 miliardi, con aumenti pieni dell'aliquota al 28% che genereranno 891 miliardi e 727 miliardi in arrivo da una global minimum tax. Le proiezioni migliorano sull'arco di 15 anni: le entrate salgono a 3.600 miliardi, trainate da 1.500 miliardi grazie all'aliquota al 28% e da 1.200 per la minimum tax globale.

Yellen: basta corse al ribasso

La svolta invocata nel regime della tassazione è però innegabile. Il Segretario al Tesoro Janet Yellen ha affermato che il nuovo progetto “cambia la partita che giochiamo”. Ha incalzato: “L'America sarà competitiva grazie all'abilità di produrre lavoratori qualificati, ricerca d'avanguardia, infrastrutture sofisticate, non per la capacità di avere tasse inferiori alle Bermuda o alla Svizzera”. E ha stimato i vantaggi del nuovo regime: le entrate pagheranno per investimenti, dai trasporti all'energia pulita e digitale, che entro il 2024 aggiungeranno 1,6 punti al Pil del Paese. La riforma promette oltretutto incentivi e sgravi specifici in terreni considerati cruciali per la competitività, per R&D e per le fonti rinnovabili anziché il fossile.

Dimon e Bezos a favore di nuove tasse

La Corporate America appare divisa sul giro di vite nelle imposte per finanziare i pur desiderati nuovi investimenti, popolari sia nell’elettorato che tra le imprese . Non mancano resistenze a nuovi carichi fiscali, ma alcuni leader di alto profilo si sono usciti allo scoperto a favore delle strategie dell'amministrazione. Jeff Bezos di Amazon ha detto di “sostenere il coraggioso investimento nelle infrastrutture”. E ha aggiunto di “riconoscere che richiederà concessioni da parte di tutti” esprimendo “appoggio a un incremento delle tasse”. Amazon l'anno scorso stando agli analisti avrebbe tra l’altro strappato un'aliquota reale del 9,4 per cento. L'influente chief executive di JP Morgan, Jamie Dimon, nella sua lettera annuale agli investitori ha a sua volta pronosticato un boom economico fino al 2023, grazie a vaccinazioni, robusti consumi e al piano infrastrutturale senza scomporsi davantri alle nuove tasse. Ha definito l'attuale come un possibile “goldilocks moment” per l'economia statunitense, cioè con forte crescita accompagnata da aumenti contenuti di inflazione e tassi d'interesse. Ha invocato un Marshall Plan domestico per una crescita più inclusiva – Biden dovrebbe presentare presto un ulteriore progetto sociale - e ha indicato che “le imposte dovranno salire” anche per i redditi più alti.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti